IL CONTRATTO

Virgin Galactic e Aurora Flight Sciences alleati per le “navi madre” del futuro

L’azienda di sir Richard Branson ha scelto come partner una società del gruppo Boeing per realizzare i nuovi velivoli di lancio per i voli turistici suborbitali. L’assemblaggio finale sarà curato dalla Virgin stessa. La consegna del primo esemplare nel 2025

08 Lug 2022

Nicola Desiderio

Mothership

Virgin Galactic costruirà con Aurora Flight Sciences due esemplari della sua nuova “nave madre”, il velivolo preposto a lanciare in volo la navicella per i voli suborbitali SpaceShipTwo e che sostituirà WhiteKnightTwo, chiamato anche VMS Eve. L’azienda aeronautica ha sede a Manassas, nello stato della Virginia, ed è stata fondata nel 1989, ma dal 2017 è parte del gruppo Boeing ed è specializzata in droni, componenti per elicotteri e jet privati.

Contratto bonus-malus

Le due parti hanno annunciato di aver raggiunto un accordo il 6 luglio scorso senza dare molti altri dettagli, ma dai documenti inviati alla U.S. Securities and Exchange Commission, si sa che il contratto prevede una parte monetaria fissa ed una variabile bonus-malus in base ai tempi, ai materiali e alle prestazioni. Se dunque queste ultime dovessero superare gli standard fissati da contratto, si riuscisse a risparmiare sul budget iniziale e la consegna dei velivoli dovesse essere anticipata rispetto al termine previsto, l’Aurora Flight Sciences riceverà premi. Viceversa, sono previste penali nel caso i risultati fosse inferiori alle aspettative, i costi e i tempi si rivelassero superiori. La consegna del primo esemplare è prevista per il 2025, mentre non è stato specificato quando anche il secondo sarà operativo.

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Capaci di 200 voli all’anno

Quello che sicuramente Virgin Galactic si aspetta dalle nuove nave madri è che siano più facili da manutenere e preparare rispetto alla VMS Eve, costruita dalla Scaled Composites e operativa dal 2008, ma le cui prestazioni e i costi operativi evidentemente non convincono ancora a pieno. Se così non fosse, non ci sarebbe stata discontinuità e il WhiteKnightTwo non si troverebbe a Mojave per riparazioni e aggiornamenti mirate ad accrescerne le prestazioni e l’affidabilità, accorciando i tempi di preparazione tra un volo e l’altro. Riguardo a questo aspetto ci sono grandi aspettative per il nuovo velivolo. “Le nostre navi madre di prossima generazione saranno votate ad espandere le nostre operazioni. Saranno più veloci da produrre, più facili da manutenere e ci permetteranno sostanzialmente di volare in più missioni ogni anno”. Ha dichiarato Michael Colglazier, chief executive di Virgin Galactic. L’obiettivo è che siano in grado di compiere fino a 200 voli all’anno.

Assemblaggio finale in casa Virgin

Aurora costruirà i componenti del velivolo presso i propri stabilimenti di Columbus, nel Mississippi, e di Bridgeport, in West Virginia, ma l’assemblaggio finale avverrà presso l’impianto della Virgin di Mojave, in California accanto allo spazioporto da dove Richard Branson fa partire le missioni di Virgin Galactic, per l’invio di satelliti in orbita attraverso il suo LauncherOne attaccato all’ala del Boeing 747 Cosmic Girl, e da dove dovrebbero partire e i primi tour turistici di Virgin Galactic. Secondo quanto dichiarato il 5 maggio scorso, in occasione della presentazione del risultati finanziari relativi al primo trimestre del 2022, sarebbero stato venduti già 800 biglietti con prezzi a partire da 450.000 dollari. I primi voli sono però rimandati dall’ultimo quarto dell’anno al primo del 2023 a causa di lentezze nelle forniture.

Per un tour turistico a 80 chilometri di altezza

Come è noto, la nave madre è preposta a portare fino a 50.000 piedi di altitudine (oltre 15.200 metri) il velivolo suborbitale che, accesi i motore a razzo, raggiunge gli oltre 262.000 piedi (80.000 metri) per poi veleggiare, permettendo di ammirare la Terra dall’alto, fino ad atterrare come un aeroplano. Dopo i velivoli di lancio, Virgin Galactic sta pensando anche alla seconda generazione di velivoli suborbitali di classe Delta, in grado di affiancare e sostituire gli attuali due SpaceShipTwo. Anche in questo caso, il metodo e gli obiettivi sono gli stessi: selezionare partner di prima fascia tra le aziende aerospaziali per la realizzazione dei componenti e realizzare l’assemblaggio finale presso le proprie strutture. Secondo alcune voci, decisioni in merito sarebbero state già prese, ma devono ancora essere comunicate.

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