SCENARI

Il sottosuolo spaziale una miniera da esplorare: business da 1.000 miliardi di dollari

Secondo quanto emerge dal report “Space-The Dawn of a New Age” di Citigroup il giro d’affari al 2040 sarà trainato anche grazie all’abbattimento del costo dei lanci, già dimunito a un trentesimo dal 1981

17 Mag 2022

Nicola Desiderio

Le attività minerarie spaziali diventeranno realtà nel 2040 spingendo la space economy verso la soglia dei mille miliardi di dollari all’anno. Ne sono sicuri gli analisti di Citigroup che nello studio ‘Space – The Dawn of a New Age’ vedono tra meno di 20 anni lo sviluppo di una industria mineraria capace di andare sulla Luna, sugli altri pianeti e sugli asteroidi estraendo dal loro sottosuolo tutti i preziosi metalli la cui presenza è stata da tempo accertata.

E la spinta sarà talmente forte da essere uno dei fattori di maggior crescita della space economy il cui fatturato globale nel 2020 è stato quantificato in 370 miliardi di dollari e raggiungerà i mille miliardi entro la fine del prossimo decennio. Il maggior fattore di spinta verso lo sfruttamento minerario dello spazio, oltre all’arrivo di molti attori privati, è il crollo dei costi dei lanci grazie all’avvento dei vettori riutilizzabili, dunque lo stesso che sta determinando l’impennata dell’industria legata ai satelliti e alle sonde.

Il costo dei lanci a 1.500 dollari per kg

Oggi il costo dei lanci è arrivato a 1.500 dollari per kg, un trentesimo rispetto a quello che la Nasa affrontò per lo Space Shuttle nel 1981 e gli analisti di Citigroup pensano che possa raggiungere i 100 dollari/kg nel 2040 con la possibilità, nel migliore degli scenari che possa a scendere a 33 dollari/kg, ovvero quanto costa oggi mandare un oggetto di peso analogo in una nazione dell’Unione Europea.

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Il fotovoltaico nello Spazio

Altro campo scientifico ed industriale per il quale la banca d’affari americana vede un grande futuro è la generazione di energia fotovoltaica nello spazio che, insieme all’estrazione mineraria, creerà un fatturato di 100 miliardi di dollari. E di tale valore è la quantità di minerali che potrebbe essere distribuita ciascuno di 6 miliardi di abitanti della Terra se si potesse catturare l’asteroide 16 Psyche. La stima è della Nasa che si appresta a lanciare per agosto sul corpo celeste una missione con un razzo Falcon 9 di SpaceX per verificare se davvero 16 Psyche ha oro, argento, platino, ferro e altri metalli per un valore di 10 milioni di miliardi di dollari. Estrarli su un asteroide non sarebbe facile, mentre appare più fattibile cominciare ad estrarre acqua sulla Luna e farlo con strumenti robotizzati controllabili da Terra.

Nuovi materiali per l’energia nucleare

Tale attività sarebbe fondamentale per la colonizzazione umana del satellite naturale. Altra sostanza che potrebbe estratta nello spazio è l’Elio 3, necessario per la produzione di energia nucleare, anch’essa necessaria per la creazione di sistemi energetici volti a sostenere la vita umana del cosmo. Lo spazio potrebbe essere anche un’immensa miniera di terre rare, quanto mai necessarie per la produzione delle batterie e la cui estrazione sulla Terra è controllata al 90% dalla Cina. Ovvio che l’idea di smarcarsi dal Dragone per quello che è uno dei campi guida del futuro fa gola agli Usa e a tutte le potenze economiche mondiali. Tra l’altro, questo è uno degli obiettivi che la Nasa è in programma per la missione Artemis. Al momento, il nodo da risolvere è il costo del trasporto, ma se la curva dei costi dei sistemi di trasporto spaziale dovesse seguire le previsione di Citigroup, anche questo business diventerebbe fattibile e assumerebbe un’importanza strategica assistendo probabilmente ad una corsa all’oro che non guarda all’Ovest, ma allo spazio.

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