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Aerospazio, i capitali privati pronti a spingere gli investimenti in Italia

Secondo lo studio di consulenza Twin Advisors & Partners la crisi energetica e delle materie prime sta spostando gli interessi verso la space economy. In aumento le opportunità per i distretti industriali ma bisognerà orientare le attività in chiave più strategica e rendere più “appetibili” pmi e start-up

21 Mar 2022

Nicola Desiderio

Lo spazio è un’importante fattore di innovazione, economico e sociale per l’Italia, ma servono maggiori strumenti per rendere appetibile il nostro sistema industriale dedicato da parte delle società di investimento private che possono fornire denari freschi alle start-up e alle piccole e medie imprese in modo da sviluppare, diversificare e internazionalizzare il loro business.

Lo sostiene anche la società di consulenza Twin Advisors & Partners che vede nella space economy e nella combinazione tra le tecnologie satellitari e quelle digitali un fattore di competitività per il nostro Paese, grazie ad una filiera che integra ricerca, sviluppo e realizzazione ed è capace di offrire prodotti e servizi innovativi. Con la penuria di materie prime ed energia, frutto delle crisi pandemica e geopolitica, si aprono nuove opportunità di finanziamento per le imprese italiane dell’aerospazio da parte di gruppi di investimento. Ne è convinto Alessandro Sannini, esperto di space economy: “Le Pmi italiane del settore spaziale sono opportunità di investimento per il private equity. C’è una grande attenzione per il venture capital e sono in gestazione almeno 4-5 fondi d’investimento destinati a seed capital ed early stage, sicuramente troppi per il numero di start-up presenti oggi in Italia” afferma il chairman di Twin Advisors&Partners.

Dunque c’è denaro in cerca di innovazione, ma occorrono canali che mettano meglio in comunicazione domanda con offerta di investimento e questo ruolo dovrebbe essere assunto fondamentalmente dai 13 distretti industriali, che rappresentano un punto di forza e, allo stesso tempo, un limite del nostro sistema. Oltre al ruolo propositivo dei rispettivi territori verso l’esterno, sarebbe inoltre necessario diffondere una cultura aziendale e finanziaria che orienti distretti ed imprese alle gestione degli investimenti, sia attraverso strumenti di debito sia reperendo private equity pronte ad effettuare operazioni di venture capital. Secondo Ugo Celestino ci vorrebbe anche un ente nazionale: “In Italia non esiste alcun tipo di istituzione di ricerca autorevole e nazionale di intelligence e competizione economica – afferma il policy officer alla Direzione Generale Defis della Commissione Europea – che per il settore space sarebbe utile ed importante.”

“Ci sono già svariati fondi di venture capital in Europa che investono nello spazio all’early stage (la Commissione Europea ha investito in quattro di essi nel 2020-21) ma pochissimi intermediari finanziari sono invece pronti a mobilitare i 30-50 e più milioni di euro necessari alle piccole e medie imprese spaziali per fare il salto di crescita.  Il Cassini fund of funds, che arriverà a breve sul mercato, vuole stimolare esattamente questo segmento later-stage/bigger ticket” ha concluso Celestino. Anche Marcello Spagnulo, manager con oltre trent’anni di esperienza professionale e oggi presidente di una Pmi del settore spaziale, è sintonizzato con Twin Advisors: “L’attenzione verso il cosiddetto New Space sta catalizzando l’interesse di fondi privati anche in Italia, quindi le società, Pmi e start-up di settore dovrebbero perseguire sbocchi concreti non solo in ambito nazionale quanto soprattutto in quello internazionale. Se il loro core business dovesse restare ancorato alla clientela istituzionale, i fondi privati potrebbero essere restii a investire. Si deve a mio avviso porre la dovuta attenzione al fatto che la componente di sicurezza e difesa sarà un tema cruciale per le future tecnologie e applicazioni spaziali, potenzialmente in grado di dare il ritorno sull’investimento”.

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