CAPE CANAVERAL

Missione Luna, Artemis resta a terra per problemi al motore

Salta il lancio del velivolo progettato per lo spazio profondo. Possibile nuova data il 2 settembre. Una volta nello Spazio orbiterà per circa 40 giorni, percorrendo 55mila chilometri. Primo passo per tornare sul suolo lunare e colonizzarlo

29 Ago 2022

Paolo Marelli

LUNA

Artemis resta a terra. E’ stata annullata, a causa di un problema tecnico a uno dei motori del velivolo, la missione Nasa Artemis 1 da Cape Canaveral in Florida verso la Luna.  Già dalle prime ore della mattinata i tecnici erano alle prese con alcuni problemi tecnici.

Il problema emerso mentre era in corso il countdown dovrà comunque essere valutato bene dai tecnici prima di determinare una nuova data per il lancio. Una nuova data possibile porrebbe essere quella del 2 settembre: la a finestra si dovrebbe aprire alle 18:48 ora italiana per una durata di 120 minuti. In quel caso la missione dovrebbe durare 39 giorni invece che 42, concludendosi con un ammaraggio nell’Oceano Pacifico previsto per l’11 ottobre.

Un viaggio di 55mila km e lungo 40 giorni

Il lancio di Artemis 1 dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral sarà la prima missione senza equipaggio ed è il simbolo del ritorno alla Luna, con il più grande razzo mai costruito: Space Launch System (Sls) alto 98 metri e dal diametro di 8,4, sul quale è integrata la capsula Orion, è il più potente mai costruito dall’agenzia spaziale Usa.

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Una volta in orbita Artemis 1 viaggerà per circa 40 giorni (6 settimane circa), arrivando a una distanza di circa 90 chilometri dalla superficie lunare e orbiterà per 55.000 chilometri intorno al satellite prima di rientrare e ammarare nell’Oceano Pacifico al largo della costa di San Diego.

Tre manichini e mille sensori: rilevamenti cruciali

Oltre a testare razzo e astronave, non ci saranno astronauti in questa missione, ma tre manichini di prova sono fissati alla capsula Orion per misurare vibrazioni, accelerazione e radiazioni, uno dei maggiori rischi per l’uomo nello spazio profondo. Per tutti questi rilevamenti, la sola capsula ha più di 1.000 sensori.

Il contributo italiano

La nuova missione della Nasa parla anche italiano. Infatti le aziende Leonardo e Thales Alenia Space, con il contributo dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), giocano un ruolo di primaria importanza nel programma Artemis nel campo delle infrastrutture: robotica, intelligenza artificiale e connettività.

Orion, il veicolo spaziale, oltre alla capsula che ospiterà gli astronauti durante il viaggio, è dotato dello European Service Module (Esm) dell’Esa, il modulo che fornisce elettricità, propulsione, controllo termico, aria e acqua ai viaggiatori. Leonardo, nello stabilimento di Nerviano (Milano), ha costruito i pannelli fotovoltaici (Pva) che compongono le quattro “aIi” del modulo di servizio: queste misurano sette metri ciascuna e sono in grado di erogare circa 11kW complessivi per l’alimentazione dell’elettronica di bordo. Sempre in Lombardia sono prodotte le unità elettroniche (Pcdu) che servono per il controllo e la distribuzione di energia al veicolo spaziale. Thales Alenia Space ha invece curato la realizzazione della struttura del modulo Esm e dei sottosistemi critici – compreso il sistema per la protezione dai micrometeoriti e il controllo termico.

Tra i principali apporti dell’Italia, si evidenzia l’importanza del cubesat ArgoMoon, realizzato da Argotec, un’azienda di ingegneria aerospaziale italiana, fondata nel 2008 a Torino. ArgoMoon è l’unico satellite europeo che raggiungerà l’orbita lunare con lo scopo di fornire alla Nasa supporto visivo sulla corretta esecuzione delle operazioni dello Space Launch System, privo di trasmissioni al momento del rilascio dei CubeSat. Allo stesso tempo, ArgoMoon completerà le operazioni di puntamento attraverso l’utilizzo di un software per la navigazione autonoma e per le manovre orbitali di rientro sulla Terra e di fine vita.

Missione apripista per Artemis 2 e Artemis 3

Il volo di Artemis 1 è un test cruciale. È infatti la prima tappa di un ambizioso programma in più fasi a cominciare dalla seconda missione già ribattezzata Artemis 2: prevista per il 2024, sarà un volo con equipaggio che orbiterà intorno alla Luna senza atterrare sulla superficie (come l’Apollo 8). Poi seguirà Artemis 3 nel 2025 (o forse nel 2026), con atterraggio degli astronauti sulla Luna, dopo l’Apollo 17 nel dicembre 1972. Ma per la prima volta la Nasa farà atterrare una navicella con equipaggio sul polo meridionale della Luna, dove è stata rilevata la presenza di acqua sotto forma di ghiaccio. I precedenti atterraggi sulla Luna sono avvenuti in prossimità dell’equatore.

Nuovo lander lunare: Nasa e la SpaceX di Musk alleati

A partire da Artemis 3, la Nasa prevede di lanciare missioni con equipaggio circa una volta all’anno. E la Nasa ha scelto la SpaceX di Elon Musk per costruire il lander lunare per Artemis 3. La Starship di SpaceX, ancora in fase di sviluppo, servirà come navetta dalla capsula dell’equipaggio Orion alla superficie lunare e ritorno. Ma il programma Artemis prevede anche la costruzione di una stazione spaziale chiamata Gateway che orbiterà intorno alla Luna e servirebbe anche come punto di sosta per qualsiasi futuro viaggio verso Marte.

Destinazione Marte: “Passo da gigante” 

La Luna non sarà solo un punto di arrivo, ma di partenza. L’obiettivo finale del programma Artemis è quello che la Nasa chiama “il prossimo passo da gigante: l’esplorazione umana di Marte”. La Nasa utilizzerà le conoscenze acquisite da Artemis su tute spaziali di nuova generazione, veicoli, propulsione, rifornimento e altre aree per prepararsi a un viaggio su Marte. Il fine è imparare a mantenere una presenza umana nello spazio profondo per un lungo periodo. La creazione di un “campo base” sulla Luna fa parte del piano e gli astronauti potranno rimanere sulla superficie lunare fino a due mesi. Mentre un viaggio sulla Luna dura solo pochi giorni, un viaggio su Marte richiederebbe almeno diversi mesi.

“Oltre a ArgoMoon stiamo già lavorando su due costellazioni di satelliti su Marte e sulla Luna. Nel secondo caso si tratta del progetto Andromeda”. Lo ha affermato il ceo di Argotec David Avino, a margine del lancio di Artemis I. “Al progetto legato ad Artemis hanno lavorato 25 ingegneri a tempo pieno per 2 anni e mezzo”.

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