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Satelliti commerciali prossimo target di guerra. L’allarme dell’Aerospace Corporation

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SpaceX e Viasat già nel mirino del cybercrime e lo scenario è destinato a un’escalation. Fino ad oggi le questioni relative alla sicurezza sono state prese in considerazione nell’ambito delle costellazioni governative ma ora anche i provider privati dovranno attrezzarsi

Pubblicato il 25 Ago 2022

Nicola Desiderio

Aerospace Corporation

La corsa allo spazio e il deterioramento degli equilibri geopolitici rischia di compromettere anche gli attori commerciali ed è dunque necessario agire, coinvolgendo anche quest’ultimi, per stabilire quali norme valgano o di formularne di nuove aumentando gli standard di sicurezza finora adottati.

Le norme per i civili e i privati

La questione è affrontata da “Commercial normentum: space security challenges, commerciale actors, and norms of behavior”, documento di 33 pagine (SCARICA QUI) realizzato dal Center for Space Policy and Strategy della Aerospace Corporation partendo dalle contingenze che riguardano i nostri giorni e, oltre ad essere di ordine militare e strategico, riguardano anche il diritto di soggetti privati e le norme che riguardano la tutela dei civili in caso di conflitto.

La guerra ibrida, armi e cyber

Il punto di partenza della discussione è ovviamente costituito dalla invasione della Russia in Ucraina, dalla guerra che ne sta seguendo e dal livello di coinvolgimento delle varie nazioni. Il conflitto ha fatto emergere l’importanza della “guerra ibrida” – combattuta cioè sia sul campo con mezzi militari sia a livello cibernetico agendo sui sistemi di comunicazione – e anche della partecipazione del settore privato alle azioni di intelligence che riguardano il conflitto.

La prima guerra commerciale

Nel caso di Ucraina si parla infatti anche di “prima guerra commerciale” poiché è ampio il ricorso alle capacità dei satelliti privati per la raccolta di immagini. Ancora più manifesta è la partecipazione di SpaceX che ha fornito migliaia di terminali sul campo e posizionato decine di satelliti di Starlink (o forse più) sui cieli dell’Ucraina per permettere alla popolazione di rimanere connessa al resto del mondo e, con ogni probabilità, per permettere all’esercito di Kiev di compiere operazioni militari con armi eterodirette.

Elon Musk gioca allo scoperto

Come conseguenza, la società di Elon Musk ha denunciato tentativi di cyberattacchi e Viasat ne ha subito uno che è stato condannato ufficialmente anche dall’Unione Europea e ovviamente negato dalla Russia, secondo uno stile e una logica tipicamente bellica, “calda” o “fredda” che sia. Questo ha portato gli Stati Uniti a modificare profondamente i propri piani d’acquisto per i satelliti militari, dotandoli anche di capacità distruttive, e a mettere in piedi piani di integrazione per il loro utilizzo integrato o duale. Dal punto di vista degli operatori commerciali, questo vuol dire attrezzarsi in tema di sicurezza come un satellite da Difesa o militare.

Rischio colposo o accidentale

“In crisi e conflitti, gli operatori dello spazio commerciali rischiano di essere presi nel mezzo di un ambiente di tensioni e escalation – afferma Robin Dickey analista politico e di strategia dello spazio presso il Center for Space Policy and Strategy della Aerospace Corporation nel rapporto del quale è autore – sia perché i sistemi commerciali sono scambiati per sistemi militari sia perché quel sistema commerciale è sospettato di agire in modo aggressivo o minaccioso”. Dunque è reale il rischio che un satellite o sistema commerciale sia attaccato “virtualmente” o colpito da armi, in modo deliberato o intenzionale.

I detriti e le dinamiche belliche

Esiste anche un rischio accidentale, come in tutte le guerre. Qualora infatti un satellite militare nemico fosse colpito, cosa che la Russia ha già dimostrato di poter fare distruggendone uno proprio, i suoi detriti sarebbero un pericolo per i satelliti commerciali con conseguenze che è difficile immaginare. Il rapporto, oltre a fare questo esempio, cita altre dinamiche classiche di qualsiasi conflitto che portano strascichi sia nell’immediato, con rappresaglie che possono portare ad estendere o ravvivare le ostilità colpendo obiettivi civili in risposta ad un’offesa militare, o per molti anni dopo la loro fine, come fanno le mine anti uomo.

Coinvolgere gli operatori commerciali

Da qui l’esigenza di discutere tra gli stati, con la mediazione delle Nazioni Unite, sull’applicazione delle leggi esistenti a protezione dei civili e delle loro proprietà e la necessità di coinvolgere anche gli operatori privati dello spazio. “Gli attori commerciali non dovrebbero essere lasciati fuori dalla discussione” afferma il rapporto, sia per proteggere se stessi sia per tutelare i servizi che rivestono un importanza sempre maggiore per la società e l’economia. C’è da ricordare anche che, secondo l’Outer Space Treaty, il singolo stato risponde anche dei danni causati nello spazio da un satellite commerciale. Dunque se ne deduce che, se uno di questi fosse attaccato, lo stato a cui è riconducibile potrebbe considerarlo come attacco militare. Con tutte le conseguenze del caso.

La space economy di guerra

Il rapporto non la chiama così, ma fa capire che siamo già in una “space economy di guerra” nella quale anche il più pacifico degli operatori dello spazio non può sentirsi al sicuro dalla corsa alla competizione geopolitica, strategica e militare che sta subendo una rapida accelerazione. “Gli attori commerciali dovranno probabilmente operare in tempi non proprio pacifici – conclude il rapporto – e le compagnie commerciali non potranno considerarsi escluse se un conflitto esplodesse. In tali situazioni, le norme potrebbero essere d’aiuto per mitigare alcuni di questi rischi e minacce per gli operatori commerciali”.

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