SCENARI

Space tech, perché investire e chi può beneficiarne di più

Opportunità anche per le aziende che non appartengono al settore aerospaziale. La collaborazione con le start-up può aiutare a ottenere vantaggio competitivo

13 Gen 2023

Nicola Desiderio

Ogni azienda dovrebbe investire nello spazio, anche quelle non direttamente coinvolte, perché è destinato a diventare il business più grande del mondo, perché saranno molteplici i campi di applicazione, perché è destinato a stimolare l’innovazione e avere ottimi ritorni per gli investimenti, anche se occorre compiere valutazioni attente e puntuali.

Grandi e piccoli a confronto

Sono le conclusioni di un webinar sul tema promosso da Global Corporate Venturing e che, oltre ad analizzare le opportunità e gli scenari legati alla business economy, ha ospitato un confronto tra giovani attori già attivi in questo settore e rappresentanti di aziende ed investitori che si ritrovano sempre più coinvolti nelle attività spaziali o vi vedono in anticipo elementi di interesse economico e strategico.

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Stazioni di servizio orbitali

Tra questi, Daniel Faber, fondatore e amministratore delegato della Orbit Fab, una start-up basata a Lafayette, nello stato americano del Colorado, che sta lavorando a stazioni di rifornimento spaziali per navicelle. “Nel corso dei prossimi 30 o 40 anni, ogni industria inizierà ad operare nello spazio. E in 100 anni l’economia della spazio sarà più grande di quella che si genera sulla Terra” afferma Faber.

Tutto parte dal costo dei lanci

Il fattore dirompente, come affermato in molte altre occasioni, è l’abbattimento del costo dei lanci che ha reso lo spazio accessibile ad una platea inimmaginabile permettendo nuovi business. “Un decennio fa l’idea di inviare una scatola sulla Luna era inconcepibile. Oggi abbiamo un listino ed è di un milione al kg, si può fare!” afferma Jonathan Greifman, fondatore e Ceo di Helios, start-up israeliana che sta studiando come ricavare metalli e ossigeno dalla regolite e dalla roccia marziana.

Il futuro interessa oggi

Un business che, così come quello della Orbit Fab, ha indubbi tratti di originalità e una forte propensione al futuro eppure ha attirato l’attenzione di investitori tradizionali del calibro di Lockheed Martin e Northrop Grumman accanto ad altri giganti nei loro rispettivi campi come il trading giapponese Marubeni, la compagnia mineraria britannica Anglo American e la compagnia riassicuratrice tedesca Munich RE.

Dirompente anche per le assicurazioni

Per quest’ultima ha partecipato al webinar Timur Davis, responsabile del ramo Ventures il quale ha affermato che, se 10 anni fa il business della sua azienda era assicurare un razzo spaziale all’anno per 100 milioni di dollari, oggi si va dai 100mila dollari per un nanoatellite che ha una vita di tre anni fino ad una copertura di 500 milioni per un satellite che ha una vita attesa di 20 anni.

Entrare per capire

Questo cambiamento del modello di business ha spinto la stessa Munich Re ad entrarvi per trarne beneficio, ma soprattutto per capirne le evoluzioni più da vicino e con maggior anticipo. In generale, i rappresentanti di Orbit Fabs ed Helios affermano di aver sempre più spesso contatti con aziende e realtà che non hanno mai avuto precedentemente legami con l’industria spaziale, come le compagnie ed energetiche.

Lo spazio sulla Terra

La Helios, ad esempio sta ricevendo l’interesse anche da parte di Doral Energy-Tech Ventures, società che fa parte del gruppo israeliano Doral ed è interessata alle società spaziali che hanno competenze spendibili immediatamente anche sulla Terra. Nel caso specifico, c’è la possibilità di utilizzare per estrarre ossigeno dalla regolite per diminuire l’impronta di CO2 dell’industria energivora come quella dell’acciaio.

Le cinque criticità

Il webinar ha individuato fondamentalmente cinque criticità nella space economy. La prima è la possibilità di avere enormi ritorni non solo finanziari e, allo stesso tempo, la necessità di bilanciare ciò che può dare guadagni immediati, con rischi maggiori, rispetto a ciò che invece ha bisogno investimenti a più ampio respiro, sia nel tempo sia nel ventaglio di attività e competenze che può aprire per chi vi è coinvolto.

Incrocio pubblico-privato

La seconda è la possibilità di entrare in un settore, come quello aerospaziale, che è strategico e che, nonostante la crescita della parte privata e commerciale, mantiene sempre una stretta connessione di interessi e di spesa con i governi. Questo sta attirando in maniera crescente l’attenzione dei venture capital, tradizionalmente tutt’altro che interessate a investire dove la sfera pubblica è importante.

Meglio le attività collaterali

La terza riguarda ciò che del settore spaziale è più utile supportare. Secondo il panel di esperti, le opportunità maggiori arrivano dalle attività collaterali, definite “picks and shovels” ovvero quelle che non sono direttamente coinvolte nel cuore di un business, ma lo supportano. Uno di questi potrebbe essere quello dei cosiddetti “rimorchiatori” per il deorbitamento o, come prevede la Orbit Fab, per rifornire in orbita le navicelle.

Un settore ricco di energie

La quarta è la possibilità di entrare in modo rapido in un settore promettente come quello aerospaziale che ha un’estensione internazionale e, allo stesso tempo, un elevato livello di coinvolgimento in settori sensibili come le rispettive sicurezze nazionali. C’è la possibilità, attraverso le start-up, di lavorare con grandi aziende assorbendo competenze di livello elevato e contaminando i modelli di business.

Trovare nuove regole

La quinta criticità è quella delle regole che nello spazio esistono, ma non hanno autorità o forze specifiche che possono deciderle e imporle. Ad esempio: se una compagnia di estrazione vuole operare sulla Luna chi può rilasciare e garantire le concessioni? Alcune nazioni inoltre garantiscono la possibilità a queste società di commercializzare ciò che estraggono, altre no. Dunque quali di questi due principi varrà nello sfruttamento dello spazio?

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