L'INDAGINE ANNUALE

Piccoli satelliti: il business per ora non decolla, ma aumentano i player

Presentato alla Small Satellite Conference il paper realizzato per Northrop Grumman da cui emerge che se da un lato le aziende in campo stiano mancando gli obiettivi e rivedendo i modelli di business, il mercato fa gola a molti e sarà popolato da un numero crescente di soggetti

16 Ago 2022

Nicola Desiderio

Small Satellite Conference

La crescita dell’industria dedicata ai lanci di veicoli di piccole dimensioni non rallenta nonostante al momento si dimostri un business poco sostenibile. Lo sostiene l’inchiesta “A Small Launch Per Month? – 2022 Edition of the Annual Industry Survey”, presentata allo Small Satellite Conference, la manifestazione dedicata all’industria dei piccoli satelliti che si è tenuta a Logan, nello stato dello Utah, dal 6 all’11 agosto scorso e che è giunta alla 36ma edizione.

Uno studio condotto dal 2015

L’inchiesta, realizzata dalla Utah State University Research Foundation (Usurf) per la Northrop Grumman, è stata presentata e discussa da Carlos Niederstrasser, Staff Systems Architect della grande società aerospaziale di West Falls Church, nello stato della Virginia, rinnovando una consuetudine che dura ormai dal 2015. Lo studio monitora le aziende che si concentrano su payload piccoli (al di sotto dei 1.000 kg): nel 2015 erano 22, oggi se ne possono contare 167 e, nonostante, gli obiettivi che queste iniziative si proponevano non vengano raggiunti, il loro numero è destinato a crescere e crescono i capitali pronti ad investire in questo tipo di business. Lo studio non dà valutazioni tecniche o di altro tipo sulle singole iniziative, ma si appoggia sui numeri per far emergere alcuni punti.

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Secondo chi scrive non può funzionare

Niederstrasser mette ciò che pensa – e ha sempre pensato – sull’argomento in cima al documento di 18 pagine: “Mentre in molti, compreso chi scrive, hanno sostenuto pubblicamente che il numero dei piccoli veicoli di lancio in fase di sviluppo non sia sostenibile, il denaro degli investitori continua a fluire in questo segmento di mercato”. E questo nonostante, dati alla mano, stia aumentando il numero delle imprese che muoiono, hanno rinviato i loro programmi oppure li hanno cambiati virando verso veicoli di lancio più grandi. Nessuna delle aziende considerate ha raggiunto target temporali e di costo per lancio. Eppure se ne aggiungono e se ne aggiungeranno altre: 20 entro il 2022 e addirittura 47 sono nella fase di sviluppo.

Un boom figlio della space economy

Niederstrasser è conscio che questo è il risultato di un periodo molto dinamico nel quale il settore della space economy si è sviluppata a ritmi inediti e che la spinta verso lanciatori piccoli è suggerita dalla crescita della domanda per il lancio dei satelliti, dalle loro dimensioni sempre più piccole e dall’insoddisfazione per gli operatori per i servizi di rideshare (passaggio per condivisione) e secondary payload (in aggiunta a missioni principali). Per questi motivi, puramente commerciali, anche le grandi agenzie spaziali come Nasa, Esa e Cnsa hanno dedicato programmi specifici per promuovere questa industria e questo segmento di mercato.

Spazio di crescita? Sembrerebbe di no

Ma le dinamiche di mercato dei piccoli veicoli di lancio sono quelle effettivamente previste? Lo scienziato della Northrop Grumman ha portato l’esempio della Rocket Lab, tra quelle di maggior successo. Ebbene, il suo programma di lanci è, al momento, guidato al 100% dalle richieste del cliente, secondo quanto affermato dal suo ceo Peter Beck. Questo suggerirebbe che il mercato non è in espansione. Al contrario, Beck afferma che la difficoltà di gestione maggiore dipende dal fatto che il fornitore del veicolo di lancio deve anche adattarsi ai cambi di programma del cliente e, se non lo facesse, lo perderebbe diminuendo la frequenza dei lanci che è una delle chiavi per la scalabilità del business. In sintesi: per i piccoli lanciatori non c’è la fila.

I cambi di rotta non sono pochi

Per questo Niederstrasser ha posto una domanda ad una platea ovviamente sostenitrice dei satelliti di piccole dimensioni: “Sono i piccoli lanci un modo davvero sostenibile di avere un accesso stabile allo spazio o cose come il rideshare continueranno a dominare?”. A questo, ha aggiunto che aziende famose come SpaceX o United Launch Alliance (Ula), che hanno fondato il proprio business sui numeri di lanci, satelliti lanciati e riutilizzi dello stesso vettore, hanno abbandonato progetti relativi di lanciatori più piccoli e si stanno anzi indirizzando verso veicoli più grandi e potenti. E questo vale per altre aziende.

Piccoli lanciatori per piccoli satelliti, oppure no?

Questo condizionerà l’industria e il mercato dei piccoli satelliti e – in generale – l’accessibilità allo spazio? La ricerca non dà una risposta, evidentemente perché non ci sono attualmente correlazioni chiare tra gli sviluppi industriali e quelli del marcato. Stando ai numeri, sembrerebbe anzi un fenomeno speculativo, ma la ricerca non pronuncia mai questa parola. Viene invece citato lo studio “2020 Nano-Microsatellite Market Forecast” della SpaceWorks Commercial la quale ha rivisto al ribasso del 15% le proprie proiezioni e tuttavia evidenzia come c’è ancora una forbice tra il numero di lanci effettivi e quelli potenziali di nano e micro satelliti (1-50 kg) che è anche destinata ad aumentare: dai 379 contro 455 del 2022 si passerà a 459 contro 599 nel 2024. Questo vuol dire che l’opportunità di mercato c’è, ma occorrerà vedere se i piccoli veicoli di lancio sapranno intercettarla come finora non sono riusciti.

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