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Droni e space economy, industria italiana in pole position

C’è un boom nel loro utilizzo sia in campo militare che civile. Anche perché la tecnologia applicata a questi aeromobili radiocomandati continua a crescere. Come il loro mercato che si stima oltre i 43 miliardi di dollari nel 2024

12 Dic 2022
droni

Anche in Italia, come nel resto del mondo, il mercato dei droni è in continua crescita (+20% ogni anno). E, secondo le previsioni degli analisti, lo sarà ancor di più nei prossimi anni. È stato calcolato che, nel 2018, le vendite globali abbiano generato ricavi per 14,1 miliardi di dollari. Stando invece a una recente stima, questa cifra triplicherà entro la fine del 2024: l’industria mondiale dei droni varrà oltre 43 miliardi di dollari, con applicazioni anche nel campo aerospaziale.

Ma questo boom economico va a braccetto con lo sviluppo tecnologico che ha avuto un’evoluzione enorme in questi ultimi anni. Un esempio? Stringendo il focus al campo della sensoristica, un drone attualmente può essere equipaggiato con dispositivi per effettuare rilevazioni nello spettro del visibile (camere digitali compatte o professionali) e dell’infrarosso (camere termiche). Così come essere dotato di camere multispettrali. E persino di sensori più evoluti, come quelli Lidar per il telerilevamento o quelli per il monitoraggio della qualità dell’aria.

Prima però di entrare in dettagli tecnici, vediamo più in generale che cosa siano i droni, quanti tipi ne esistano, quando, dove e come siano utilizzati.

Cosa si intende per droni

I droni sono velivoli privi di pilota umano a bordo e sono comandati a distanza. Essendo radiocomandati, il loro volo è controllato da un computer a bordo, oppure tramite il controllo remoto di un navigatore o un pilota, sul terreno o in altre posizioni.

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Spesso i droni sono indicati anche per mezzo di sigle. In Italia, la più diffusa è Apr (Aeromobile a pilotaggio remoto). Altri acronimi derivano dall’inglese: Rpa (Remotely piloted aircraft) o Uav (Unmanned aerial vehicle). E ancora: Rpv (Remotely piloted vehicle), o Roa (Remotely operated aircraft) oppure Uvs (Unmanned vehicle system).

Per cosa sono utilizzati i droni

I droni hanno due tipi di impiego: militare e civile. Nel primo caso, sono usati generalmente per operazioni di ricognizione e sorveglianza, oltre che di disturbo e inganno nella guerra elettronica.

All’inizio i droni sono stati costruiti per scopi militari. Avevano grandi dimensioni che poi via via sono andate riducendosi fino a quelli di nuova generazione, sempre più piccoli e dotati di tecnologie e sensori sofisticati e che consentono il controllo da remoto di una missione annullando il rischio di perdere vite umane in aree molto pericolose.

I droni per uso bellico possono essere attrezzati con armamenti o con telecamere e dispositivi di trasmissione che permettono l’invio di immagini in tempo reale, 24 ore su 24, anche a molti chilometri di distanza. I droni sono stati utilizzati in campo militare soprattutto dagli Stati Uniti per combattere il terrorismo islamista.

Tuttavia, nel 2014 il Parlamento Europeo ha detto sì a una Risoluzione sui pericoli dell’uso dei droni militari. Poi, nel settembre 2018, sempre il Parlamento di Strasburgo ha diffuso una Risoluzione sui pericoli derivanti da sistemi d’arma completamente autonomi tra i quali i droni.

Nel secondo caso, sono utilizzati nel campo della sicurezza territoriale, per esempio nel pattugliamento dal cielo delle frontiere tra nazioni o nella lotta ai narcotrafficanti come nel caso di Messico e Stati Uniti. Sono impiegati nell’ampliamento della connessione Internet per diminuire il divario digitale. Si sono avvalsi dell’aiuto dei droni sia Google che Facebook.

E ancora: nel monitoraggio aereo di siti archeologici in funzione anti-furto e per il commercio illegale di reperti; nel controllo dall’alto di centrali termoelettriche e impianti industriali; nel telerilevamento per la mappatura di colture e vegetazione; nell’aerofotogrammetria e rilievo dell’architettura per la mappatura di edifici e città; per il monitoraggio ambientale in difesa di biodiversità e fauna e in caso di calamità naturali per le operazioni di ricerca e soccorso. E, infine, in tutti quegli utilizzi dove siano richieste videoriprese e fotografie.

Quanti tipi di droni ci sono

Per i droni per impiego civile attualmente è in vigore questa classificazione in base al loro peso:

  • Classe C0 (con peso inferiore ai 250 grammi);
  • Classe C1 (con peso inferiore ai 900 grammi);
  • Classe C2 (con peso inferiore ai 4 chilogrammi);
  • Classe C3 e C4 (con peso inferiore ai 25 chilogrammi).

Per i droni con un peso superiore ai 250 grammi ci sono due obblighi: il primo è la registrazione sul portale “D-Flight”, il secondo è la sottoscrizione di un’assicurazione per la responsabilità civile per coprire eventuali danni a cose e persone.

