L'ANALISI

Banda ultralarga via satellite, chi si prenderà il mercato?

McKinsey analizza lo scenario prendendo in esame tipologie e modelli di business. Ancora presto per capire quali player la faranno da padroni ma l’evoluzione in atto prefigura un riassetto come mai da 25 anni a questa parte

05 Set 2022

Nicola Desiderio

Il mercato di Internet satellitare a larga banda sta vivendo un momento di grande interesse. Ma che cosa ne sta determinando il successo odierno, considerando che è un servizio che esiste da circa 25 anni, e che cosa è necessario prenda davvero quota affinché il business, con tutti i suoi operatori, raggiunga una massa critica che ne garantisca la solidità e la sostenibilità nel tempo? E soprattutto quale è il profilo dell’azienda che emergerà come vincente?

Questa è la volta buona

A queste domande cerca di dare risposte “Is there a best owner of satellite internet?”, articolo scritto per McKinsey da suoi partner: Chris Daehnick, Rob Hamill, Alexandre Ménard e Bill Wiseman. L’articolo ne segue un altro del maggio 2020 che analizzava le potenzialità delle costellazioni a bassa orbita proprio per la connettività a banda larga e la loro diffusione di fronte ai precedenti tentativi e alle nuove opportunità. Indubbiamente – afferma l’articolo – i tempi sono cambiati e progetti come Starlink, OneWeb e Kuiper dimostrano che c’è una domanda dalle molteplici sfaccettature e c’è anche una politica che spinge per portare Internet ad alta velocità in zone altrimenti irraggiungibili, come la legge in discussione negli Usa e che vorrebbe mettere a disposizione fondi per 65 miliardi di dollari allo scopo.

Le difficoltà di dare basi al business

Allo stesso tempo, pianificare e costruire un business di queste dimensioni è difficile per molti motivi. Il primo è che è ad alta e prolungata intensità di capitale, il secondo è la complessità tecnica e gestionale poste dalle costellazioni giganti che questi operatori vogliono mettere in campo e il terzo è l’incertezza creata dalla presenza di molti aspiranti operatori che rende difficile capire quale sia il corretto dimensionamento di imprese che vogliono operare in questo campo e che vedono già defezioni, dovute anche al Covid-19.  L’articolo cita i casi di LeoSat Enterprise, che ha chiuso nel 2019, e di OneWeb che è andata in bancarotta nel 2020 prima di trovare nuovi investitori fino a SpaceX e ai suoi piani giganteschi che hanno fruttato già oltre 400mila clienti a livello globale.

Origini e modelli diversi

Va segnalato che chi aspira a diventare operatore di Internet satellite ha differenti origini industriali e segue strade diverse, seguendo le proprie esperienze e filosofie aziendali e non potendo fare riferimento a casi di scuola consolidati. Elemento di distinzione essenziale è rappresentato anche dalle fonti di finanziamento e dal profilo di gestione aziendale. Altro elemento è il modello di integrazione. SpaceX rappresenta il massimo dell’integrazione in senso sia verticale sia orizzontale anche se recentemente ha stabilito accordi con Google e Microsoft. Ci sono poi aziende come Telesat, Viasat e Ses che intendono arrivare a un risultato simile integrando la propria rete multiorbita con nuove unità. Elemento di distinzione è il grado di specializzazione e quello di integrazione con altri servizi.

Politiche distributive e di marketing

Ci sono cioè società che vogliono concentrarsi solo e soltanto sulla connettività, altre che offrono altri servizi integrati ad alto valore aggiunto, forniti direttamente o grazie a collaborazioni con terzi. Interessante anche il capitolo che riguarda la clientela, il modello distributivo e le politiche di pricing. In passato i rapporti erano esclusivamente B2b con contratti ad hoc e costi addizionali significativi. Al contrario, SpaceX ha scelto la vendita diretta i privati con tariffe tutto compreso senza limiti. Quel che è sicuro è che le reti satellitari per garantire determinati servizi, oltre ad avere bisogno di grandi capitali, hanno anche costi fissi ingenti. Dunque c’è da garantire un determinato flusso di cassa per garantire l’operatività, aggiornare le strutture di cielo e di terra, innovare tecnologicamente e, in alcuni casi, anche soddisfare gli azionisti e gli investitori.

Il valore giunto e le leggi

Per questo gli specialisti di McKinsey vedono meglio quegli operatori che sono o saranno in grado di integrare nella loro catena del valore elementi a forte valore aggiunto, capaci di mantenere elevati i ricavi e profitti. A tutto questo va aggiunto la variabile della regolamentazione, che ha basi obsolete e differenti approcci in diverse parti del mondo, ma che dovrà essere necessariamente rivista poiché il meccanismo delle frequenze e delle tariffe è destinato ad essere messo presto sotto pressione. L’articolo inoltre non può non citare la problematica dei detriti spaziali e della sostenibilità dello spazio di fronte ai numeri crescenti di lanci e satelliti. Sarà questo a determinare un intervento sempre più mirato dei governi, anche a livello finanziario puntando anche, come già sta succedendo, ad essere tra gli operatori per motivi strategici, sociali, di difesa e anche di prestigio.

Le costellazioni, difficili da gestire

L’articolo mette sotto la lente anche le sfide operative, spesso dimenticate quando si parla di operatori satellitari. La prima criticità è il fattore umano, visto che si parla di competenze nuove e comunque rare per sistemi che si svilupperanno verso dimensioni mai viste e devono ancora mostrare i loro colli di bottiglia. C’è poi il tema della distribuzione dei satelliti in base alle aree e alla densità di clientela garantendo comunque una costanza di servizio a livello globale. Ulteriori criticità sono rappresentate dall’interconnessione satellitare e dalla necessità di avere un segmento di Terra sempre più forte ed esteso. Di fronte a tale complessità sarà da vedere quali saranno i tipi e i modelli di collaborazione oltre alle soluzioni tecniche che saranno scelte dai diversi operatori.

Diversi profili, tra pro e contro

Chi saranno dunque i padroni vincenti degli operatori di internet satellitare? Gli autori della McKinsey dubitano che le tradizionali compagnie aerospaziali possano bastare a se stesse. Le grandi società tecnologiche hanno capitali, ma gli mancano le tecnologie e la conoscenza di questi mercati. Le società di telecomunicazioni, media e che producono contenuti hanno il vantaggio di poter arrivare ai clienti, ma mancano di capacità tecniche che riguardano i sistemi spaziali. Infine, le aziende satellitari tradizionali conoscono bene il mercato e le leggi, ma sono lente nel cambiare il business model mentre le aziende di internet satellitare native hanno il vantaggio di non avere categorie fisse, ma faticano a trovare sostenitori e fornitori. Le compagnie spaziali perfettamente integrate hanno il vantaggio di poter controllare tutta la catena del valore, ma non la garanzia di essere profittevoli nel lungo periodo.

Vincere in campo aperto

Dunque non v’è ancora un profilo vincente, il settore sta cambiando rapidamente e anche chi ha accumulato un vantaggio competitivo non può ritenersi al sicuro, anche chi sembra più avanti di tutti come SpaceX. Le tradizionali società aerospaziali e di telecomunicazioni hanno in mezzi per partire più forte degli altri, ma la mancanza di definizione di casi di scuola le rende comunque vulnerabili. Dunque non c’è ancora un vantaggio che potrebbe definirsi decisivo, ma si può dire che i vincitori saranno quelli che sapranno gestire al meglio la complessità, la rapida evoluzione del mercato e delle regolamentazioni controllando i costi e creando valore. Al momento, il campo è aperto.

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