LA DISPUTA

La Russia pronta ad abbandondare la Iss. Nel 2025 in orbita il primo modulo della Ross

Il nuovo direttore generale di Roscosmos, Yuri Borisov, conferma che il Paese lascerà entro il 2024, ma senza inviare comunicazioni ufficiali alla Nasa e alle altre agenzie. E circolano le prime informazioni sulla nascita della Stazione spaziale made in Mosca

28 Lug 2022

Nicola Desiderio

Iss

Il nuovo direttore generale di Roscosmos annuncia che la Russia lascerà la Stazione Spaziale Internazionale (Iss) nel 2024, ma la Nasa afferma di non aver ricevuto alcuna comunicazione ufficiale in merito, anzi afferma che Mosca rimarrà fino a quando non avrà costruito la propria stazione spaziale Ross che, a quanto pare, comincerà ad essere installata dal 2025.

La stazione russa si chiamerà Ross

La Ross (Russian Orbital Service Station) è stata annunciata lo scorso 15 luglio, in occasione delle dimissioni di Dmitri Rogozin dalla carica di direttore generale della Roscosmos a favore Yuri Borisov. Lo scorso 26 luglio, secondo l’agenzia di stampa Tass, il nuovo numero uno dell’agenzia spaziale russa, nel corso di un incontro con Vladimir Putin, avrebbe affermato: “Adempiremo in pieno ai nostri obblighi verso tutti i nostri partner, ma la decisione di ritirarci da questa stazione dopo il 2024 è stata presa” facendo seguito a quanto già affermato da Rogozin alla fine di aprile il quale, annunciando l’addio anche da questa iniziativa spaziale congiunta, disse anche che avrebbero notificato le loro intenzioni con 12 mesi di anticipo.

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Nessuna comunicazione ufficiale, ad ora

C’è dunque da supporre che nessuna comunicazione ufficiale in merito arriverà a Nasa, Esa, Csa e Jaxa prima del 2023. L’unica ufficialità che riguarda la Iss e gli accordi tra Nasa e Roscosmos risale per il momento al 14 luglio quando le parti hanno firmato un accordo con il quale gli astronauti russi saliranno a bordo di tre missioni a bordo della navicella Crew Dragon e altrettanto faranno quelli di Nasa e altre nazioni con le Soyuz per raggiungere la stazione.

Le ragioni ufficiali dell’addio russo

Ovviamente il lancio della Tass del 26 luglio sottolinea come gli unici propulsori di correzione dell’orbita presenti sulla Iss siano quelli presenti sul modulo russo Progress e sottolinea che lo stato manutentivo della stazione sia precario tanto che ci sarebbero pericoli per l’operatività ed eventuali operazioni di ripristino avrebbero bisogno di “quantità colossali di denaro”.

La nuova stazione russa decisa già nel 2021

La nota inoltre non fa dipendere la decisione di Mosca di approntare una nuova stazione dal deteriorarsi dei rapporti con gli stati occidentali a seguito dell’invasione dell’Ucraina. La Ross sarebbe stata infatti decisa già nel 2021 e nel maggio del 2022 sarebbe stato firmato un contratto con la Energia Space Rocket Corporation per costruire il primo modulo di base della nuova stazione. Sarebbe dunque tramontata anche l’ipotesi che la Russia avrebbe mantenuto un avamposto orbitale terrestre a bordo della Tiangong, ormai in via di finalizzazione.

Il primo modulo di Ross in orbita dal 2025

È invece di oggi un altro nota con la quale la Tass riporta le parole di Kathy Lueders, space operations chief della Nasa – “Non stiamo ricevendo alcuna indicazione ad ogni livello operativo che qualcosa sia cambiato” – e, senza commentarle, aggiunge un altro particolare importante: il primo modulo della nuova stazione spaziale russa sarà in orbita nel 2025 e sarà una riconversione: era stata infatti originariamente pianificata per scopi di ricerca e di produzione di energia sulla Iss. Afferma inoltre, citando parole di Rogozin che nessuno ha mai pubblicato, che nel primo periodo ci potrebbe essere una sovrapposizione della presenza russa su entrambe le stazioni. Questa situazione costringerebbe Mosca a sedersi al tavolo per negoziare la conferma della propria presenza, per quanto temporanea e a tempo parziale, sulla Iss.

Sulla Iss business as usual

Non abbiamo ricevuto alcuna parola ufficiale dal partner per quanto ne sappiamo ad oggi” ha affermato Robyn Gatens, direttore Iss alla Nasa aggiungendo che “credo che i russi, così come noi, stiano pensando a quello che ci sarà dopo per loro. Così come noi, che stiamo pianificando una transizione dopo il 2030 verso stazioni commerciali in bassa orbita, anche loro hanno piani simili”. Anche l’astronauta Kjell Lindgren, in collegamento video dalla Iss ha affermato che neppure in orbita hanno sentito parlare di comunicazioni ufficiali, che tutti continuano a lavorare insieme procedendo come previsto sia con l’operatività ordinaria sia per l’attività di sperimentazione.

La Casa Bianca determinata al 2030

Rimane confermata da parte americana l’intenzione di prolungare la vita della Iss dal 2024 al 2030 con l’approvazione delle agenzie di Europa, Canada e Giappone. “Andremo al 2030 senza dubbio. Chiunque pensi che ci sia un piano differente, è nel torto, Andremo al 2030” ha ripetuto Joel Montalbano, program manager per la Iss alla Nasa senza negare che vi sono contrasti, ma rifiutando di commentare le parole di Borisov.

I problemi da risolvere per la Nasa

Una cosa è sicura: la Nasa deve prepararsi al dopo e, per quanto le mosse della Russia sembrino far presagire una permanenza maggiore del previsto sulla Iss dopo il 2024, c’è da pensare a come rimpiazzare i propulsori russi e alle lentezze e alle debolezze con le quali le aziende commerciali destinate a rimpiazzare la Iss con i loro moduli stiano procedendo. Secondo Mike Gold, ex dirigente della Nasa, “Dovremmo guardare a questa [situazione] come un’opportunità per allargare la collaborazione per la Iss e guardare a modi più innovativi per integrare i partner commerciali a bordo della Iss”.

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