MEDICINA SPAZIALE

Esa, dalla Ohio University proposta di studio genetico degli astronauti

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Secondo l’ateneo americano, monitorando i parametri genetici degli equipaggi sarà possibile migliorarne la salute e anche la sicurezza prevedendone il grado di rischio nel corso di una missione, in particolare per quelle più lunghe  

Pubblicato il 03 Ago 2022

Nathaniel Szewczyk

L’Esa potrebbe mettere in campo un programma di medicina spaziale rivoluzionario con la Ohio University attraverso il quale, grazie alla profilazione omica – ricavando cioè l’intera sequenza del genoma e studiando le informazioni in esso contenute – sarà possibile migliorare la salute degli astronauti e ridurre i rischi nel corso delle missioni più lunghe e rischiose, come i viaggi verso Marte.

Non da roditori, vermi o muffe

La proposta è arrivata all’Agenzia Spaziale Europea dalla Ohio University e prevede, prima di tutto lo studio diretto sull’uomo per ricercare i cambiamenti molecolari e biologici che accadono nello spazio con la microgravità raccogliendo regolarmente campioni dagli astronauti, dunque senza ricavare modelli ottenuti attraverso esperimenti su roditori, vermi e lieviti, ma basandosi direttamente sui geni degli astronauti, l’mRNA, le proteine e i metaboliti. I particolari di questa metodologia sono stati pubblicati sulla rivista Patterns e spiegano come sia possibile trasformare la medicina spaziale e migliorare l’assistenza sanitaria professionale per gli astronauti.

Partire dal genoma degli astronauti

Secondo Nathaniel Szewczyk (in foto), professore emerito di Medicina Molecolare alla Ohio University, la profilazione omica è la base e lo studio enumera tutti i passi necessari che dovrebbero essere intrapresi per progettare un database standardizzato che possa costituire l’asse portante delle informazioni da sfruttare man mano che la scienza si evolve. “Abbiamo fatto pressioni affinché un programma di raccolta degli parametri omici di routine diventasse parte della misura standard per gli astronauti dell’Agenzia Spaziale Europea” ha affermato Szewczyk. “Recuperando e analizzando questi dati abbiamo l’opportunità di indagare ulteriormente sulle migliori pratiche di medicina personalizzata per gli individui inviati nello spazio.

Prevedere la salute nei lungi viaggi

Grazie alle innovazioni nella scienza, invece di misurare modelli e tradurre quei dati per gli esseri umani, ora siamo in grado di misurarli sulle persone e guardare il genoma di un individuo e prevedere se il loro genoma è a rischio di cancro o diabete, o se un farmaco specifico può o potrebbe non funzionare su di loro in base al loro genoma. Questa è un’opportunità per adottare gli stessi approcci di medicina molecolare moderna e utilizzarli sugli astronauti per identificare potenziali rischi per la salute. È più significativo dell’utilizzo di modelli e una reale opportunità per tutte le agenzie spaziali di sapere e dire che gli astronauti che stanno inviando nello spazio sono e saranno al sicuro”.

Le conseguenze sui processi di selezione

L’Ohio University ha già condotto uno studio simile con la Nasa scoprendo che le risposte del corpo all’assenza prolungata della microgravità sono assai diverse e dipendono dal loro patrimonio genetico, in modo analogo a quanto avviene sulla Terra per la risposta a determinati medicinali o trattamenti, in particolare per la cura del diabete e dei tumori. Proprio per questo, la personalizzazione e l’efficacia della cura dipendono strettamente dalla conoscenza del patrimonio genetico dell’individuo. Quest’ultimo, secondo quanto sostenuto da Szewczyk e dai suoi collaboratori, è essenziale anche per prevedere l’eventuale insorgere di malattie negli astronauti, aspetto che riveste importanza sempre maggiore con la prospettiva di compiere viaggi e missioni sempre più lunghi nello spazio. Va da sé che, un approccio simile, ha un effetto diretto anche sui processi di selezione degli astronauti e su coloro che saranno impegnati nelle missioni che implicano una partecipazione più prolungata e meno gestibile dalla Terra, come quelle sulla Luna, Marte e, ancora più nel futuro, sugli altri pianeti.

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