IL PROGETTO

Spazio e innovazione, la Norvegia porta gli orti sulla Luna

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A guidare sperimentazione è Solys Mining, società specializzata nella ricerca sull’agricoltura nello spazio con base a Strommen. La sfida è quella di individuare un trattamento per rendere fertile il suolo del satellite della Terra. Focus anche sulle coltivazioni idroponiche

Pubblicato il 22 Feb 2023

Farming_on_the_Moon

La conquista della Luna si tingerà di verde. Con tanto di orti lunari. Perché, prima o poi, i futuri coloni sul nostro satellite naturale dovranno diventare agricoltori. E lungo questa rotta procede un innovativo progetto targato Esa Discovery e guidato dalla società norvegese Solsys Mining, fondata nel 2018 e con base a Strommen, che sta analizzando il suolo lunare allo scopo di creare dei fertilizzanti che favoriscano e aiutino la crescita delle piante al di fuori dell’atmosfera.

Buone e cattive notizie

La buona notizia è che l’analisi dei campioni di suolo lunare riportati sulla Terra da “Moonwalker and robots” mostra che ci sono sufficienti minerali per la crescita delle piante, a parte i composti dell’azoto. La cattiva notizia è che il suolo lunare (o “regolite”, un insieme eterogeneo di sedimenti, polvere e frammenti di materiale, che compongono lo strato più esterno della superficie dei corpi celesti) si compatta in presenza di acqua, creando problemi per la germinazione delle piante e la crescita delle radici.

Il ruolo dell’agricoltura idroponica

Nel campo dell’esplorazione spaziale, l’agricoltura idroponica (la coltivazione delle piante fuori dal suolo, cioè senza terra e grazie all’acqua) offre quindi un’alternativa pratica: questo tipo di tecnica di coltivazione prevede l’alimentazione delle radici delle piante direttamente con acqua ricca di sostanze nutritive, senza bisogno di terra. Tuttavia, c’è anche del potenziale per rendere coltivabile il suolo lunare, sulla base dell’utilizzo delle risorse in situ.

Un progetto all’avanguardia

Il progetto “Enabling Lunar In-Situ Agriculture by Producing Fertilizer from Beneficiated Regolith”, guidato da Solsys Mining con il Norway Geotechnical Institute (Ngi) e il Center for Interdisciplinary Research in Space (Ciris), prevede lo studio di una combinazione di processi meccanici, chimici e biologici per estrarre i nutrienti minerali dal suolo lunare. Gli elementi di valore potrebbero dover essere concentrati prima del loro uso, mentre quelli indesiderati sarebbero eliminati.

Come colonizzare la Luna

“Questo progetto è essenziale per la futura esplorazione lunare a lungo termine” e per la sua colonizzazione, spiega l’ingegnere dei materiali e dei processi dell’Esa, Malgorzata Holynska: “Una presenza sostenibile sulla Luna comporterà l’utilizzo delle risorse del nostro satelline naturale, compreso l’accesso ai nutrienti presenti nel suolo lunare per favorire la coltivazione delle piante. L’attuale studio apre la strada a ricerche più dettagliate in futuro».

Dal canto suo, il team di Solsys Mining è ottimista: ha infatti già coltivato fagioli utilizzando una simulazione del regolite lunare come fonte di nutrienti per queste piante di legumi.

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