Il Senato americano sceglie di investire sulla scienza e prende le distanze dalla linea della Casa Bianca. Con un voto bipartisan, l’Aula ha approvato un provvedimento di spesa che rafforza i finanziamenti alle principali agenzie scientifiche federali (con la Nasa in testa), respingendo l’ipotesi di tagli profondi avanzata dall’amministrazione per il prossimo anno fiscale.
Al centro del pacchetto ci sono la National Science Foundation (Nsf), la Nasa e la Noaa, l’agenzia che si occupa di oceani, atmosfera e fenomeni climatici estremi. Per la Nsf, in particolare, la proposta presidenziale prevedeva una riduzione superiore al 50% del budget. Il Senato ha invece stanziato 8,75 miliardi di dollari, destinati a sostenere migliaia di progetti di ricerca e sviluppo, con un’attenzione specifica ai settori considerati strategici, dall’intelligenza artificiale alle tecnologie quantistiche.
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Tagli marginali per la Nasa
La stessa logica vale per lo Spazio. La Casa Bianca aveva chiesto una riduzione drastica dei fondi alla Nasa, con il rischio di cancellare numerose missioni scientifiche già operative o in fase di pianificazione. Il Senato ha optato per una correzione molto più contenuta: il bilancio dell’agenzia viene ridotto solo marginalmente, restando sopra i 24 miliardi di dollari e preservando il cuore del programma scientifico.
Missione di esplorazione avanzata
Nel dettaglio, il testo assegna risorse rilevanti all’astrofisica e conferma i finanziamenti per missioni di esplorazione avanzata, tra cui un telescopio dedicato allo studio dell’energia oscura e la missione Dragonfly verso Titano, una delle lune di Saturno. Una scelta che, a Washington, viene letta anche in chiave geopolitica: mantenere la leadership tecnologica e industriale in un contesto di competizione globale sempre più serrata.
Frattura politica
Il voto mette in luce una frattura politica trasversale. La democratica Maria Cantwell ha rivendicato il provvedimento come un investimento sul futuro economico e scientifico del Paese, mentre il repubblicano Rand Paul ha criticato duramente l’aumento della spesa, denunciando scarsa supervisione e benefici incerti per i contribuenti.
La Casa Bianca prova a minimizzare lo scontro, sottolineando che su alcuni capitoli chiave, come l’intelligenza artificiale, i fondi restano sostanzialmente stabili. Ma il segnale politico è chiaro: sul terreno della ricerca federale, il Congresso non intende arretrare.






