GREEN ECONOMY

Cop27, i dati satellitari determinanti per fare fronte all’emergenza clima

Grazie alle rilevazioni dallo Spazio la mappa aggiornata dal 1993 ad oggi: disponibili informazioni sulla temperatura media mondiale, concentrazione della CO2 in atmosfera, livello degli oceani, estensione e perdita di massa dei ghiacciai

07 Nov 2022

Paolo Marelli

osservazione terra, space

I satelliti sono cruciali per fotografare il cambiamento climatico e fornirci un quadro dettagliato dell’emergenza. Le rilevazioni provenienti dallo Spazio permettono infatti di avere una mappa aggiornata e di monitorare l’allarme climatico che sta investendo la Terra. Lo hanno ribadito gli esperti di riscaldamento globale alla vigilia dell’apertura della Conferenza Onu sui Cambiamenti climatici, la Cop27, in programma a Sharm El-Sheikh in Egitto, quando hanno illustrato i sei indicatori chiave per misurare la reale portata dei cambiamenti climatici, anche rispetto a quando, nel 1995, si è tenuta la prima conferenza sul tema. Questi “segnali spia” sono: temperatura media mondiale, concentrazione del CO2 nell’atmosfera, livello degli oceani, contenuto energetico degli oceani, estensione delle superficie di ghiaccio e perdita di massa dei ghiacciai.

Il grido di sofferenza della Terra

Il nostro Pianeta è in sofferenza. E lo conferma anche il rapporto “Stato del clima globale nel 2022” dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo), diffuso alla Conferenza Onu sul clima. I dati in arrivo dai satelliti parlano chiaro: il livello medio dei mari è aumentato di circa 3,4 millimetri all’anno nei trent’anni dal 1993 al 2022, e il tasso di aumento è raddoppiato dal 1993 ad oggi. L’accelerazione è dovuta allo scioglimento dei ghiacci. In due anni e mezzo, dal gennaio 2020 all’agosto 2022, il livello medio dei mari è salito di ben 10 millimetri: si tratta del 10% dell’innalzamento complessivo negli ultimi 30 anni, da quando sono partite le misurazioni satellitari.

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Un’emergenza in cifre

Prima dell’avvio della Cop27, il quotidiano francese “Le Monde” ha realizzato una serie di grafici sugli andamenti di queste sei voci, incrociando i dati rilevati dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa), National Aeronautics and Space Administration, Berkeley Earth e University of Colorado (Usa), dal Met Office (Gb), Centre national d’etudes spatiales (Francia), European Organisation for the Exploitation of Meteorological Satellites e World glacier monitoring service (Onu). 

Termometro in continua salita

Nel settembre 2022 le temperature rilevate su scala globale sono state in media superiori di 1,11 grado rispetto all’era pre-industriale mentre la variazione degli ultimi dieci anni è stata di 1,13. Gli ultimi otto anni sono stati i più caldi mai osservati. Secondo l’Ipcc, la differenza di temperatura tra il 1850-1900 e il periodo 1981-2010 ammonta a +0,69 C.

Concentrazione di Co2 mai così alta

Il livello di concentrazione del diossido di carbonio (Co2) – gas serra che contribuisce notevolmente al riscaldamento del Pianeta – attualmente osservato è il più alto da due milioni di anni. Nel settembre 2022 all’Osservatorio di Mauna Loa, a 3.400 metri, è stato rilevato un valore di 415,95 ppm (parti per milioni). 

Innalzamento dei mari, città a rischio

In media, dai primi rilevamenti, nel 1993, il livello degli oceani è aumentato di 3 millimetri l’anno. Secondo il dato Nasa, l’aumento ha raggiunto quota 64,11 mm nel settembre 2022. L’innalzamento del livello del mare potrebbe in definitiva minacciare l’esistenza di molte città costiere in tutto il mondo, e quindi sfollare centinaia di milioni di persone.

Contenuto energetico degli oceani

Gli oceani assorbono il 90% del calore in eccesso accumulato nel sistema climatico. L’oceano accumula energia a una velocità di 4 zettajoule all’anno. Ciò equivale a 127 mila centrali nucleari (1 gigawatt di produzione in media) che scaricherebbero la loro energia direttamente negli oceani del mondo. Gli esperti hanno calcolato tra il primo trimestre 1955 e il terzo trimestre 2022 la differenza dell’energia assorbita nella parte superiore degli oceani (tra 0 e 700 metri) rispetto alla media sul periodo 1981-2010 in zettajoule. Il valore iniziale rilevato era di – 69,13 mentre l’ultimo è di + 167,14. 

Artartide, lo scioglimento accelera

In Antartide, dal 2016 il ritiro del ghiaccio si è leggermente accelerato. Le osservazioni effettuate dal satellite misurano le superfici ghiacciate dell’acqua di mare che galleggiano sulla superficie degli oceani. Gli esperti hanno misurato l’evoluzione della superficie del ghiaccio nell’Artico e nell’Antartico rispetto alla media del periodo 1981-2010: ad ottobre 2022 per l’Artico il valore è stato di -1,54 milione di km2 mentre nel gennaio 1979, epoca del primo rilevamento, era di + 1 milione di km2.

Ghiacciai sulle vette addio 

Dal 1970, anno delle prime misurazioni, i 40 ghiacciai di riferimento nel mondo hanno perso uno strato di ghiaccio totale di 28 metri. Vent’anni fa la perdita cumulata era di 10,25 metri, mentre nel 2012 era di 16,95 m. La perdita annuale di ghiaccio viene misurata tenendo conto della differenza tra la neve accumulata, lo scioglimento o l’evaporazione del ghiaccio. Oltre a un impatto sull’innalzamento delle acque, lo scioglimento dei ghiacciai potrebbe eventualmente causare l’esaurimento delle risorse di acqua potabile.

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