L'IPOTESI

Esplorazione spaziale, l’Ingv: “Presenza di acqua nei calanchi su Marte”

Adriano Nardi, studioso dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ha formulato la sua ipotesi nell’articolo “Geomorphologic observations and physical hypothesis on Martian gullies” pubblicato su “Italian Journal of Geosciences”

19 Lug 2022

Nicola Desiderio

Marte

I calanchi di Marte potrebbero essere frutto dell’azione erosiva dell’acqua allo stato liquido. Lo sostiene un articolo realizzato da uno studioso dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Adriano Nardi, in un articolo pubblicato sulla rivista ‘Italian Journal of Geosciences’ dal titolo ‘Geomorphologic observations and physical hypothesis on Martian gullies’.

I calanchi terrestri quelli di Marte

La parola gully è la traduzione della parola italiana calanco, profondo solco sul terreno prodotto per lo più dallo scorrimento delle acque su rocce argillose, con scarsa copertura vegetale e, quindi, poco protetto dal ruscellamento. I calanchi sono presenti in diverse zone del nostro paese e si trovano lungo il fianco di un monte o di una collina rappresentando percorsi delle acque stretti e affilati. Altra loro caratteristica è il loro orientamento: si trovano prevalentemente esposti al mezzogiorno (a sud nel nostro emisfero) perché il fenomeno erosivo sull’argilla è condizionato dall’esposizione al Sole.

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L’orientamento dei gully è rivelatore

Lo studio invece ha constatato che su Marte i “gully” sono rivolti prevalentemente verso i poli, come se avessero bisogno di mantenersi a bassa temperatura, analogamente ai ghiacciai terrestri. Questo paradosso potrebbe avere una spiegazione fisica: “I calanchi marziani, scoperti nel 2000 grazie alla sonda spaziale Mars Global Surveyor sulle scarpate di alcune regioni del Pianeta Rosso potrebbero essere interessati da fenomeni di sorgività stagionale influenzata dalla variabilità delle condizioni meteorologiche esterne; le sorgenti d’acqua, si attiverebbero solo in presenza di determinate condizioni ambientali, di pressione e di temperatura. Al fine di indagare questo fenomeno abbiamo proposto un nuovo modello fisico denominato Weather-Springing Water (WSW)” spiega Adriano Nardi.

L’ipotesi di un un permafrost marziano

In precedenza, la possibilità che i gully si fossero prodotti a seguito di liquefazione di ghiaccio presente nel sottosuolo (analogo al permafrost terrestre) sembrava impossibile, date le condizioni climatiche presenti sul Pianeta Rosso. Nel corso dell’ultimo ventennio sono state però osservate diverse mutazioni nella loro morfologia e la comparsa di nuove strutture morfologiche. “Le osservazioni geomorfologiche delle immagini e le simulazioni numeriche delle condizioni atmosferiche – continua il ricercato dell’Ingv – hanno indicato che la pressione e la temperatura presenti nel sottosuolo potrebbero favorire la fusione del permafrost e in questo modo il fenomeno di affioramento avverrebbe dove la falda acquifera incontra una scarpata, ma solo quando all’esterno si verificano condizioni atmosferiche particolari”.

I calanchi cambiano se l’acqua scorre

Secondo lo studio dunque, l’elevata instabilità dell’acqua su Marte farebbe sì che, una volta affiorata in superficie, tenderebbe a scomparire rapidamente. Non abbastanza tuttavia da impedirle di attraversare ed erodere i calanchi. “Le simulazioni effettuate hanno mostrato che il fenomeno di sorgività si manifesta solo sporadicamente. Si tratta di un evento meteorologico-geologico, in grado di determinare le particolari caratteristiche morfologiche e geografiche dei gully marziani, altrimenti difficili da spiegare”. Rimangono tuttavia aspetti ancora da spiegare che potrebbero risultare fondamentali in vista delle missioni umane sul Pianeta Rosso. La ricerca continua – rivela infatti Nardi – anche nell’ottica di identificare potenziali sorgenti d’acqua da utilizzare nello scenario di una futura colonizzazione del pianeta”.

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