Ma, oltre al peso, i droni sono suddivisi in 4 categorie distinte in base alle funzioni. Le cosiddette “categorie open” che fanno riferimento all’impiego di droni per operazioni a basso rischio e prevedono una serie di requisiti stabiliti dalla regolamentazione europea. In sintesi:

  • Categoria A1, Classe C0: la quota massima di volo è di 120 metri e il drone deve essere pilotato in visibilità ottica (usando gli occhi e quindi comandati a vista, senza nessuna telecamera a bordo). Sono principalmente i droni per attività ludico-ricreative. Questa categoria di droni può sorvolare persone sporadiche, ma non assembramenti;
  • Categoria A1, Classe C1: in aggiunta alle regole della categoria precedente, c’è l’obbligo di ottenimento di un attestato per l’operatore. Inoltre, è vietato il sorvolo delle persone non sporadiche (nel caso il pilota deve cercare di ridurre subito il tempo di sorvolo). Infine, questi droni devono essere dotati di un transponder registrato;
  • Categoria A2, classe C2: oltre alle regole della categoria precedente, c’è l’obbligo di mantenere una distanza orizzontale di 30 metri dalle persone non coinvolte. Per pilotare questi droni serve il doppio attestato: addestramento pratico ed esame teorico;
  • Categoria A3, classi C2, C3 e C4: oltre a tutte le regole precedenti, c’è da tenere una distanza di sicurezza orizzontale di 150 metri da zone residenziali, commerciali, industriali o ricreative essendo droni di più grandi dimensioni.

Chi può usare i droni

Anzitutto è possibile guidare un drone anche se si hanno meno 16 anni purché alla presenza di un osservatore, il quale però deve avere più di 16 anni ed essere in possesso di una licenza Ue per droni.

Infatti, l’Agenzia europea per la sicurezza aerea, nota anche come Easa o Aesa, ha messo a punto la normativa per l’utilizzo dei droni in Europa e, di conseguenza, anche in Italia. Il punto chiave è il patentino per guidare un drone. Per un utilizzo ricreativo o professionale (ma limitatamente alle categorie A1-A3) è sufficiente superare un esame online sul sito internet dell’Enac (Ente nazionale dell’aviazione civile).

Per un utilizzo ricreativo e/o professionale di droni di peso compreso tra i 500 grammi e i 2 chili in ambiente urbano occorre conseguire l’Attestato A2, il cosiddetto “Patentino A2 per droni”: è un certificato rilasciato dall’Enac dopo aver superato il precedente esame di pratica e, in aggiunta, una prova di teoria.

Cosa dice la legge

Per il loro impiego c’è una normativa internazionale, comunitaria e nazionale. Il rapporto tra queste fonti è di tipo gerarchico.

Anzitutto l’Icao (l’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile delle Nazioni Unite) ha dato ai droni lo status di aeromobile e, quindi, applicando a essi le norme relative a questa classificazione.

Poi l’Agenzia europea per la sicurezza civile (Easa) ha promulgato il Regolamento europeo per l’uso dei droni, tenendo conto sia del tipo di operazione che del loro peso. Regolamento che è stato accolto e applicato anche in Italia dall’Enac.

In dettaglio: con la “Decision 2022/002/R” del 7 febbraio 2022, Easa ha aggiornato Gm e Amc del regolamento europeo droni. Si tratta delle linee guida (Gm) e dei metodi accettabili di conformità (Amc) grazie ai quali è possibile interpretare al meglio il Regolamento europeo droni. Seguendo queste disposizioni, si ha la certezza di guidare i droni nel rispetto della normativa vigente.

Chi produce droni in Italia

I nomi più noti sono l’azienda Italdron di Ravenna, la società DroneBase di Rimini, la Flytop di Roma, l’Ids (Ingegneria dei sistemi) con quartier generale a Pisa e appartenente a Fincantieri Group, l’azienda Nimbus di Lombardore (Torino). In ambito militare ci sono il colosso Leonardo e Piaggio Aerospace.

Quanti piloti ci sono in Italia

Sono circa 42mila in Italia coloro che possono guidare un drone in quanto in possesso di un attestato in corso di validità ed emesso dall’Enac.

Quali possono volare in città

Il volo in classe A1 (quindi sopra alle persone non informate) è consentito con droni inferiori a 250 grammi oppure con i droni tra 250 e 900 grammi, ma provvisti dell’apposita certificazione Ce. In questo caso quindi è possibile volare sopra i centri abitati. Ma questa tipologia di volo richiede un corso online seguito da un esame.

Va ricordato inoltre che in Italia non è permesso far volare un drone oltre i 120 metri, né nello spazio aereo controllato né al di fuori della visuale del pilota del drone. Così come non è consentito far volare i droni sopra gli edifici senza un certificato A2, né vicino ad aeroporti, basi militari, traiettorie di volo di elicotteri e altre zone sensibili.

In quali paesi sono vietati

Nel mondo ci sono 21 Stati in cui l’utilizzo dei droni è vietato. Ecco quali sono: Algeria, Antartica, Bahrain, Barbados, Bhutan, Brunei, Costa d’Avorio, Corea del Nord, Cuba, Egitto, Iran, Iraq, Kirghizistan, Kuwait, Madagascar, Marocco, Nicaragua, Senegal, Siria, Tunisia, Uzbekistan.

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