IL CONFLITTO

Guerra Ucraina, che ne sarà di ExoMars e degli altri programmi tra Esa e Roscomos?

L’invasione russa rischia di mettere a rischio la missione congiunta su Marte, prevista per settembre, e altre iniziative esistenti e future tra i due rispettivi enti spaziali. Ecco cosa può succedere

25 Feb 2022

Nicola Desiderio

Marte

Quali conseguenze avrà la guerra tra Russia e Ucraina sullo Spazio? La Roscomos (Rossijskoe aviacionno-kosmičeskoe agentstvo ovvero Agenzia russa per l’aviazione e lo spazio) collabora da tempo con l’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e i 22 paesi che la supportano – tra questi non c’è l’Ucraina – per diversi programmi.

Al di là dei rapporti diplomatici e del loro deterioramento nel corso degli ultimi anni, molto personale europeo e russo ha continuato ad incontrarsi e lavorare congiuntamente, anche insieme a quello di molte altre nazioni. L’esempio più lampante è la Stazione Spaziale Internazionale (Iss): ad oggi, mentre le truppe di Mosca stanno invadendo il suolo ucraino e il mondo occidentale esprime sdegno promettendo sanzioni esemplari, due cosmonauti russi (Skaplerov e Dubrov) condividono in orbita gli stessi spazi con un astronauta europeo (il tedesco Matthias Maurer) e ben 4 americani nella Nasa (Barron, Chari, Marshburn e Vande Hei). La memoria va al 1975 quando, in piena Guerra Fredda, la navicella americana Apollo e la Soyuz attraccarono nello spazio segnando un incontro che sembrava impossibile sulla superficie terrestre. Qualcuno ricorda anche che nel 2014, proprio mentre la Russia invadeva la Crimea, creando un conflitto che avrebbe causato la morte di 14mila persone, la Iss veniva proposta per il Premio Nobel per la Pace.

“La scienza trascende la politica” afferma il britannico Andrew Coates, professore di Fisica e Scienze Planetarie allo University College London. Coates sta lavorando al PanCam, la strumentazione ottica per ExoMars, la missione congiunta Esa-Roscomos su Marte, e che in questi giorni è stata sottoposta a Torino a test di calibrazione. La partenza di ExoMars dal cosmodromo di Baikonur è prevista tra il 20 settembre e il I ottobre. La Russia, oltre alla base di partenza, dà alla missione anche il proprio razzo Proton, la piattaforma di atterraggio di Kazagoch, molti degli strumenti presenti sul rover e la sonda Tgo (Trace Gas Orbiter) che nel 2016 ha già verificato su Marte l’assenza di Metano e di Fosfine, gas associati alla presenza di vita. La missione punta a far atterrare sul suolo del Pianeta Rosso la Rosalind Franklin, il primo rover marziano europeo, dotato di un trapano con una punta da 2 metri per scoprire la presenza di tracce di vita sotto la superficie.

La missione ExoMars era nata inizialmente come un progetto congiunto tra Nasa ed Esa, ma i tagli al bilancio operati dall’allora presidente Barack Obama nel 2012 costrinsero l’agenzia americana ad abbandonare il programma e l’europea a cercare la collaborazione della Roscomos. Il lancio era stato inizialmente previsto per il 2018, ma problemi alla messa a punto dei paracaduti di atterraggio su Marte ha provocato ritardi, protrattisi ulteriormente a causa della pandemia. Il rischio è che il programma subisca uno stop come conseguenza delle sanzioni che anche l’Unione Europea si prepara ad infliggere a Mosca. L’Esa ha programmato con la Russia altre forme di collaborazione che riguardano lo sviluppo di nuovi lanciatori e di satelliti per lo studio degli effetti dello spazio sugli organismi viventi.

D’altro canto, già da tempo si era registrato un raffreddamento nei rapporti tra Usa e Russia sullo spazio, come dimostra la rinuncia di Mosca all’appello di Joe Biden per prolungare la Iss fino al 2030 e il concomitante avvicinamento alla Cina per i programmi spaziali. Tra questi, c’è anche la costruzione di una nuova stazione spaziale e una lunare per il 2035. Il presidente americano aveva detto espressamente che, qualora la Russia avesse invaso l’Ucraina, ci sarebbero state conseguenze ben più gravi e ampie di quelle del 2014. E vista la crescente importanza dello spazio dal punto di vista geopolitico, è probabile che le sanzioni Usa possano riguardare anche questo campo. Qualcuno pensa invece che, come in passato, non ci saranno conseguenze. Annunci specifici non sono stati ancora fatti e neppure l’Esa ha fornito commenti.

Resta da vedere se anche stavolta la natura scientifica dei rispettivi enti spaziali prevarrà su quella politica o se il tenore dello scontro spingerà a recidere tutti i legami creatisi dopo la fine delle Guerra Fredda rialzando invece antichi muri.

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