IL PROGETTO

Stazione Spaziale Internazionale, si lavora con budget ridotti. Che succederà?

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Secondo l’Aerospace Safety Advisory Panel i privati che stanno lavorando sulle proprie stazioni destinate a sostituire la Iss sono indietro con i tempi e non hanno sufficienti risorse per rispettare gli impegni. Necessario un supporto intermedio per gestire una transizione già difficile per ragioni tecniche e politiche

Pubblicato il 26 Lug 2022

Iss

Il passaggio della Stazione Spaziale Internazionale verso un aggregato di stazioni spaziali commerciali rappresenta una “traiettoria precaria” senza un passaggio intermedio. È la preoccupazione espressa di fronte ai membri dell’Aerospace Safety Advisory Panel in occasione dell’incontro tenutosi il 21 luglio scorso e che ha messo sotto la lente il ritardo con il quale le aziende coinvolte nel programma Commercial Leo Earth Orbit stanno procedendo nella preparazione dei loro moduli permanenti e la mancanza di budget che mina la sostenibilità della loro azione. Questi due fattori metterebbero a serio rischio i programmi della Iss la cui dismissione, inizialmente prevista per il 2024, è stata protratta al 2030 e ha inoltre il problema del disimpegno da parte dell’agenzia russa Roscosmos da risolvere.

I privati in ritardo e a corto di soldi

Secondo Patricia Sanders tali aziende “si trovano su una traiettoria precaria per la realizzazione secondo le pianificazioni e le risorse stanziate necessarie per mantenere una presenza nel Nasa Leo. E questa è per noi un’area di preoccupazione” ha affermato l’ex direttrice della Missile Defense Agency (MDA) e della Analysis for the U.S. Space Command oltre che membro della Segreteria per la Difesa americana. Le aziende scelte dalla Nasa all’interno lo Space Act Agreements come capofila dei progetti sono Blue Origin, Nanoracks e Northrop Grumman. La Axiom Space ha invece un accordo separato che le permette invece di applicare alla Iss i propri moduli commerciali che più avanti formeranno una stazione a parte.

L’allarme lo aveva lanciato la Nasa stessa

Il problema potrebbe diventare formale alla fine del 2024 quando dovrebbe essere messi nero su bianco gli standard operativi, finanziari e di tempistica per queste aziende. E se non potessero essere oggettivamente soddisfatti, per la Nasa ci sarebbe da decidere che cosa fare della Iss e come modificarne i programmi da lì al 2030. Quella dell’Aerospace Safety Advisory Panel non è la prima voce di allarme sulla questione. Lo scorso novembre infatti un rapporto dell’Office of Inspector General della Nasa – dunque prima che l’agenzia spaziale fornisse i permessi commerciali alle aziende coinvolte – affermava che sarebbe stato improbabile che una stazione commerciale spaziale sarebbe stata pronta se non ben dopo il 2030 definendo “irrealistica” ogni ipotesi diversa più ottimistica.

Finanziamenti ponte e altri problemi

È dunque probabile che la Nasa debba approntare finanziamento ponte per attuare in modo compiuto il progetto della Iss da governativo e commerciale “per il tempo richiesto a sviluppare un forte mercato commerciale”. In soldoni, vuol dire che ci vorranno fondi sia per sostenere i programmi delle aziende, sia per mantenere una presenza umana sulla Stazione. A questo si sommano le tematiche politiche e tecniche. Tra queste, oltre a quelle legate alla Russia, ci sono l’età della stazione, i recenti problemi alle tute spaziali e i detriti. Quest’ultimi stanno salendo di numero e ragionevolmente saliranno ancora. Intanto, soltanto per i primi 5 mesi del 2022, ben 681 detriti hanno intersecato la traiettoria della Iss e 505 di questi sono riconducibili alla distruzione dimostrativa del satellite Cosmos 1408 effettuata lo scorso novembre da parte degli stessi russi con un missile.

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