La corsa allo Spazio non è più soltanto una questione di lanci e orbite, ma di controllo delle reti e autonomia tecnologica. In questo scenario l’Italia prova a ritagliarsi un ruolo con un progetto che parte da Torino e guarda alle comunicazioni del futuro: un nanosatellite progettato e costruito nel capoluogo piemontese ha avviato in orbita i primi test per la trasmissione di segnali 5G via satellite.
Il satellite, un cubesat da 12 unità, rientra nella missione sperimentale 5G-Lide, sviluppata da Tyvak International, società del gruppo Terran Orbital, nell’ambito dei programmi dell’Agenzia spaziale europea (Esa) e finanziata dall’Agenzia spaziale italiana (Asi). L’obiettivo è dimostrare che anche piattaforme di dimensioni ridotte possono garantire collegamenti dati affidabili, integrabili con le reti terrestri e utilizzabili in contesti dove le infrastrutture tradizionali non arrivano.
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Reti ibride
I primi test in orbita bassa hanno confermato la possibilità di stabilire collegamenti bidirezionali tra il satellite e terminali a terra, aprendo la strada a una nuova generazione di reti ibride, terrestri e spaziali. Una prospettiva che interessa non solo il mercato civile, ma anche la gestione delle emergenze, la protezione civile e i servizi critici in aree isolate.
Passaggio chiave
“Questa dimostrazione in orbita è un passaggio chiave per validare tecnologie che possono rendere le comunicazioni più resilienti e meno dipendenti da infrastrutture centralizzate”, spiegano da Tyvak International, sottolineando come la miniaturizzazione dei satelliti consenta oggi tempi di sviluppo più rapidi e costi inferiori rispetto ai sistemi tradizionali.
Il progetto si inserisce in un contesto internazionale altamente competitivo, dominato da grandi costellazioni commerciali in orbita bassa. Ma la strategia italiana punta su un modello diverso: satelliti più piccoli, interoperabili con le reti esistenti e inseriti in una filiera industriale nazionale ed europea.
Sfida strategica
Per l’Italia, la sfida va oltre il singolo esperimento. In gioco c’è la capacità di presidiare un segmento cruciale della space economy e di partecipare, con soluzioni proprie, alla costruzione delle infrastrutture digitali del prossimo decennio. Un test tecnologico che diventa anche una partita strategica.






