L'ANALISI

Startup, quante difficoltà per farsi valere nella Difesa

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Le aziende ad elevato tenore di innovazione stentano ad avere un dialogo costruttivo con le istituzioni, ancora refrattarie ad inserire novità nei processi e nelle tecnologie. Pesano ostacoli burocratici e culturali

Pubblicato il 08 Mar 2023

Nicola Desiderio

Jordan Noone

Il settore della Difesa ha bisogno di nuove idee e di innovazione, ma pone ancora troppi ostacoli affinché le start-up possano dare il loro contributo con tecnologie duali, valide dunque sia per applicazioni civili sia militari. E sono ostacoli di natura procedurale e istituzionale, ma anche culturale.

I tempi cambiano, i vizi no

Il problema sta sorgendo nel momento in cui l’Air Force statunitense sta lanciando un nuovo giro di contratti che riguardano i lanci ed è lo stesso che si verificò dieci anni fa quando SpaceX citò in giudizio la stessa Air Force per poter allora partecipare alle gare per fornire lanci di sicurezza nazionale. Il panorama da allora è completamente cambiato dal punto di vista dell’offerta, ma la domanda soffre ancora degli stessi vizi.

Istituzioni cieche verso l’innovazione

Lo sostiene Jordan Noone (nella foto), un investitore venture che è general partner di Embedded Future e anche co-fondatore nel 2020 insieme a Jenna Bryant. Basata a Los Angeles, ha come obiettivo l’individuazione e la coltivazione delle start-up dotate di tecnologie utili nel campo aerospaziale e della difesa. In un intervista Noone ha puntato il dato sulle istituzione ree, secondo lui, di chiedere novità che non sono capaci di accogliere.

La cultura delle start-up

Dunque, nonostante il mondo e la cultura delle start-up sia entrata a far parte della space economy commerciale richiamando l’arrivo del venture capital, le istituzioni politiche e militare non riescono ancora a farsene contagiare. E questo nonostante le dichiarazioni di facciata e il Dipartimento di Difesa e l’Air Force abbiano creato Defense Innovation UnitAfwerx e SpaceWerx, strutture sorte con lo scopo specifico di lavorare con le start-up.

Le procedure prima dell’innovazione

L’ostacolo principale per le start-up è che gli approvvigionamenti da parte del Dipartimento della Difesa richiedono “soluzioni prescrittive” ovvero che dettano la presenza di componenti o di sottosistemi specifici. Le compagnie a carattere commerciale operano invece avendo come obiettivo le prestazioni e le migliori tecnologie. Questo le esclude quasi automaticamente dai bandi e fa in modo che l’autentica innovazione non venga accolta ed adottata in campo militare.

Il tentativo della Embedded Ventures

A questo si somma il fatto che le già citate Defense Innovation UnitAfwerx e SpaceWerx agiscano in modo indipendente e senza coordinarsi rendendo difficoltosa l’individuazione e la coltivazione di start-up e tecnologie innovative. Per sfruttare i canali istituzionali, Embedded Space ha siglato nel 2021 un accordo quinquennale con SpaceWerx con l’obiettivo di instaurare un dialogo e quella integrazione commerciale che tutt’ora manca.

Obiettivo: le soluzioni duali

Secondo Noone l’accordo, pur non essendo ancora riuscito a spezzare i limiti e le consuetudini già note, ha comunque conseguito qualche risultato tra cui un fondo da 100 milioni di dollari per sostenere le start-up e le società che sviluppano soluzioni duali, dunque militari e civili allo stesso tempo. Il fondo si è già mosso sul mercato compiendo investimenti in Akash Systems Inc., Chromatic 3D Materials, Inversion Space, KittyCad, Slingshot Aerospace e Skyryse.

La tradizione consolidata è il limite

E per potenziare questa specifica iniziativa, la Embedded Futures ha ingaggiato Mandy Vaughn come operating partner, forte della propria esperienza in Gxo, come presidente della Vox Space, sussidiaria della Virgin Orbit e come membro dello Users Advisory Committeee del National Space Council. “Parte del problema è la tradizione consolidata” afferma la Vaughn in un’intervista a Spacenews.com che parla di inerzia, di sistema immobile.

L’inerzia dei program manager

Secondo la Vaughn c’è una sorta di burocrazia intermedia che fa muro ed è schiava delle abitudini. Un esempio è dato dai program manager dei programmi di difesa il cui compito è “assicurare costi, tempi e prestazioni di questi programmi che sono legati a linee di bilancio fissate dal Congresso. Ciò che stiamo cercando di fare è educare i dirigenti”, tutt’ora troppo orientati alle procedure e poco attenti invece ai contenuti di innovazione.

Un cambiamento che chiede tempo

Eppure i vertici dei dipartimenti del Dipartimento di Difesa, dell’Air Force, dallo Space Force e dello Space Systems Command stanno promuovendo l’adozione di tecnologia avanzata finanziata da venture capital e mutuata dal settore commerciale che, libero da vincoli e spinto dalla competizione, riesce invece a condurre programmi di sviluppo di prodotti nuovi, più innovativi ed avanzati e dotati di prestazioni superiori. Il processo però è stato avviato, ci vorrà del tempo perché sia assimilato.

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