STRATEGIE

Space economy, Usa in pressing sull’industria: “Trovare una soluzione per i detriti”

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La richiesta di collaborazione è arrivata dalla SpaceWerx, il braccio tecnologico della Space Force che sta conducendo Orbital Prime, il programma di “pulizia” dello Spazio. Appello anche al mondo delle ricerca

Pubblicato il 11 Gen 2022

Nicola Desiderio

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Gli Usa vogliono studiare un sistema per arginare il problema dei detriti spaziali insieme alla loro industria privata stimolandola a formulare una soluzione che, una volta verificatane la fattibilità e l’efficacia, renda lo spazio sostenibile e sfruttabile in sicurezza per l’enorme numero di missioni che sono previste già nel prossimo futuro.

La richiesta di collaborazione è stata fatta ufficialmente dal generale David Thompson, vice capo della Space Operations, con un video postato dalla SpaceWERX, il braccio tecnologico della Space Force che sta conducendo Orbital Prime, il programma che mira proprio a sollecitare una proposta per dare una ripulita allo spazio da parte dell’industria privata e del mondo accademico e della ricerca. Il programma prevede un premio di 250mila dollari per la prima fase e di 1,5 milioni per la seconda. La scadenza per la prima fase di Orbital Prime è prevista per 17 febbraio e, una volta selezionata la proposta migliore, il governo ne finanzierà con il fondo Sttr (Small Business Technology Transfer) in parte la dimostrazione che, nelle intenzioni di Thompson, dovrà avvenire entro 3 anni. Se i risultati saranno convincenti, dimostrando l’efficacia della soluzione, la Space Force acquisterà tale tecnologia facendo in modo che anche altre agenzie spaziali o militari o altre aziende impegnate nella Space Economy facciano lo stesso.

“Il nostro obiettivo attraverso Orbital Prime – ha affermato il generale – è di stabilire collaborazioni con le menti attente all’innovazione che si trovano all’interno dell’industria, del mondo accademico e delle istituzioni della ricerca per portare avanti e applicare tecnologie allo stato dell’arte e proposte operative nel campo della riduzione e della rimozione dei detriti”. Dunque occorre trasformare in opportunità un problema che rappresenta per gli Usa un problema crescente, a più livelli: per le missioni ufficiali, lo sviluppo della Space economy e anche politico e giuridico di fronte alla comunità internazionale. Recentemente la Cina ha presentato un rapporto presso lo United Nations Office for Outer Space Affairs (Unoosa), a Vienna, affermando che la stazione satellitare Tiangong ha rischiato per due volte la collisione i satelliti Starlink di SpaceX. Pechino si è appellata all’Outer Space Treaty il quale stabilisce che le singole nazioni sono responsabili delle azioni compiute nello spazio anche da parte di aziende private.

Intanto si è avuta la conferma che l’esplosione del satellite cinse Yunahai 1-02, avvenuta il 18 marzo scorso, è stata causata da un detrito lasciato nello spazio nel 1996 e proveniente dal veicolo da lancio SL-16 del Cosmos 2333. Lo conferma un rapporto proprio dell’Orbital Debris Program Office (Odpo) della Nasa. L’Agenzia Spaziale Cinese non ha commentato l’episodio, ma Pechino potrebbe inoltrare all’Unoosa un’integrazione al dossier già consegnato, anche perché lo Yunahai 1-02 era stato lanciato solo nel 2019. Secondo la Space Force, nello Spazio ci sono 5mila satelliti attivi a fronte di 35mila oggetti della grandezza di un pugno o più grandi, ma si stima che quelli più piccoli (da 1 a 10 cm) siano almeno 10 volte di più e non siano tracciabili. L’Ente Spaziale Europeo fornisce numeri simili aggiungendo che intorno alla Terra orbitano circa 130 milioni di rifiuti e la maggior parte ha dimensioni inferiori al millimetro, ma la loro velocità (7 km/s) li rende altamente pericolosi.

Le Agenzie spaziali posseggono già sistemi di rilevazione e catalogazione dei detriti accanto a modelli matematici che, nel limite del possibile, riescono a individuare il potenziale di pericolosità di ogni detrito, le probabili situazioni di incidente e persino a calcolare il numero esatto e le dimensioni dei detriti che si originano nella collisione. Secondo il rapporto dell’Odpo, basandosi sul modello Prop3d della Nasa, la collisione del 18 marzo ha generato 37 detriti cinesi catalogabili e ben 96 americani. Poca cosa di fronte ai 2.370 frammenti originatisi con la collisione avvenuta il 10 febbraio 2009 tra il satellite disattivato Cosmos 2251 e quello operativo Iridium 33.

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