LA STRATEGIA

Detriti spaziali, cinque anni per rimuoverli: il piano Usa

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La proposta della Fcc sarà sottoposta al voto il 29 settembre per la formalizzazione delle nuove regole: troppi 25 anni per liberare l’orbita. La proliferazione dei satelliti impone un’accelerazione per evitare criticità

Pubblicato il 09 Set 2022

Nicola Desiderio

FCC

La Federal Communication Commission (Fcc) vuole ridurre da 25 a 5 anni il tempo massimo entro il quale gli operatori dello spazio provvedano a deorbitare le loro navicelle e i loro satelliti per diminuire i detriti e la spazzatura nello spazio e permetterne la sostenibilità negli anni a venire. La bozza della proposta (scarica qui il documento) è stata pubblicata ieri, 8 settembre in previsione di una sua approvazione all’ordine del giorno per il prossimo 29 settembre in occasione di una riunione aperta.

La regola del 5 in vigore tra due anni

La regola dei 5 anni andrebbe applicata agli oggetti che saranno lanciati a cominciare dal termine di 2 anni dall’approvazione delle nuove regole e terminano la loro missione all’interno o passando attraverso la bassa orbita terrestre, intendendo per essa un’altitudine di 2.000 km al massimo.  La prescrizione inoltre riguarderebbe i satelliti che ricevono l’autorizzazione da enti americani o di altri paesi, ma il cui interesse commerciale riguarda anche il mercato degli Stati Uniti.

Gli operatori avrebbero più fretta

La nuova regola ha già sollevato discussioni sul diritto che la Fcc abbia di fissare norme vincolanti e appare conservativa persino agli occhi degli operatori. Nel giorno stesso in cui la Fcc ha pubblicato la bozza, l’American Institute of Aeronautics and Astronautics (Aiaa) ha pubblicato lo studio “Satellite Orbital Safety Best Practices” sviluppato insieme a Iridium, OneWeb e SpaceX che precisa quali debbano essere le misure generali che un operatore satellitare dovrebbe prendere per gestire l’intero ciclo di vita di un satellite, dal lancio fino al conferimento.

Anche la Nasa spinge

Ebbene, lo studio indica in 5 anni il tempo massimo del deorbitamento dei satelliti, ma raccomanda che tale regola temporale debba essere adottata entro un anno. Inoltre afferma che, qualora il satellite o anche una navicella con equipaggio non riesca naturalmente a rientrare dallo spazio, il deorbitamento deve essere messo in pratica con sistemi di gestione attivi. L’Orbital Debris Program Office della Nasa nel 2020 ha stimato che riducendo il tempo massimo di rientro da 25 a 5 anni diminuirebbe i detriti spaziali solo del 10% nei prossimi 200 anni, una percentuale definita statisticamente non significativa.

Norme flessibili per essere più rigide

La nuova regola sui detriti dunque appare prudente anche da parte di chi non sarebbe certo interessato a investire ulteriori risorse nel gestire il ciclo di vita dei propri programmi spaziali, ma la Fcc risponde che la riduzione avrà comunque benefici e che le nuove regole saranno comunque flessibili e suscettibili di limitazioni più severe a seconda dei profili specifici di ogni missione. Questo implica che, ad esempio, le costellazioni di grandi dimensioni avranno prescrizioni temporali più stringenti e gli saranno richiesti standard tecnici superiori affinché i satelliti possano compiere più tipi di manovra, con maggiore facilità e rapidità.

La consapevolezza prima delle regole

La Fcc sta lavorando da anni alla definizione di nuove regole per il deorbitamento al fine di limitare i detriti spaziali e già nel 2020 era sul punto di pubblicare una bozza che, oltre a prescrizioni, conteneva anche una sorta di incentivo finanziario per gli operatori che avessero adottato un programma più stringente per il conferimento della loro spazzatura spaziale. La bozza del nuovo provvedimento non contiene niente del genere, probabilmente nella convinzione che gli operatori stessi abbiano raggiunto un livello di consapevolezza tale da sapere che ignorare o sottostimare il problema dei detriti spaziali è una minaccia al loro stesso business e questo rappresenta l’incentivo migliore, prima di qualsiasi prescrizione, che contenga o no sanzioni.

Il lavoro della politica

La pressione verso normative e consuetudini più severe proviene anche dal versante politico. Oggi infatti è in programma una riunione del National Space Council, alle ore 14:20 locali (20:20 italiane) presso il Johnson Space Center della Nasa che, all’ordine del giorno ha anche la revisione delle regolamentazioni commerciali relative allo spazio, come anticipato da Kamala Harris in un discorso dello scorso 12 agosto. E ieri la senatrice Dianne Feinstein ha inviato una lettera alla vice presidente degli Stati Uniti con la quale sollecita l’attuale amministrazione su questo punto invitandola ad un lavoro di cooperazione tecnico e normativo che non riguardi solo Washington, ma sia esteso anche a livello internazionale dando alle nuove regola una forza e un consenso maggiori.

Un segnale alla space economy

E visto il tenore di questa pressione e i numeri che la stessa Nasa ha elaborato, è probabile che il National Space Council indichi termini ancora più stringenti per il deorbitamento di satelliti e navicelle sapendo di trovare il consenso non solo dei decisori e dell’opinione pubblica, ma anche quello degli operatori dando a chi invece sta pensando di investire sulla space economy un segnale positivo per la sua sostenibilità di fronte all’aumento vertiginoso del numero dei lanci e dei satelliti.

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