L'INTERVENTO

Distretto Aerospaziale Sardegna, si lavora per la missione italiana su Marte

Condividi questo articolo

Fondato nel 2013, conta su 30 soci. Negli ultimi cinque anni ha contribuito ad attrarre nell’isola investimenti nel settore aerospaziale per oltre 64 milioni di euro. Con il Centro Italiano di ricerche aerospaziali e il distretto campano ha proposto un progetto nazionale per l’esplorazione del pianeta rosso

Pubblicato il 13 Apr 2022

Giacomo Cao, presidente del Dass, Distretto Aerospaziale della Sardegna

Marte

Il Distretto Aerospaziale della Sardegna (Dass) è stato costituito nel 2013 ed ha aderito al Cluster Tecnologico Nazionale Aerospazio (Ctna) l’anno successivo. Il Dass conta oggi 30 soci, cinque pubblici (Consiglio Nazionale delle Ricerche, Centro di Ricerche Sviluppo e Studi Superiori in Sardegna Surl, Istituto Nazionale di Astrofisica, Università di Cagliari e Università di Sassari) e venticinque privati (Accademiasapr Srl, Aermatica Srl, Aeronike Srl, Avio SpA, Centro Italiano Ricerche AerospazialiCira – ScpA, Rina ConsultingCentro Sviluppo Materiali SpA, Fondazione di Sardegna, Gem Elettronica Srl, Geodesia Tecnologie Srl, Innovative Materials Srl, Karalit Srl, Leonardo SpA, MR8 Srls, Nemea Sistemi Srl, New Value Solutions Srl, Novaeka Srl, Nurjana Technologies Srl, Oben Srl, Opto Materials Srl, Poema Srl, Space Srl, Spacearth Technology Srl, 3D Aerospazio Srls e UavItalia Srl).

Il distretto opera nell’ambito delle nuove tecnologie per l’esplorazione umana della Luna, di Marte e degli asteroidi; dello sviluppo di una piattaforma nazionale di prova e certificazione di aeromobili a pilotaggio remoto; dei materiali e tecnologie innovative per l’astronomia e l’aerospazio; dei servizi avanzati di protezione civile e ambientale; dei sistemi per la sorveglianza, il tracciamento e la previsione delle rotte di oggetti in orbita terrestre.

Gli addetti complessivi del settore aerospaziali operanti sul territorio isolano sono oltre 500, compreso l’indotto.

Dal punto di vista storico, il primo motore dello sviluppo aerospaziale in Sardegna è rappresentato dalla realizzazione al Salto di Quirra di un poligono interforze sperimentale (Pisq) modernamente attrezzato. Dagli anni Cinquanta vengono sperimentati razzi per svariate applicazioni scientifiche e commerciali, realizzati in ambito italiano o internazionale. Dai primi razzi sonda al sistema antiaereo Hawk, dal missile balistico Alpha, il Poligono scrive pagine importanti di questo nuovissimo settore per il sistema paese. Le sperimentazioni su tali vettori trainano a loro volta la nascita e sviluppo dei bersagli non pilotati, sia per l’impiego al Pisq sia per l’esportazione. A supporto di queste attività sono nate numerose realtà aziendali ancora oggi operative sul territorio.

In questo scenario appare importante ricordare che nel 2013 è stato inaugurato il Sardinia Radio Telescope, significativa infrastruttura gestita dall’Istituto Nazionale di Astrofisica con l’obiettivo di contribuire all’esplorazione dello spazio profondo.

Nel 2017 il radio telescopio ha assunto il ruolo di Sardinia Deep Space Antenna, unità operativa dell’Agenzia Spaziale Italiana inserita nel Deep Space Network della Nasa per il supporto delle missioni lunari e interplanetarie.

Nel 2018 il distretto ha siglato un accordo con il Ministero della Difesa per poter utilizzare, a fini scientifici e tecnologici in chiave aerospaziale di tipo civile, tutte le infrastrutture militari presenti sul territorio isolano.

Nel 2018 e nel 2021 sono state inaugurate, sotto la gestione di Avio, le piattaforme di test dei motori del vettore Vega a propellente solido e liquido presso il Pisq rispettivamente a Capo San Lorenzo e a Perdasdefogu.

Il Dass oltre ad aver contribuito ad attrarre in Sardegna investimenti nel settore aerospaziale per oltre 64 milioni di euro negli ultimi cinque anni, coordina direttamente tre progetti per un valore complessivo di oltre 9 milioni di euro ed è unico proprietario di due brevetti internazionali oltre che co-proprietario di un’ulteriore domanda di brevetto depositata nel 2021, tutti rivolti a tecnologie per l’esplorazione dello spazio profondo.

Il primo progetto, Sardinia Uav Test Range, ha l’obiettivo di mettere a sistema le infrastrutture aeroportuali minori disponibili sul territorio, unitamente a quelle militari precedentemente citate, per lo sviluppo di piattaforme di test, validazione e certificazione di sistemi a pilotaggio remoto ad ala rotante e ala fissa come pure per altre attività che li rendano polivalenti al fine di garantirne una stabile operatività negli anni a venire. Le attività che sono previste presso tali infrastrutture sono complementari e sinergiche in modo tale da creare un reale centro integrato di ricerca, sviluppo sperimentale e certificazione.

Il secondo, Generazione E (Ricerca e sperimentazione di Materiali, sistemi Diagnostici e di Controllo ambientale per i veicoli di trasporto spaziale di generazione Evoluta), ormai in fase avanzata, prevede il coinvolgimento dal punto di vista formale del Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Chimica e dei Materiali dell’Università di Cagliari, il Cira, la società Innovative Materials, il Centro Ricerca Aerospaziale Sapienza (Cras) dell’omologa Università di Roma, il Distretto Tecnologico Nazionale sull’Energia (Ditne) per il tramite del socio Università del Salento – Dipartimento Ingegneria dell’innovazione, la società Sophia High Tech, e in termini collaborativi l’Università di Perugia – Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale e la società Avio.

Il terzo progetto, Space Manufacturing in Situ, recentemente finanziato, sarà presto oggetto di uno specifico evento di presentazione e potrà contribuire allo sviluppo della missione italiana sul pianeta rosso, Small Mission to Mars, che vede il Cira in qualità di capofila tecnologico oltre alla stretta collaborazione tra il Distretto Aerospaziale della Campania e il Dass che esprime il proprio Presidente quale responsabile scientifico di entrambe le progettualità. Obiettivo di questa missione è di inviare nel 2029, sulla superficie di Marte, un’apposita sonda interamente progettata e realizzata in Italia. Si tratta di una missione spaziale tecnologica e scientifica ad alto carattere innovativo che rispetto ad analoghi programmi spaziali richiederà però un impegno finanziario significativamente inferiore. Il carattere fortemente “nazionale” della missione è dato anche dal fatto che il veicolo di lancio previsto è il Vega, il noto lanciatore italiano gestito dalla società Avio. Sarà, inoltre, utilizzato un nuovo sistema di decelerazione e protezione termica, leggero e affidabile che si basa su l’innovativo scudo termico dispiegabile, progettato dal consorzio Ali e già testato su modelli in scala ridotta presso l’infrastruttura Plasma Wind Tunnel del Cira.

Valuta la qualità di questo articolo

La tua opinione è importante per noi!

Articoli correlati