IL CONFLITTO

Cooperazione spaziale, l’Ucraina si prepara a intensificare i progetti con l’Italia

Numerose le startup attive fra cui Orbit Boy, che guarda al mercato dei lanciatori per microsatelliti. Già attive alcune partnership con realtà del nostro Paese e l’azienda vorrebbe utilizzare la base militare abbandonata di Comiso, in Sicilia, per i prori lanci

17 Mar 2022

Nicola Desiderio

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La guerra in Ucraina non sta toccando la locale industria aerospaziale e neppure i programmi di collaborazione in essere tra la nazione sotto attacco russo e le altre agenzie spaziali occidentali. Lo confermano fonti dirette di un settore che si concentra nel triangolo formato dalle città di Dnipro, Kiev e Kharkiv occupando 16mila persone e che, nonostante l’intensificazione delle operazioni militari, sembra essere deliberatamente evitato dagli attacchi missilistici e aerei delle truppe di Mosca.

“Una delle possibili ragioni è che la Russia progetta di impossessarsene durante l’invasione, per questo la loro intenzione è di mantenere intatte queste strutture”, afferma Volodymyr Usov (nella foto), cofondatore della Kurs Orbital, azienda che fornisce servizi ‘in-orbita’, ed ex capo della Derzhavne kosmichne ahentstvo Ukrayiny o State Space Agency of Ukraine (Ssau) ovvero dell’agenzia spaziale ucraina. In precedenza, la Russia aveva fatto con lo stesso con la Nip-16, una ex base spaziale sovietica in Crimea che, una volta finita la guerra, è stata reintegrata nel 2014 dal sistema spaziale di Mosca.

Dunque il lavoro continua anche sotto attacco, come conferma anche Volodymyr Kravchuk, capo della comunicazione Promin Aerospace di Kyev: “Tutte queste aziende hanno continuato il loro normale lavoro. All’inizio della guerra, alcune hanno adottato il telelavoro, ma aveva già avuto tale esperienza con la pandemia. Molte di loro hanno anche creato programmi di volontariato”. Anche Katie Miller, capo della comunicazione di Sykora, azienda anglo-ucraina che si occupa dello sviluppo di veicoli da lancio, afferma che le attività fondamentali nella loro sede di Dnipro seguono il ritmo di quelle britanniche.

Usov è anche cofondatore di Orbit Boy, una start-up che guarda al mercato dei lanciatori per microsatelliti insieme a Yuzhmash e ad altre aziende ucraine grazie ad un sistema di lancio in volo ma, a differenza di altri sistemi, il razzo partirebbe dall’interno della carlinga e non dall’ala. “La scorsa settimana abbiamo incontrato rappresentanti dell’agenzia spaziale polacca a Lviv. Vogliamo collaborare con loro per un razzo a propellente solido. Abbiamo stabilito una collaborazione con partner italiani a Torino – afferma Usov – e desideriamo utilizzare la base militare abbandonata di Comiso, in Sicilia. Lanceremo da lì”.

L’intenzione e la speranza dell’industria aerospaziale ucraina è dunque di portare avanti i propri programmi e di intensificare anzi i rapporti con l’industria europea già in essere, anche in ottica strategica. “L’attuale invasione ha dimostrato che l’Europa non può dipendere sulla Russia e sui lanciatori Soyuz per coprire i propri bisogni. Se i membri dell’Unione Europea vogliono mantenere le loro costellazioni di satelliti – suggerisce Usov – dovrebbero attuare i lanci dai loro territori”. Orbit Boy sta sviluppando una soluzione proprio a questo scopo con navicelle a medio raggio.

Uzov si riferisce evidentemente alla dipendenza di Europa ed Usa per la Stazione Spaziale Internazionale. Nonostante le minacce da parte del numero uno della Roscomos, Dmitry Rogozin, di spegnere i razzi facendo precipitare la base spaziale sulla Terra e le voci che parlavano di riservare le navicelle Soyuz solo al trasferimento degli astronauti russi, alla fine rimane tutto confermato. Lo statunitense Mark Vande Hei tornerà sulla Terra il 30 marzo, come previsto, insieme a Anton Shkaplerov e Pyotr Dubrov a bordo della Soyuz MS-19. Una volta atterrato, Vande Hei sarà preso in carico in Kazhakistan dal personale della locale ambasciata americana e riportato negli Usa a bordo di un Gulfstream G5 della Nasa a Houston.

Il 18 marzo la MS-21 porterà tre astronauti russi in orbita e sono confermate altre attività già pianificate come la passeggiata che gli astronauti Kayla Barron e Raja Chari si sono fatti lo scorso 15 marzo per sistemare nuove apparecchiature necessarie ai pannelli solari che saranno istallati nel corso dell’anno. Il 23 marzo ci sarà un’altra spacewalk di manutenzione mentre il 30 marzo è previsto l’arrivo di un’astronauta privato della Axiom portato in orbita da una navicella Crew Dragon lanciata da un razzo Dragon di SpaceX. Dunque business as usual e clima molto più disteso in orbita che sui campi di battaglia, come sottolineano fonti di Roscomos e Nasa.

“Niente è cambiato nelle ultime tre settimane. Noi non stiamo vedendo alcun impatto da quello che ci sta accadendo intorno” ha dichiarato Joel Montalbano, responsabile alla Nasa per il programma Iss il quale ha confermato che con Roscomos sta per essere finalizzato uno scambio che permetterà agli astronauti americani di volare sulle Soyuz e a quelli russi di fare altrettanto sui velivoli commerciali a stelle e strisce. Il programma è che quest’ultimi si rechino per il loro addestramento al Johnson Space Center e al quartier generale di SpaceX in California e che dalla NASA gli astronauti vadano in Russia, a Star City, a fare lo stesso.

Montalbano ha poi confermato che la Russia si occupa del segmento della propulsione a bordo della Iss, ma anche che la stazione è progettata per essere interdipendente. “Non è un processo nel quale un gruppo può separarsi dall’altro. Abbiamo bisogno che tutto insieme sia in ordine affinché tutto riesca” ha concluso il dirigente della Nasa. Tuttavia qualcosa si muove in prospettiva anche per la propulsione della Iss. Presto si proverà ad utilizzare un cargo Cygnus, che è attualmente attraccato, per ridare velocità alla stazione, ma anche in quel caso, serviranno i propulsori russi per stabilizzare la rotta.

Resta da vedere se, alla luce dell’intenzione di Usa, Europa, Canada e Giappone di mantenere attiva l’Iss fino al 2030, la Russia manterrà un ruolo attivo con il nuovo scenario geopolitico. Mosca, dopo aver mostrato chiaramente il proprio scetticismo sulla prosecuzione del programma anche prima dell’invasione in Ucraina, potrebbe disimpegnarsi in modo crescente. In tal caso, le altre agenzie spaziali dovrebbero provvedere a colmare i segmenti operativi lasciati vuoti dai russi, non senza conseguenze per i programmi scientifici e commerciali per i quali la stazione spaziale è nata e dovrebbe continuare a rimanere in orbita.

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