Il successo apparente del lancio Soyuz Ms-28, decollata dal cosmodromo di Baikonur con due cosmonauti russi e un astronauta della Nasa, ha lasciato dietro di sé una falla che rischia di pesare sull’intero programma spaziale di Mosca, gestito dall’agenzia Roscosmos . Subito dopo il decollo, una verifica tecnica ha rivelato danni estesi alla rampa 31/6, l’unica ancora operativa per le missioni con equipaggio e per i rifornimenti diretti alla Stazione spaziale internazionale (Iss).
Secondo le prime ricostruzioni, la cabina di manutenzione – una struttura mobile che consente l’accesso ai motori inferiori della Soyuz – sarebbe stata divelta dalla potenza dei propulsori e precipitata nella canalizzazione che devia i gas di scarico. Il cedimento ha compromesso elementi portanti della piattaforma, rendendo impossibile qualunque nuovo lancio.
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Ultimo baluardo
La rampa 31/6 era considerata l’ultimo baluardo della capacità russa di raggiungere l’orbita dopo la chiusura, nel 2019, della storica “Gagarin’s Start”. Le alternative non esistono: il nuovo sito di Vostochny non è ancora certificato per voli con equipaggio, mentre Plesetsk non è compatibile con l’orbita della Iss. Senza una soluzione immediata, la Russia resta di fatto senza un accesso autonomo allo Spazio umano.
Piattaforma sarà riparata
Roscosmos assicura che “tutti i pezzi di ricambio sono disponibili” e che la piattaforma sarà ripristinata “nel prossimo futuro”. Una versione ottimistica che però non convince gli esperti: le immagini dei detriti e le prime analisi indicano un danno complesso, che potrebbe richiedere mesi prima del ritorno alla piena operatività. Nel frattempo, la missione cargo Progress prevista per dicembre appare destinata allo stop e i successivi voli con equipaggio sono sospesi a tempo indeterminato.
Fase di incertezza
Il guasto mette in luce le difficoltà di un sistema già provato da anni di investimenti ridotti e da una rete infrastrutturale che invecchia più rapidamente di quanto sia rinnovata. Il rischio, ora, è che la Russia non riesca a garantire continuità alle attività sulla Iss, aprendo una fase di incertezza che potrebbe pesare anche sulla cooperazione internazionale.
La porta d’accesso allo Spazio per Mosca è chiusa. E la sua riapertura, questa volta, non dipenderà solo dalla tecnologia ma anche dalla volontà politica di investire in un settore strategico ormai al limite delle proprie possibilità.





