LA CANDIDATURA

Spazio e Difesa, Torino nella short list Nato per ospitare il centro d’innovazione

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Il Defence Innovation Accelerator for the North Atlantic (Diana) coordinerà le strutture di sperimentazione e gli acceleratori sulle nuove tecnologie dell’agenzia. Due le sedi regionali: una negli Usa e una in Europa, per la quale è in lizza la futura città dell’aerospazio del capoluogo piemontese

Pubblicato il 24 Gen 2022

Nicola Desiderio

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Torino e l’Italia si candidano ad ospitare l’ufficio regionale per l’Europa del Diana (Defence Innovation Accelerator for the North Atlantic), la costituenda struttura della Nato che rientra nell’agenda Nato 2030 ed è destinata a finanziare e a coordinare i centri di sperimentazione e gli acceleratori di innovazione per lo sviluppo delle tecnologie necessarie a preservare e consolidare sia la superiorità militare sia la capacità di innovazione dei paesi membri.

Il secondo passo formale della candidatura italiana è arrivato lo scorso giovedì 20 gennaio con la visita a Torino di David van Weel, assistant secretary general for Emerging Security Challenges della Nato dopo che l’Italia aveva inoltrato la propria disponibilità nel corso del summit Nato, tenutosi a Bruxelles lo scorso giugno. Van Weel è stato ricevuto nella sede della Regione Piemonte, a Piazza Castello, alla presenza del presidente Alberto Cirio, del sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, del vicesindaco, Michela Favaro e dell’assessore alle Attività produttive della Regione, Andrea Tronzano oltre che di Luciano Portolano, Generale di Corpo d’Armata nonché segretario generale della Difesa e direttore nazionale degli Armamenti.

Le istituzioni hanno illustrato “la grande disponibilità e opportunità” che il territorio offre per l’insediamento dell’unico ufficio regionale del Diana in Europa “grazie a un ecosistema particolarmente solido”. L’Italia propone di ospitare il Regional Office presso le strutture nella futura Città dell’Aerospazio. In attesa del suo completamento, gli uffici potrebbero essere ospitati all’interno delle Officine Grandi Riparazioni (Ogr), un ex complesso industriale trasformato nel 2017 in spazio espositivo e culturale. A disposizione di Diana sono stati messi a disposizione anche il costituendo acceleratore Aerospace & Advanced Hardware, il Centro di Supporto e Sperimentazione Navale (Cssn) della Marina Militare di La Spezia e il Centro Italiano di Ricerche Aerospaziali (Cira) di Capua (provincia di Caserta), società partecipata dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e della Regione Campania.

Se la candidatura dell’Italia sarà accettata, Torino sarà l’unico ufficio per l’Europa di Diana mentre ve ne sarà un altro per il Nordamerica la cui sede pure è ancora da designare. Una volta decisa l’ubicazione delle due sedi, ci sarà anche la creazione di un fondo di capitale di rischio, il Nato Innovation Fund, che sosterrà le start-up degli acceleratori di impresa con finanziamenti mirati. Un’occasione dunque unica per rafforzare il ruolo strategico dell’Italia all’interno della Nato e per offrire opportunità di sviluppo a imprese, startup, università e centri di ricerca, creando sinergie tra il settore privato e quello militare e sviluppando tecnologie che potranno avere ricadute anche per applicazioni civili.

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