L'EMERGENZA

Ariane 6, l’Esa pensa a SpaceX per ovviare ai ritardi

Il numero uno dell’agenzia, Josef Aschbacher, ha confermato che sono in corso valutazioni per i lanci originariamente previsti con il nuovo vettore francese il cui sviluppo segna il passo. Non potendo contare sui russi Soyouz, sono in lizza l’azienda di Hawthorne, ma anche Jaxa e Isro. La decisione a novembre

17 Ago 2022

Nicola Desiderio

Ariane 6

L’Agenzia Spaziale Europea potrebbe affidarsi a SpaceX per arginare il ritardo di Ariane 6 e ha già avviato colloqui tecnici per verificare se è possibile affidare ai suoi Falcon 9 o ad altri operatori le missioni originariamente previste a bordo dei vettori di Arianspace.

Ariane 6 è in ritardo

Lo sviluppo dei vettori francesi – con motori italiani della Avio, gli stessi P120C del Vega-C – è in ritardo di almeno un anno e non saranno disponibili prima del 2023. Al contrario del recente passato però non è possibile affidarsi ai Soyouz russi e, almeno per il prossimo anno, le varie missioni previste – tra cui quelle per i programmi Electra, Euclid e soprattutto Galileo – occorre trovare un’alternativa che l’Esa sta cercando anche altrove.

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Due opzioni e… mezza

Il direttore Josef Ashbacher all’agenzia Reuters ha parlato di “Due opzioni e mezza”. Oltre a SpaceX, ci sono la giapponese Jaxa e l’indiana Isro. Quest’ultima ha i suoi Pslv e Glsv che sono già operativi da qualche anno mentre l’altra ha il suo nuovo razzo H3 che dovrebbe compiere il primo volo entro il 2022. È chiaro dunque che la “mezza opzione” è quella del Sol Levante, anche se Aschbacher non lo dice, ma aggiunge: “SpaceX direi è la più operativa di tutte e certamente uno dei lanci di riserva ai quali stiamo guardando”.

Fase valutativa, (ancora) nessuna trattativa

Il numero uno dell’Esa ha aggiunto che i colloqui sono in una fase esplorativa e che le problematiche tecniche non sono trascurabili. “Non è come saltare su un autobus. Per esempio, l’interfaccia tra il satellite e il lanciatore deve essere adattabile e il carico non deve essere compromesso da tipi estranei di vibrazioni dovute al lancio. Stiamo valutando la compatibilità tecnica, ma non abbiamo ancora chiesto un’offerta commerciale. Vogliamo solo essere sicuri che vi sia un’opzione al fine di prendere una decisione nel richiedere un’offerta commerciale”.

SpaceX è la soluzione pronta

Le parole di Aschbacher fanno trasparire una preferenza verso SpaceX, un’opzione che presenta garanzie assolute di operatività nei confronti di clienti terzi e ha già dimostrato di poter sostituire i Soyouz, come nel caso di OneWeb la quale si è affidata anche ai vettori indiani della Isro. Il direttore dell’Esa ha voluto sottolineare che l’affidamento ad un soggetto esterno all’Esa per i lanci previsti con Ariane 6 sarà temporaneo e ha affermato di non essere preoccupato per lo sviluppo del nuovo vettore in corso a Kourou, dove il primo stadio è stato già portato sulla rampa di lancio lo scorso giugno.

La decisione a novembre

Un quadro della tempistica definitiva per rendere operativo Ariane 6 sarà però chiaro solo ad ottobre con la prova di accensione. Sulla base di questa valutazione, l’Esa presenterà a novembre il piano di emergenza ai 22 ministri che rappresentano le singoli nazioni partecipanti. E ad ascoltare ci saranno anche Viasat e Amazon che hanno prenotato un buon numero di missioni con Ariane 6. L’Esa non è la sola a dover correre ai ripari per arginare la rinuncia ai Soyouz dovuta alle sanzioni seguite all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Anche la Northrop Grumman, i cui razzi Antares sfruttano motori russi, hanno dovuto chiedere a SpaceX di compiere tre missioni cargo per la Nasa verso la Stazione Spaziale Internazionale.

Sulla Iss, separati in casa

Achbacher ha definito la crisi che sta interessando anche la space economy “un campanello d’allarme, che siamo stati troppo dipendenti dalla Russia. E per questo dobbiamo sperare che i decisori si accorgano, così come me, che dobbiamo davvero rafforzare le nostre capacità ed indipendenza europee”. Quanto alla situazione della Iss, per la quale dalla Russia arrivano voci contrastanti sulla permanenza o meno oltre il 2024, il direttore dell’Esa è pragmatico: “La realtà è che dal punto di vista operativo il lavoro sulla stazione spaziale sta procedendo, direi quasi formalmente. Che piaccia o no, dipendiamo l’uno dall’altra e abbiamo poca scelta”.

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