Blue Origin, l’azienda spaziale di Jeff Bezos, accelera sulla partita più delicata e redditizia dell’industria spaziale americana: i lanci per la difesa e l’intelligence. L’ingresso di Tory Bruno, per oltre un decennio alla guida di United Launch Alliance (Ula), segna un passaggio strategico che va oltre il semplice cambio di poltrona.
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Al timone della sicurezza
Bruno assumerà la guida del National Security Group, la nuova struttura interna dedicata ai programmi di sicurezza nazionale, e riporterà direttamente al ceo Dave Limp. A lui spetterà la responsabilità di sviluppare e coordinare l’intero business legato ai clienti governativi statunitensi, in un mercato dove affidabilità, tempistiche e credibilità contano più di qualsiasi promessa tecnologica.
Momento chiave
La scelta arriva in un momento chiave. SpaceX domina oggi i contratti pubblici grazie a costi concorrenziali e a una cadenza ravvicinata di lanci senza rivali. Blue Origin, pur disponendo di capitali, infrastrutture e tecnologie avanzate come il razzo New Glenn e i motori Be-4, ha finora faticato a tradurre il potenziale in risultati operativi continui.
Il ruolo di Bruno
Bruno porta in dote un profilo perfettamente allineato alle esigenze di Washington: conoscenza profonda dei programmi del Pentagono, esperienza nella gestione di missioni critiche e una rete di relazioni costruita negli anni alla guida di uno dei principali fornitori storici del governo americano. Non a caso la sua nomina rafforza il messaggio che Blue Origin vuole inviare ai decisori pubblici: l’azienda intende essere un partner stabile e affidabile nel lungo periodo.
I ritardi accumulati pesano e il confronto con SpaceX resta asimmetrico. Ma con una catena di comando chiara e un focus esplicito sulla sicurezza nazionale, Blue Origin prova a colmare il divario. È una scommessa industriale e politica insieme.





