Marte torna a raccontare un passato molto diverso dall’immagine attuale di pianeta arido e inospitale. Una nuova mappa globale delle argille, i minerali che si formano in presenza di acqua liquida, offre una ricostruzione dettagliata di dove e in quali condizioni il Pianeta Rosso ha conosciuto fasi prolungate di interazione tra rocce e acqua miliardi di anni fa.
È quanto rivela uno studio pubblicato su Journal of Geophysical Research: Planets e basato su quasi 1.500 osservazioni raccolte in orbita dal Mars Reconnaissance Orbiter della Nasa, operativo attorno a Marte dal 2006. Il lavoro è stato sviluppato dall’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali dell’Inaf di Roma.
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Osservazioni spettroscopiche
Il lavoro nasce dall’analisi sistematica di centinaia di osservazioni spettroscopiche raccolte in orbita marziana negli ultimi anni. Incrociando i dati, i ricercatori sono riusciti a distinguere non solo la distribuzione geografica delle argille, ma anche le loro diverse composizioni chimiche, tracciando una sorta di “geografia dell’acqua antica” di Marte.
“Abbiamo realizzato una mappa globale, messa a disposizione della comunità ‘marziana’ internazionale”, spiega la scienziata Jeremy Brossier, che ha guidato la ricerca. E aggiunge un passaggio che pesa: “L’ampia diversità mineralogica riflette la storia geochimica lunga e complessa del pianeta”, legata a condizioni differenti di formazione e alterazione in presenza d’acqua.
Acque superficiali, sistemi idrotermali
Il risultato è un quadro più complesso del previsto. Le argille non sono concentrate in poche regioni isolate, ma sono diffuse su vaste aree del pianeta, dall’emisfero settentrionale a quello meridionale. In alcune zone prevalgono minerali ricchi di ferro, in altre compaiono argille con abbondanza di magnesio o con caratteristiche intermedie. Una varietà che suggerisce ambienti diversi: acque superficiali, sistemi idrotermali, alterazioni prolungate delle rocce in condizioni climatiche più miti rispetto a quelle attuali.
Ambiente favorevole alla vita
Questa mappa ha un valore che va oltre la ricostruzione geologica. Le argille sono considerate uno dei migliori archivi naturali del passato: sulla Terra sono in grado di preservare tracce chimiche e strutturali di ambienti favorevoli alla vita. La loro abbondanza su Marte rafforza l’idea che il pianeta abbia attraversato una fase in cui le condizioni ambientali potevano essere compatibili con forme di vita microbica.
Non a caso, alcune delle regioni evidenziate dalla nuova cartografia coincidono con aree già individuate come particolarmente promettenti per l’esplorazione robotica. La scelta dei siti di atterraggio delle future missioni, europee e internazionali, dipenderà sempre più da questo tipo di dati, che permettono di massimizzare il ritorno scientifico e di indirizzare la ricerca verso i contesti più significativi.
Pianeta in evoluzione
Il messaggio che arriva dalla mappa delle argille è chiaro: Marte non è stato un pianeta statico, ma un mondo in evoluzione, segnato da trasformazioni profonde. Ricostruire la storia dell’acqua significa capire quando e perché il pianeta ha perso la sua abitabilità e, allo stesso tempo, avvicinarsi a una delle domande centrali dell’esplorazione spaziale: se la vita, almeno nelle sue forme più semplici, abbia mai trovato spazio anche oltre la Terra.





