LA GUERRA RUSSIA-UCRAINA

Stazione spaziale internazionale, Roscosmos chiede ufficialmente al Cremlino di staccare la spina

L’Agenzia spaziale russa, dopo aver visto rigettate le proprie richieste sulle sanzioni, ha chiesto al governo di Mosca di interrompere la collaborazione con i Paesi occidentali nell’ambito del programma. L’affondo del numero uno Dmitry Rogozin: “Senza di noi gestione impossibile”

04 Apr 2022

Nicola Desiderio

Iss

Torna in bilico il destino della stazione spaziale internazionale dopo che l’agenzia spaziale russa Roscosmos ha affermato, per bocca del suo direttore generale, Dmitry Rogozin, che chiederà al governo di Mosca di interrompere tutte le collaborazioni sullo spazio con le nazioni occidentali che stanno infliggendo sanzioni a Mosca e, allo stesso tempo, stanno fornendo armi all’Ucraina.

“Roscosmos ha interrotto i progetti congiunti con i paesi occidentali. Per ragioni morali ed etiche. Non avremo alcuna cooperazione con i paesi che forniscono armi e istruttori, oltre a fornire supporto politico alla giunta fascista di Kiev. Nessuno” ha scritto Rogozin sul suo canale Telegram, come riportato dall’agenzia Tass. Il numero uno dell’agenzia russa si è fatto sentire anche su altri canali social e alla Tv di stato puntando il dito, come un mese fa, sul ruolo che le navicelle Soyuz e i motori hanno per l’operatività e la sicurezza della Iss. Gli stati occidentali “non possono gestirli senza la Russia, perché nessuno tranne noi può consegnare carburante alla stazione” e “solo i motori della nostra nave cargo sono capaci di correggere l’orbita della Iss, mantenendola al sicuro dai detriti spaziali” ha affermato il direttore generale di Roscomos.

Rogozin ha inoltre pubblicato su Twitter una sua lettera del 14 marzo scorso inviata gli enti spaziali che partecipano all’Iss (Nasa, Esa e Csa e Jaxa) con la quale la Roscomos chiedeva chiarimenti sulle sanzioni e affermava che avrebbe chiesto al governo di interrompere le collaborazioni qualora non fossero state eliminate in modo completo e incondizionato. Rogozin aveva anche indicato nel 30 marzo la scadenza per una risposta. Entro quella data hanno replicato Josef Aschbacher dell’Esa, Lisa Campbell della CSA, e Bill Nelson, l’unico la cui missiva è stata pubblicata. Nella sua risposta, il numero uno della Nasa afferma che “Gli Stati Uniti continuano a supportare la cooperazione internazionale sullo spazio tra i governi, specialmente le attività associate alla Iss con Russia, Canada, Europa e Giappone. Le nuove e prossime misure di controllo degli Stati Uniti sulle esportazioni continuano a permettere la cooperazione tra gli Usa e la Russia per assicurare l’operatività in sicurezza della Iss” e conclude: “Sostenere le operazioni in modo sicuro ed efficace delle operazioni sulla Iss rimane una priorità per gli Stati Uniti”.

Una risposta dunque vaga, che non affronta il merito della questione, e che viene accompagnata con il seguente post (secondo la traduzione automatica fornita da Twitter) dal tono invece propagandistico: “Il capo della Nasa, il senatore Nelson, il capo dell’Agenzia spaziale europea, Josef Aschbacher, e il capo dell’Agenzia spaziale canadese, Lisa Campbell, hanno risposto al mio appello chiedendo la revoca delle sanzioni contro una serie di imprese in Russia industria spaziale e missilistica”. Il sito twitter di Roscomos ha inoltre pubblicato due immagini. La prima è la foto di Yuri Gagarin con la data del 12 aprile 1961, il primo volo sullo spazio, commentandola con “Siamo stati i primi ad andare nello spazio e non lasceremo che altri ci dicano come comportarci”. L’altra è un’immagine del quartier generale della Nato ripresa da un satellite accompagnata dal seguente post: “Il 4 aprile 1949 nacque la Nato, la brutta figlia della Guerra Fredda. Nel giorno del suo compleanno, la Nato può ammirare il suo ufficio da un’immagine satellitare della navicella Roscosmos. Stoltenberg, alza la testa e agita la mano! Ti stiamo guardando. Tenere presente”.

È dunque evidente che la tensione si sta di nuovo alzando, dopo che due settimane fa il clima sembrava essersi disteso con il ritorno sulla terra dell’astronauta americano Mark Vande Hai, insieme a Pyotr Dubrov e Anton Shkaplerov a bordo di una Soyuz dopo 355 giorni e al contestuale arrivo di Sergey Korsakov, Oleg Artemyev e Denis Matveev. I tre russi erano arrivati in orbita vestiti con i colori della bandiera Ucraina accolti con baci e abbracci dai loro colleghi americani ed europei mentre sullo schermo del centro di controllo era apparso un “Bentornato Mark”. Ora invece sembra arrivato il momento del redde rationem, una possibilità che le varie agenzie spaziali stanno sicuramente già analizzando da giorni, per correre ai ripari qualora la Roscomos stacchi la spina al programma Iss lasciandolo senza motori, carburante e sistemi di trasporto. Ufficialmente, ora la decisione spetta al Cremlino.

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