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I satelliti inquinano: l’appello degli scienziati per arginare il fenomeno

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Nature Astronomy pubblica un documento a firma di cinque studiosi, due italiani, che mette in guardia sugli impatti dell’inquinamento luminoso creato dalle megacostellazioni in orbita bassa

Pubblicato il 23 Mar 2023

Nicola Desiderio

inquinamento spaziale

La presenza sempre più numerosa dei satelliti sta compromettendo irrimediabilmente la vista del cielo stellato e la possibilità di osservarlo da parte degli astronomi, ma anche ad ogni persona di poter ammirare un patrimonio naturale dell’umanità in tutta la sua bellezza. Per questo è necessaria un’azione severa di limitazione del traffico spaziale con regole che non solo restringano l’accesso allo spazio, ma prevedano anche sanzioni.

Cinque scienziati, due italiani

L’appello è arrivato con un articolo pubblicato sulla rivista Nature Astronomy da cinque studiosi: Fabio Falchi, Salvador Bará, Pierantonio Cinzano, Raul C. Lima e Martin Pawley. Due di loro sono chiaramente italiani e fanno parte dell’Istituto di Scienza e Tecnologia dell’Inquinamento Luminoso (Istil) che si trova a Thiene, in provincia di Vicenza e che, dalle conseguenze derivanti dall’eccesso della luce artificiale, ha spostato il proprio sguardo verso un fenomeno che è stato già segnalato da altre comunità scientifiche.

Inquinamento luminoso

Lo studio tuttavia accomuna entrambi i fenomeni come una vera e propria forma di inquinamento antropogenico facendo riferimento ad una definizione fornita dalle Nazioni Unite nel 1979. Se l’inquinamento è “l’introduzione da parte dell’uomo, direttamente o indirettamente, di sostanze ed energia nell’aria che provoca effetti deleteri di tale natura da mettere in pericolo la salute umana, nuocendo alla risorse vitali e agli ecosistemi”, anche la luce è inquinamento intesa come “concentrazione in volume di fotoni antropogenici nell’atmosfera terrestre”.

Gli effetti su cittadini e scienziati

Lo studio ricorda tutta la letteratura scientifica che riguarda le conseguenze dell’eccesso della luce sul comportamento animale e umano e, allo stesso modo, afferma che la lotta degli astronomi contro l’illuminazione artificiale è iniziata già decenni fa con il tentativo di portare i siti di osservazione in luoghi remoti, ma anche qui gli effetti della presenza umana sono ormai inevitabili e ad essi si sommano quelli derivanti dalle tracce che i sempre più numerosi satelliti lasciano nell’obiettivo dei telescopi e della macchine fotografiche utilizzati da scienziati e appassionati.

La macchina del dubbio

Lo studio, così come tutta la comunità di astronomi, è tuttavia pessimista guardando a quanto successo nel passato rispetto agli appelli lanciati dagli scienziati riguardo al fumo, alle piogge acide, al riscaldamento globale, all’amianto, i perfluoroacrilici (Pfas), lo zucchero e altri ancora. La “macchina del dubbio” si è allora messa in moto per minimizzare, ridimensionare e rimandare le eventuali contromisure e regole per proteggere la natura e la salute umana. La conseguenza è che quei fenomeni hanno causato milioni di morti e il mondo e sovrainquinato.

Big light ha vinto

Secondo lo studio, al pari di big oil, big tobacco, big pharma e così via esiste anche big light. Ed è attiva fin dal cartello Phoebus che decise di attuare un piano di obsolescenza programmata limitando la durata delle lampadine ad incandescenza da 2.500 a 1.000 ore. Oggi, la disponibilità di led che durano anche oltre 100mila ore sta facendo fallire paradossalmente la possibilità di consumare meno energia con l’aumento delle fonti luminose. Con conseguenze chiare anche per l’inquinamento luminoso, fenomeno contro il quale l’approccio morbido finora utilizzato ha fallito.

La big space delle megacostellazioni

Allo stesso tempo, secondo lo studio c’è anche una big space che sta lanciando migliaia di satelliti in orbita bassa. “È allo stesso modo ingenuo sperare che l’economia dei lanci spaziali limiterà se stessa se non è costretta a farlo, per contrastare i nuovi problemi ambientali e di sicurezza sollevati dalle megacostellazioni di satelliti. Le misure pratiche già adottate dalla comunità scientifica – afferma l’articolo di Nature Astronomy – possono solo mitigare apparentemente il problema, non certo risolverlo”.

Fermare questa “follia”

La perdita dell’aspetto naturale del cielo notturno incontaminato per tutto il mondo, anche sulla cima del K2, sulle rive del lago Titicaca o all’Isola di Pasqua è una minaccia globale senza precedenti al patrimonio naturale e culturale. Se le cose continuano, dozzine, centinaia, migliaia di satelliti saranno visti attraversare i cieli e a nessun essere umano sarà possibile osservare il cielo notturno come è stato sempre possibile farlo. Se non viene fermata, questa follia peggiorerà continuamente” afferma l’appello ricordando che questa è solo una faccia del problema che include anche quello dei detriti spaziali.

Gli stati devono regolare

Tale escalation dovrebbe essere fermata all’esordio e regolata. Oggi, al contrario di quanto è stato permesso per decenni alla crescita dell’inquinamento luminoso sulla superficie terrestre, non possiamo parlare di ignoranza sulle conseguenze, le perdite e i rischi delle megacostellazioni. Comunque, stiamo permettendo questa escalation. Stabilendo un dialogo con le compagnie invece di dialogare con gli stati o con gli enti internazionali di regolazione, stiamo permettendo alle parti interessate di autoregolarsi, rimpiazzando il ruolo degli stati regolatori, che dovrebbero garantire il benessere delle società”.

Limitare e vietare

La mitigazione non è regolazione. Nessuna compagnia lo farà in modo deliberato” afferma ancora il testo. “Nonostante la popolarità delle megacostellazioni – afferma ancora – non dobbiamo rigettare la possibilità di vietarle. Al contrario, crediamo che gli impatti e i rischi siano troppo alti per escludere questa possibilità”. Secondo gli studiosi ci dovrebbero essere valutazioni di impatto ambientale da parte degli enti regolatori delle nazioni più coinvolte, come la Fcc e la Faa, e dovrebbe essere adottata una strategia di limitazione e intraprese misure per rimediare all’inquinamento satellitare già presente.

Il new deal del cielo

Il documento chiama ad un vero e proprio “new deal” per la notte da parte di scienziati e cittadini per fermare “l’attacco” che viene dall’illuminazione terrestre e dai satelliti contro “la notte naturale e l’intangibile patrimonio culturale dei cieli stellati per l’umanità”. Inoltre indica alcune azioni chiave. La prima è riaffermare il cielo stellato privo di inquinamento come una risorsa comune dell’umanità; la seconda è una strategia di promozione per il recupero dei cieli stellati; realizzare che gli obiettivi industriali e scientifici non possono essere risolti con un approccio basato sull’ingenuità; riconoscere che tali problemi sono socio-politici e non di natura tecnologica e agire di conseguenza.

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