IN ATTESA DELLA FUSIONE

Eutelsat e OneWeb, si lavora alla costellazione di satelliti in anticipo sui tempi

Il closing potrebbe comportare tempi di attesa fino a 9 mesi. Le due aziende vanno avanti sulla roadmap operativa e già a ottobre potrebbero essere annunciati i primi dettagli del programma di lavoro congiunto

14 Set 2022
Eva Berneke Neil Masterson

OneWeb sta valutando con Eutelsat di sviluppare insieme una costellazione di satelliti per Internet a banda a larga senza aspettare la chiusura della procedura di fusione e già il prossimo mese potrebbero essere annunciati i primo dettagli del programma di lavoro congiunto. Lo hanno dichiarato i due rispettivi amministratori delegati, ovvero Neil Masterson e Eva Berneke, durante la 25ma edizione del World Satellite Business Week, in corso dal 12 al 16 settembre a Vendôme, nella regione francese della Loira.

Integrare la complementarietà

I due si sono detti d’accordo nel fatto che non è necessario attendere la fine delle formalità per la fusione da parte degli enti regolatori – con tempi che potrebbero oscillare tra 6 e i 9 mesi – per iniziare a lavorare insieme, non solo per i satelliti di nuova generazione, ma anche per armonizzare i rispettivi sistemi esistenti. Come è noto, Eutelsat ha puntato di più sui satelliti geostazionari mentre OneWeb su quelli in bassa orbita e questo rappresenta sicuramente un vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza, in particolare Starlink che ha sposato in modo pieno e massiccio la seconda soluzione e la sta implementando a ritmo serrato.

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Unire anche il segmento di Terra

La complementarietà delle due reti, il fatto che OneWeb abbia già in orbita 428 dei 648 satelliti previsti (dunque due terzi) e che entro l’anno dovrebbe finalizzare il proprio programma di lancio con SpaceX e Isro fa pensare che non ci vorrà molto per dare al sistema congiunto la piena operatività. La Berneke ha inoltre detto che il piano di integrazione dovrebbe riguardare anche il segmento di Terra in modo da creare una rete ibrida per fornire ulteriori servizi, in vista di un’evoluzione di mercato che sta già vedendo l’arrivo di più operatori, sempre più interessati ai benefici dell’interoperatività tra reti satellitari e terrestri.

Il piano operativo a metà ottobre

E che i colloqui su questo punto non inizino da oggi lo dimostra il fatto che le due compagnie si sono impegnate a rivelare un piano sui costi entro la metà di ottobre e di indire un bando che dovrebbe permettere di avere le quotazioni dagli aspiranti fornitori per i satelliti di seconda generazione entro 6 mesi, così da finalizzarne la progettazione e l’ordine. Gli obiettivi sono di rendere operativa la rete di seconda generazione entro il 2026 e di creare un’offerta b2b e b2c in un mercato che nel prossimo decennio dovrebbe crescere dalle tre alle cinque volte fino a raggiungere un giro d’affari pari a 16 miliardi di dollari.

Programmi previdenti

“La domanda non è un problema, lo è il soddisfacimento” ha detto Masterson che ha confermato come OneWeb si sia già assicurata i contratti – uno di questi con Relativity Space – per il 90% dei lanci per la seconda generazione. Questa è una risorsa indubbiamente preziosa per la nuova futura entità. Al proposito la Berneke ha ricordato che Eutelsat ha contratti con Arianspace e Blue Origin, ma ha anche dichiarato che, tra le sinergie previste nella fusione, ci sono anche i gettoni di lancio prenotati. E ha aggiunto che Eutelsat ha addirittura prenotato 4-5 lanci in più di riserva da spendere nei prossimi 5-6 anni. Dal canto suo, OneWeb ha in magazzino 60 satelliti di scorta per rimpiazzare quelli già in orbita qualora sia necessario.

La sovranità? Non è un problema

I due poi si sono soffermati sulla questione della sovranità che vede fortemente coinvolte le due aziende. Come è noto infatti OneWeb è posseduta per circa il 19% dal governo britannico – che manterrà un diritto di voto privilegiato anche dopo la fusione – e Eutelsat è detenuta al 20% da quello francese attraverso la Banque Publique d’Investissement. Secondo i due ceo la sovrapposizione dei due interessi nazionali – che nel caso di Eutelsat coinvolge anche quelli dell’Unione Europea – è una realtà che molti altri operatori stanno già gestendo e non costituisce un problema di sovranità né di territorialità.

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