È un telescopio compatto, ma con una missione ambiziosa: comprendere la composizione delle atmosfere di mondi lontani isolando il debole segnale di un pianeta dal “rumore” della sua stella. La Nasa ha confermato che Pandora, un minisatellite di circa 325 chilogrammi, è entrato correttamente in orbita terrestre dopo il lancio da Vandenberg, in California, a bordo di un razzo Falcon 9 di SpaceX. La fase nominale di attività durerà un anno, con l’osservazione scientifica concentrata nel 2027.
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Banda multipla
Pandora osserva sistemi stellari dove almeno 20 pianeti noti transitano davanti alla loro stella ospite. Durante questi transiti, una piccola frazione della luce stellare passa attraverso l’atmosfera planetaria: lo spettro risultante può mostrare “impronte” di vapore acqueo, foschie, nubi o altri costituenti. L’apertura di 45 centimetri del telescopio non compete con i grandi osservatori spaziali come il James Webb, ma la sua forza risiede in una strategia di misure ripetute e in banda multipla, che permette di accumulare dati con continuità.
Osservare luce nel vicino infrarosso
Il problema tecnico principale che Pandora affronta è noto agli esoplanetologi: le stelle non sono sfondi uniformi. Superfici con macchie, regioni più calde o più fredde e variazioni di luminosità possono mimare o nascondere segnali atmosferici di pianeti, rendendo poco affidabili le interpretazioni se si utilizza un’unica lunghezza d’onda.
Pandora è progettato per osservare simultaneamente in luce visibile e nel vicino infrarosso. Confrontando i dati delle due bande spettrali, gli scienziati possono stimare la copertura delle macchie stellari e sottrarre la componente della stella, ottenendo una misura più pulita delle caratteristiche atmosferiche del pianeta.
Cosa prevede la missione
La missione prevede campagne osservative estese, con ciascun sistema seguito per periodi prolungati, fino a coprire più cicli di transito. Questo approccio aumenta la precisione statistica e aiuta a distinguere i cambiamenti dovuti alla stella da quelli dovuti all’atmosfera planetaria. Pandora si concentra in particolare su mondi con atmosfere dominate da molecole leggere come acqua o idrogeno, tipologie molto diverse da quella terrestre ma fondamentali per costruire un catalogo di esopianeti con caratteristiche ben definite.
“Filtro” spaziale
In pratica, Pandora funge da “filtro” e da strumento di caratterizzazione preliminare: produce osservazioni che aiutano a indirizzare le risorse dei grandi telescopi verso i bersagli più promettenti. In un campo in cui ogni ora di osservazione con strumenti di punta è preziosa, la capacità di eliminare ambiguità e falsi positivi prima di impegnare risorse più costose diventa strategica.
Oltre alla missione scientifica, il lancio di Pandora si inserisce in un contesto più ampio di voli condivisi e piattaforme SmallSat, che consentono a istituzioni come la Nasa di effettuare esperimenti mirati con costi e tempi di sviluppo contenuti. Pandora non risponderà da sola alle grandi domande sull’abitabilità oltre il Sistema Solare, ma fornirà dati essenziali per affinare modelli, selezionare obiettivi e preparare il terreno alle generazioni future di osservatori spaziali.






