L'INTERVISTA

Pertosa: “Italia in pole sui satelliti elettrici, ora investire in skill strategiche”

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L’amministratrice delegata di Sitael: “Il lancio di MicroHetSat ci colloca in una posizione di leadership ma il sistema della formazione deve ascoltare le necessità delle aziende sul fronte competenze e dirottare risorse su segmenti ad alto valore tecnologico”. Legge sullo Spazio: “Serve una politica industriale che punti su prodotti in grado di far crescere il Pil del Paese”

Pubblicato il 03 Apr 2024

Federica Meta

Chiara Pertosa CEO SITAEL

“Per la Space economy italiana è fra le 10 cose più importanti accadute negli ultimi 60 anni, cioè da quando da quando il nostro Paese ha lanciato il suo primo satellite, il San Marco 1, nel dicembre 1964”. Chiara Pertosa, amministratrice delegata di Sitael, spiega la strategicità di MicroHetSat, il primo satellite completamente elettrico e al 100% made in Italy, realizzato   nella fabbrica dall’azienda della galassia di Angel Holding, fondata e presieduta da Vito Pertosa, per l’Agenzia spaziale europea.

Il satellite è stato lanciato con successo a dicembre scorso: grazie ad un motore al plasma, MicroHetSat è un vero “ascensore spaziale” che permette, a consumi ridotti, manovre impensabili fino ad ora per i piccoli satelliti, evitando rischi di collisione e mitigando il problema dei detriti orbitali, con importanti risvolti sulla sostenibilità nelle attività spaziali.

Pertosa, perché è così importante per l’Italia il lancio di MicroHetSat?

Perché posiziona il nostro Paese nel gruppo dei leader mondiali nella progettazione e realizzazione di satelliti a propulsione elettrica, frutto della ricerca sulla fisica dei plasmi che cambierà il settore spaziale in ottica di maggiore sostenibilità. E poi, non meno importante, perché rafforza l’indipendenza tecnologica del Paese. Finora il segmento dei satelliti a propulsione elettrica è stato presidiato soprattutto dai russi, ma sappiamo che le sanzioni decise a valle dell’invasione dell’Ucraina hanno colpito soprattutto l’aerospazio e questa situazione ha, per forza di cose messo, in standby l’impegno di Mosca. In Europa siamo in grado di competere con la Francia che è l’altro grande Paese investitore sui satelliti a propulsione elettrica. Infine, il lancio di MicroHetSat consentirà all’Italia di diventare leader anche del mercato privato, tipicamente caratterizzato costellazioni di satelliti a orbita bassa.

Come ha lavorato Sitael per la realizzazione di questo satellite?

Per la propulsione, è stato un lavoro lungo dieci anni,  che trae origine dal principio della fisica dei plasmi.  Qualche anno invece è servito per sviluppare tutti gli elementi del satellite, dal computer di bordo al sistema di controllo, dai pannelli solari, agli alimentatori e al sistema di comunicazione, sono stati realizzati dai nostri ingegneri e tecnici. Siamo l’unica azienda italiana ad avere una capacità a 360 gradi di produrre, lanciare ed operare satelliti sopra i 50 chili.

Dopo il successo di MicroHetSat, su cosa si sta concentrando Sitael? Quali sono i progetti in cantiere?

Sul fronte del delivery, con l’Agenzia Spaziale Europea abbiamo firmato un contratto per la fornitura di cinque satelliti Platino con strumentazione ottica iperspettrale realizzata da Leonardo per Iride, la costellazione satellitare per l’osservazione della Terra. Grazie al  sensore iperspettrale, i Platino cattureranno immagini dell’Italia e dell’area mediterranea, da cui deriveranno dati molto accurati -con una frequenza di aggiornamento molto alta. Per quanto riguarda, invece, i nuovi prodotti, Sitael sta lavorando alla realizzazione di una piattaforma  più piccola ed economicamente più vantaggiosa per il new space. Questo ci consentirà di agganciare mercati più ampi, anche in considerazione del fatto che ci sono poche aziende come Sitael, in grado di produrre motori piccoli per le costellazioni di satelliti.

In questo piano di espansione sono previste assunzioni?

Potenzieremo le sedi di Milano dove attualmente abbiamo 8 persone operative e stiamo ristrutturando la nuova sede di Roma. Assumeremo sicuramente altri ingegneri e ingegnere.

Sitael ha ottenuto la certificazione per la parità di genere. Questo riconoscimento cosa significa per voi?

Siamo un’azienda attenta a che la parità di genere non resti un principio teorico ma la pratichiamo quotidianamente aumentando non solo il numero di donne dipendenti, ma anche il numero di quelle in posizioni di alta responsabilità. Il nostro capo delle HR è una donna così come il direttore commerciale, e la responsabile della Sicurezza ad esempio

L’Italia – lo certificano i dati Ue – è maglia nera per competenze Stem e digitali. In un contesto siffatto, Sitael ha difficoltà a reperire i profili che cerca?

Abbiamo moltissime difficoltà a trovare le competenze che ci servono. È un tema però di cui il sistema della formazione nel suo complesso non si cura, a mio parere. Manca l’attenzione alle necessità delle aziende e, dunque, investimenti in quelle skill che realmente consentirebbero al paese di essere più competitivo e più attrattivo.

Che fare per invertire la rotta?

Come dicevo investire di più. Che non vuol dire “buttare i soldi”, ma identificare le aree strategiche per le imprese e immaginare, anche insieme ad esse, un percorso di formazione spendibile su un mercato del lavoro che corre veloce al passo della tecnologia. Questo consentirebbe anche di attrarre talenti dall’estero, di cui l’Italia scarseggia, e rendere finalmente la ricerca più attrattiva e internazionale.

Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha annunciato una legge sullo Spazio. Può essere davvero utile a fare crescere il settore?

Una legge di quel tipo è utile nella misura in cui si può riempire di contenuti. Auspico una politica industriale del settore che mira ad  investire su prodotti in grado di far crescere il Pil del Paese, prodotti che si possano vendere, che siano competitivi. Il Paese si deve anche rendere indipendente su certi tipi di tecnologie.

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