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Geopolitica dello Spazio, nel 2045 il sorpasso della Cina sugli Usa

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Lo sostiene uno studio congiunto di militari e studiosi all’interno di enti governativi americani che indica nella collaborazione tra pubblico e privato la chiave per incrementare gli investimenti ed evitare uno smacco che avrebbe ricadute sull’intero ordine mondiale

Pubblicato il 30 Ago 2022

Nicola Desiderio

The Sun

2045, l’anno del sorpasso. Potrebbe essere questo il titolo del film sulla corsa al dominio dello spazio e che vedrebbe per quella data la Cina per la prima volta davanti agli Stati Uniti. Lo sostiene il rapporto “State of the Space Industrial Base – Winning the New Space Race for Sustainability, Prosperity and the Planet Summary” firmato a quattro mani: John M. Olson (generale maggiore United States Space Force), Steven Butow (space portfolio director dell’Air Force Research Laboratory), Eric Felt (colonnello Defense Innovation Unit) e Thomas Cooley (chief scientist Department of the Air Force Search Laboratory) con la revisione finale di Peter Garretson.

L’ossessione del predominio, da Kennedy in poi

Il documento da 136 pagine, dibattuto nel corso di due seminari, contiene all’inizio una frase del vicepresidente USA, Kamalah Harris, una di John Fitzgerald Kennedy, la foto di una stretta di mano tra Xi Jinping e Vladimir Putin e un riassunto dei quattro punti fondamentali dello studio. Il primo di questi recita: “La competizione strategica nello spazio rimane una preoccupazione fondamentale – La Cina continua a competere verso l’obiettivo strategico di scalzare gli Stati Uniti come forza globale dominante nello spazio dal punto di vista economico, diplomatico e militare per il 2045, se non prima. Misure proattive sono necessarie per sostenere il predominio spaziale della nostra nazione attraverso tutti gli strumenti di potere nazionale nonostante il tentativo della Cina di accelerare nel chiudere il divario tecnologico con gli Stati Uniti”.

La space economy Usa va forte, la Cina di più

Il succo dunque è: gli Stati Uniti devono darsi una mossa affinché la Cina non diventi la forza dominante nello spazio grazie ai suoi progetti. Tra quelli già realizzati ci sono l’allunaggio nel 2019 per la prima volta di un veicolo nelle zone remote della Luna. E poi ci sono quelli di realizzazione prossima e futura come la stazione spaziale orbitale Tiangong, e una base lunare, ma soprattutto un piano di spesa per la ricerca e lo sviluppo superiore di oltre 200 miliardi di dollari da qui fino al 2030. Un quadro che in prospettiva mette in crisi non solo il prestigio e l’economia degli Usa, ma fa presagire anche un nuovo ordine mondiale basato su “comunismo e autocrazia sulla Terra entro il 21° secolo”. Gli Usa crescono, ma il problema è che la Cina cresce di più e, a questo ritmo, il temuto, emblematico sorpasso potrebbe arrivare prima della metà del secolo.

Una nuova visione nazionale

Il report, al quarto anno di pubblicazione, parla di “misure urgenti”, e sostiene l’idea che per mantenere il predominio americano sullo spazio il governo abbia bisogno di incrementare i propri investimenti chiamando l’industria a privata a collaborare all’interno di una “visione nazionale” per la realizzazione di infrastrutture spaziali. Secondo gli esperti che hanno redatto lo studio, gli investimenti governativi dovrebbero concentrarsi su tecnologie di tipo commerciale e non di punta in settori come quello minerario spaziale, la manifattura e l’energia solare che possono richiamare gli investimenti privati.  Questo permetterebbe agli USA di protrarre il loro predominio nello spazio senza addossare tutti i costi allo stato federale, ma sempre all’interno di una logica che privilegia gli interessi nazionali.

La collaborazione pubblico-privato

A corroborare la tesi dello studio, al quale il quotidiano britannico The Sun ha anche dedicato un articolo e una bella vignetta (in foto), gli studiosi hanno citato come esempio l’accordo decennale del National Reconnaisance Office con tre aziende commerciali (BlackSky, Maxar Technologies e Planet Labs) per la raccolta di immagini in una sinergia così forte tali da definirle “parte dell’impresa governativa”. Hanno altresì ribadito che la costruzione di un sistema di collaborazione nazionale tra enti governativi e società private è lungo e complesso con l’aggravante di essere troppo lento a cause delle politiche di approvvigionamento che le stesse agenzie spaziali praticano per servirsi dei prodotti, dei servizi e delle tecnologie messi a punto dalle società private, siano esse di grandi dimensioni con grandi capacità di investimento, o piccole, ma dotate di creatività, velocità e capacità progettuale.

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