L'INTERVISTA

Logistica spaziale, Kurs Orbital in campo per far crescere l’Italia. Usov: “Paese chiave”

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Il fondatore della startup torinese ed ex numero uno dell’Agenzia spaziale ucraina: “Ma servono maggiori investimenti pubblici e standard per rendere le destinazioni interoperabili”

Pubblicato il 21 Nov 2022

Federica Meta

Volodymyr - Usov - kurbs orbital

L’Italia può ambire a una posizione di leadership nel settore della logistica spaziale a patto che le istituzioni decidano di investire in maniera ancora più massiccia nel settore spaziale. Delle prospettive di crescita e del ruolo chiave ce il nostro Paese può giocare ne parliamo con Volodymyr Usov, fondatore della startup torinese Kurs Orbital ed ex numero uno dell’Agenzia spaziale ucraina.

Usov, la logistica spaziale è un settore strategico per lo sviluppo dell’industria spaziale. Ma perché è così importante?

Se guardiamo alla storia della logistica qua sulla terra possiamo facilmente capire quanto sia stato importante nello sviluppo delle industrie e nella produzione di prodotti sempre più all’avanguardia una logistica mondiale, ben strutturata, interconnessa e soprattutto con degli standard utilizzati da tutti. Attualmente la logistica spaziale ha una sola destinazione, la Iss, ed è accessibile solo previa conquista di contratti governativi. In pochi anni, però la situazione cambierà radicalmente: la Nasa sta co-finanziando la costruzione di 4 stazioni spaziali commerciali e si sta aggiungendo anche la Luna tra le destinazioni possibili. Sono in gran parte destinazioni non più soggette a governi che decidono chi fornirà cosa, ma un nuovo libero mercato dove aziende possono muoversi come sulla terra. Senza contare nuove possibilità di missione che finora non sono mai state necessarie: pensate solo alla possibilità di spostare materiale o personale da una stazione all’altra. E proprio perché questo è un mercato nuovo è molto, molto importante definire degli standard che utilizzino tutti sin da subito.

Per quale motivo?

Se le destinazioni sono interoperabili, allora il mercato è sviluppabile rapidamente e facilmente, perché con un singolo set di tecnologie si può andare ovunque e servire chiunque. A tutto questo vanno ad aggiungersi nuovi servizi in orbita che finora erano stati preclusi da assenza di tecnologie, di richiesta, o banalmente da costi troppo elevati. Ci sono molte aziende che stanno nascendo per offrire rifornimenti in orbita, manutenzione, ispezione, assemblaggio e manifattura, estensione vita o decommissionamento di satelliti. Le orbite terrestri sono un vero calderone di opportunità. E come spesso capita, chi prima arriva meglio alloggia.

Quali sono le prospettive di crescita del settore in Italia e nel mondo?

L’Italia ha da sempre un posto leader nella realizzazione dei moduli abitativi spaziali. Gran parte della Stazione Spaziale Internazionale, del Gateway e attualmente tutti i moduli contrattualizzati da Axiom per la sua stazione spaziale commerciale sono stati realizzati o in corso di realizzazione a Torino dalla Thales Alenia Space. La stessa azienda che produce anche parte delle navi cargo Cygnus. Alla stessa maniera il sistema Kurs, padre del nostro modulo ARCap, ha ormai 37 anni di utilizzo nello spazio sulla Mir prima e sulla Iss tutt’ora. È responsabile di più di 300 attracchi in orbita, il 65% di tutti quelli avvenuti nella storia dell’esplorazione spaziale.

E dunque?

Con il mercato che stiamo vedendo nascere davanti agli occhi l’Italia può vantare un buonissimo punto di partenza in questi settori. Il mondo ovviamente non è fermo e non ci lascerà il monopolio su queste expertise, ma si parla di tecnologie molto difficili da sviluppare e che richiedono anche molta esperienza operativa nello spazio a garanzia di sicurezza. Per cui è fondamentale che si sfrutti questo vantaggio a nostro favore.

Quali sono gli ostacoli – se ci sono – che potrebbero rallentare la crescita?

I maggiori problemi della space economy, almeno qua in Europa, sono la lentezza decisionale a livello di istituzioni, la paura di innovare troppo, il perseverare negli errori piuttosto di ammettere di aver sbagliato, la dimensione ridotta di investitori dedicati al settore spaziale se ci si confronta agli Stati Uniti. Se invece si guarda a livello mondiale le incertezze economiche, la difficoltà nel reperire materie prime, insomma le difficoltà che possono colpire qualunque altro settore nel mondo. Non siamo disconnessi dai rallentamenti della crescita mondiale. La commercializzazione dello spazio non è in discussione, ma il raggiungimento di alcuni obiettivi come una florida logistica spaziale può tardare se tutto il mondo rallenta. E a livello competitivo sta alle aziende farsi trovare più pronte delle altre.

Quale ruolo può svolgere Kurs Orbital in un contesto di crescita?

Il nostro background di esperienza nei sistemi di rendezvous e attracchi automatizzati ci permette di partire con un prodotto che non deve dimostrare di non essere solo una buona idea. Anzi ci permette di presentarci per primi al mondo come fornitori di questa importante tecnologia con una piattaforma standard e facilmente installabile su qualunque tipologia di veicolo spaziale. Siamo abilitanti per tutte le aziende che intendono operare nel business delle operazioni di supporto, manutenzione, assemblaggio e manifattura in orbita (Osam), della logistica e della rimozione di detriti spaziali, ma che non vogliono spendere ingenti risorse economiche e di tempo nello sviluppo di questo sistema. Abbiamo l’opportunità di poter diventare uno standard del settore.

Quali i piani di sviluppo di Kurs Orbital per l’Italia?

In primis stiamo ricollocando parte del nostro organico ucraino in Italia, ma  ovviamente non abbiamo intenzione di fermarci qua. Siamo partner con i Politecnici di Torino e di Pisa in un programma di ricerca sulle missioni Osam e, oltre a poter offrire la nostra esperienza, è un’occasione unica per poter scovare nuovi talenti. Abbiamo la nostra sede nei locali di I3P e un centro di produzione in Sicilia. Cresceremo in parallelo con lo sviluppo del nostro mercato. Per questi motivi, innanzitutto, va ringraziato il Centro Estero per l’Internazionalizzazione del Piemonte che ci ha aiutato nella sistemazione della nostra azienda qua in Italia. Inoltre siamo freschi vincitori della StartCup Piemonte e Valle d’Aosta grazie anche al supporto di I3P, e tra pochi giorni parteciperemo al concorso nazionale organizzato da PniCube a L’Aquila, nel quale siamo sicuri di poter figurare altrettanto bene. Sono segnali che, uniti all’incubazione nell’Esa Bic Turin, ci fanno capire di essere sulla strada giusta per raggiungere i traguardi che abbiamo in mente.

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