IL PROGETTO

Venturi Astrolab scommette sul turismo spaziale: pronto il veicolo Flex

La start-up con sede a Hawthorne ha realizzato un mezzo di superficie studiato per essere guidato direttamente, in modalità semi-autonoma o in remoto, sia da una navicella o base di appoggio sia dalla Terra

14 Mar 2022

Nicola Desiderio

L’industria aerospaziale privata affila le armi anche per i rover lunari e planetari. Ci prova la Venturi Astrolab che ha disegnato e realizzato Flex (Flexible Logistics and Exploration), un mezzo studiato per adempiere a diversi compiti, grazie alla progettazione modulare, e per essere guidato direttamente, in modalità semi-autonoma o in remoto, sia da una navicella o base di appoggio sia dalla Terra.

La Venturi Astrolab è una start-up che ha sede a Hawthorne, nell’area metropolitana di Los Angeles, ed è letteralmente a un tiro di schioppo dal quartier generale di SpaceX. E proprio qui ha trascorso 7 anni della sua carriera il fondatore Jaret Matthews, che ha lavorato al progetto Dragon (comprese le navicelle Crew Dragon che portano gli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale) dopo 10 anni passati alla Nasa. All’agenzia statale ha lavorato al Jet Propulsion Laboratory (Jpl) e al Robotic Vehicles Group dove ha messo le mani su mezzi da esplorazione lunare e marziana come Spirit, Opportunity e Curiosity nonché ad Athlete (All-Terrain Hex-Legged Extra-Terrestrial Explorer).

E proprio ad alcuni elementi di quest’ultimo si ispira il Flex, in particolare per il sistema di sospensioni, con bracci articolati che hanno le ruote alle estremità. L’Athlete ne ha sei, mentre il Flex ne ha quattro e le ruote hanno pneumatici senz’aria fissati su cerchi con raggi in materiale polimerico secondo un concetto già utilizzato da Michelin, Bridgestone e Goodyear. E a proposito di industria automobilistica, la Venturi Astrolab fa parte del gruppo Venturi con sede nel principato di Monaco, impegnato in Formula E e detentore del record mondiale di velocità sia per le auto elettriche, sia per le moto elettriche: il primo con il Buckeye Bullet 3 (549,43 km/h), il secondo con la Voxan Wattman (455,74 km/h) guidata dal 6 volte campione del mondo (quattro nella Classe 250 e due nella Superbike) Massimiliano Biaggi.

L’azienda guidata da Gildo Pastor ha con quella di Matthews un’alleanza strategica che riguarda in particolare le batterie e la loro gestione termica in condizioni estreme, ma non solo. Con Astrolab collabora anche Sasha Lakic, eclettico designer serbo che ha messo la propria matita in diversi settori oltre a quelli della mobilità e nel 2006 ha firmato per il costruttore monegasco un prototipo di auto elettrica ad energia solare che fu ribattezzato proprio Venturi Astrolab. Il progetto del nuovo rover lunare dunque mescola esperienze diverse ed interessanti e “per quanto ne so, siamo gli unici ad avere prodotto un prototipo funzionante con tali dimensioni e capacità” ha affermato Matthews che lo scorso dicembre ha portato la propria creatura sulle Dumont Dunes, nella Valle delle Morte, per una sessione di test durata 5 giorni.

Uno dei punti di forza del Flex è il suo rapporto tra massa (500 kg) e portata utile (1.500 kg). Il vano di carico è da 3 metri cubi e i due astronauti lo guidano con un joystick rimanendo in piedi nella parte posteriore, a metà strada tra i Segway e i mezzi della nettezza urbana. Un altro vantaggio è l’autonomia di 8 ore ad una velocità di 18 km/h che gli permette di andare anche nei lati oscuri dove può rimanere in modalità di attesa per 300 ore. Una volta esposto ai raggi solari, può ricaricarsi attraverso 3 metri quadrati di pannelli fotovoltaici incorporati o utilizzando un modulo separato. Un progresso enorme rispetto ai tre Lrv (Lunar Roving Vehicle) soprannominati ‘moon buggy‘ utilizzati per le missioni Apollo 15, 16 e 17 tra il 1971 e 1972 – i primi ed unici mezzi ad aver trasportato umani sulla superficie di un astro terroso diverso dalla Terra – la cui batteria bastava a malapena per 40 km e non era ricaricabile.

Il Flex, collaudato in persona da un membro del consiglio di Astrolab, Chris Hadfeld, e da Michelle Lin, una fresca laureata al Massachussets Institute of Technology, ha dimostrato di funzionare ed essere anche divertente da guidare. L’obiettivo dell’azienda di Hawthorne è sviluppare una famiglia di veicoli funzionale all’esplorazione umana sulla Luna e sugli altri pianeti, dunque l’aspirazione è di essere considerati per il progetto Artemis e per la futura base lunare permanente. La Nasa sta già lavorando con la Lockeed Martin per la realizzazione dei cosiddetti Viper (Volatiles Investigating Polar Exploration Rover) insieme a General Motors che collaborò anche ai primi Lrv realizzati dalla Boeing. A mezzi analoghi stanno lavorando anche Audi, Hyundai, Toyota, Nissan e Stellantis che sul tema ha avviato una collaborazione con la Thales Alenia Space di Torino.

@RIPRODUZIONE RISERVATA