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Space economy, l’industria dell’auto “in orbita”: Nissan, Toyota e Audi si danno ai rover lunari

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Già sviluppati una serie di prototipi. Molti gli ingredienti in comune tra veicoli lunari e terrestri a partire da propulsione elettrica e connettività facendo leva su sensoristica, intelligenza artificiale, robotica, mappe 3D e tecnologie figlie della green mobility

Pubblicato il 09 Dic 2021

Nicola Desiderio

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Nissan ha avviato lo sviluppo di un rover lunare in collaborazione con la Japan Aerospace Exploration Agency (Jaxa). Il prototipo è stato mostrato in occasione di Nissan Futures, l’evento con il quale la casa giapponese ha annunciato la propria strategia industriale e di prodotto Ambition 2030 con il lancio di 23 modelli, tra cui 15 elettrici, e un investimento di 2 trilioni di yen pari a oltre 15,6 miliardi di euro.

Nissan sfrutta per il nuovo rover le stesse tecnologie sviluppate per le sue automobili elettriche. Dalla Leaf infatti – prima auto elettrica di grande serie, presentata nel 2010 e prodotta in oltre mezzo milione di esemplari – derivano gli inverter, le centraline elettroniche che controllano l’afflusso di corrente trasformando quella continua delle batterie in alternata per i motori e viceversa. Quest’ultimi provengono invece dalla Ariya, il crossover prossimo all’arrivo nelle concessionarie e dotato di un sistema di trazione integrale definito e-4orce e che permette di ripartire la coppia per ogni singola ruota.

Il lavoro di sviluppo condotto dai tecnici Nissan in modo congiunto con quelli Jaxa si sta concentrando proprio su quest’ultima tecnologia, in modo da migliorarne le prestazioni sui terreni che caratterizzano la superficie lunare. “L’esperienza di Nissan nelle tecnologie elettrificate ci può aiutare a sviluppare rover lunari più performanti”, sottolinea Ikkoh Funaki, Direttore dello Space Exploration Innovation Hub Center di Jaxa mentre Toshiyuki Nakajima, General Manager Advanced Vehicle Engineering Department Nissan, evidenzia che “il know-how acquisito da questa ricerca congiunta con Jaxa porterà innovazioni nei nostri veicoli, che si tradurranno in benefici per i clienti”.

La Nissan non è l’unica casa automobilistica con la quale l’Agenzia spaziale giapponese sta collaborando. Toyota infatti sta sviluppando un rover con abitacolo pressurizzato (dunque a guida umana) definito Lunar Cruiser, dal nome di un celebre modello fuoristrada del costruttore giapponese. Il sistema di propulsione è elettrico anche in questo caso, ma l’energia è prodotta direttamente a bordo dalle fuel cell alimentate ad idrogeno, una tecnologia oggi applicata alla mobilità in modo crescente, ma messa a punto proprio per le missioni nello spazio Gemini e Apollo negli anni ’60.

Anche Audi ha costruito il suo Lunar Quattro partecipando al Google Lunar Xprize con un doppio intento: il posizionamento del brand – il nome Quattro si riferisce al sistema di trazione integrale che è uno dei cavalli tecnologici del costruttore di Ingolstadt – e lo scambio tecnologico. Ci sono infatti molti temi in comune tra i veicoli lunari e riguardano, oltre alla propulsione elettrica, la guida autonoma e la connettività. La sensoristica, l’intelligenza artificiale, la robotica, il software, il posizionamento satellitare e le mappe tridimensionali, ma anche la gestione dell’energia, l’autonomia, le batterie, le fuel cell ad idrogeno e persino i pannelli fotovoltaici riguardano i rover lunari così come la mobilità del futuro.

La collaborazione tra l’industria automobilistica e quella spaziale è nata probabilmente proprio con i rover lunari. Il primo ed unico Lunar Roving Vehicle (Lrv) a guida umana infatti, quello che accompagnò le missioni Apollo 15, 16 e 17 tra il 1971 e 1972 fu realizzato da un consorzio di 21 aziende tra le quali c’era la General Motors. L’Unione Sovietica aveva anticipato gli Usa nel 1970 con il suo Lukohod 1 e, tranne l’Lrv americano, tutti i mezzi ad avere percorso la superficie lunare sono robot. L’Lrv aveva due batterie zinco-argento (non ricaricabili) da 4,3 kWh di capacità del peso di 27 kg ciascuna per 40 km di autonomia. Ogni motore erogava un quarto di kW, ma con la gravità lunare erano sufficienti a superare pendenze fino al 30% e a raggiungere i 16 km/h. Dati che oggi fanno sorridere rispetto al livello di prestazioni raggiunto dalle batterie e dalle auto a propulsione elettrica.

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