LA SENTENZA

Starlink, il Consiglio di Stato francese revoca le concessioni per le frequenze

Secondo l’organo legislativo transalpino, l’Arcep avrebbe concesso a SpaceX le licenze di ricezione e trasmissione senza convocare preventivamente un dibattito pubblico. Accolte le istanze presentate dalle associazioni Priartem e Agir pour l’Environnement

07 Apr 2022

Nicola Desiderio

giustizia

Il Consiglio di Stato francese ha revocato le licenze a SpaceX per le frequenze della rete Internet satellitare Starlink. La decisione cancella la concessione accordata nel febbraio 2021 alla società americana dall’Arcep (Autorité de régulation des communications électroniques, des postes et de la distribution de la presse) ovvero l’autorità statale di regolamentazione per le telecomunicazioni, impugnata dalle associazioni ambientaliste Priartem e Agir pour l’Environnement che hanno contestato la decisione di assegnare le frequenze senza una preventiva consultazione pubblica.

Il dispositivo, pubblicato il 6 aprile il giorno dopo la decisione, afferma che “la decisione impugnata da Arcep, avente lo scopo di autorizzare la società Starlink Internet Services Limited all’utilizzo delle radiofrequenze (…) può avere un impatto significativo sul mercato della fornitura di accesso a Internet a banda larga e incidere sugli interessi degli utenti finali“. La licenza permetteva a SpaceX di utilizzare in Francia le frequenze da 10,95 GHz a 12,70 GHz per le trasmissioni spazio-Terra e 14-14,5 GHz per quelle Terra-spazio in vista dell’ampliamento della costellazione di satelliti e alla sua operatività anche per l’Europa. La decisione del Consiglio di Stato francese crea un precedente che non potrà essere ignorato sia dalle aziende sia dai legislatori (nazionali ed europei) in relazione ad un settore che coinvolgerà presto anche altri operatori come OneWeb e Kuiper.

La società di Hawthorne non ha commentato la decisione di Arcep né lo ha fatto Elon Musk che, in altri casi, ha fatto sentire la sua voce tramite Twitter, della quale il tycoon sudafricano si è regalato qualche giorno fa 73.486.938 azioni, pari al 9,2% del totale, con un esborso di 2,89 miliardi di dollari. Hanno ovviamente parlato invece le associazioni che hanno impugnato la licenza vedendo accolte le proprie istanze. “Come il 5G, per cattiva abitudine, le autorità pubbliche ritengono che la valutazione ambientale e sanitaria sia nel migliore dei casi un dovere, nel peggiore una concessione procedurale di cui possiamo fare a meno. È tempo che le autorità pubbliche smettano di insistere su tali argomenti e accettino finalmente il necessario dibattito pubblico” ha dichiarato Sophie Pelletier, presidente di Priartem che solleva un problema di diritto.

Agir pour l’Environnement ne fa invece una questione di diritto alla visione e di igiene del cielo. “Con diversi progetti di costellazioni che contano decine di migliaia di satelliti che rendono impossibile qualsiasi osservazione del cielo stellato mentre rendono lo spazio una terra desolata in cerca di detriti spaziali, è urgente adottare normative internazionali volte a fare del cielo stellato un patrimonio mondiale dell’Umanità, preservato dagli appetiti degli attori del FarWeb” ha commentato Stéphen Kerckhove, amministratore delegato dell’associazione. Va aggiunto che tali aspetti sono oggetto di contenzioso anche negli Stati Uniti ed è già partito il dibattito che riguarda sia la difficoltà crescente per gli astronomi di osservare il cielo, già disseminato da migliaia di satelliti, sia il tema della sicurezza e dei detriti, la cui regolamentazione coinvolge le sfere più alte della politica e dei rapporti tra le varie nazioni.

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