L’INTERVENTO

La space economy italiana alla prova della governance

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Ci sono attualmente diverse entità che si occupano di Spazio: la creazione di una cabina di regia con tutti gli stakeholders pubblici e privati consentirebbe di mappare i bisogni aumentando il dialogo tra entità space e non, supportando chi vuole investire sulle pmi e non solo su start-up o seed, riconoscendo la centralità del mondo della difesa e facendo evolvere la legislazione con un sistema contrattuale pubblico-privato a tutela delle parti in campo

Pubblicato il 05 Gen 2023

Alessandro Sannini, Head of strategy - Senior Investment Manager 3iP Space

Alesandro Sannini

Lo Spazio per il mondo e per il nostro Paese è sempre più strategico e può fungere da volano e acceleratore per l’economia del futuro. Il 2022 è stato infatti per il settore spaziale italiano un anno incredibile e il 2023 si preannuncia essere sfidante, con altre nuove possibilità e potrebbe essere un anno cruciale per poter fare un’operazione di riordino, sviluppo e consolidamento dell’eccellenza aerospaziale italiana. Di Spazio ne parla tutta Italia e spesso come non è mai successo è protagonista dei servizi dei telegiornali della sera. Lo Spazio italiano rappresenta un settore strategico che meriterebbe una profonda riflessione su una politica industriale di settore degna ad esempio dell’eccellenza della tecnologia, degli operatori e delle Piccole Medie Imprese coinvolte nella supply chain di programmi importanti di natura internazionale.

La necessità di una cabina di regia

C’è forse la necessità creare una vera e propria cabina di regia con tutti gli stakeholders che hanno attinenza con il mondo spaziale. Purtroppo, ad esempio questa necessità si riconosce in programmi complessi finanziati dal Pnrr che per come è stato concepito è estremamente orientato ad un approccio troppo top down e non bottom up non riuscendo a mettere in rapporto continuo chi fornisce qualcosa con chi poi ne fruisce.

Ci sono attualmente diverse entità a livello governativo che si occupano di spazio con funzioni diverse ed anche genesi diversa. Qualcuna di queste è un’eredità del Governo precedente inclusa nella Presidenza del Consiglio. Accanto a questi ci sono i dicasteri della Difesa, imprese e del made in Italy e il Ministero dell’Università e della ricerca.

Il ruolo della Difesa

 Ad esempio, il conflitto Russia-Ucraina, ci ha ancor più insegnato quanto lo Spazio passi necessariamente per la Difesa dove noi Italiani abbiamo una storia ed una tradizione di eccellenza. In questo caso bisognerebbe incentivare e dare supporto alle Pmi dell’industria della difesa. La corsa allo spazio è prima di tutto una competizione tecnologica per permettere agli attori di posizionarsi in questo dominio, esercitare il controllo, cercare vantaggi competitivi e infine introdurre una “rottura” (disruption). La competizione cresce insieme all’innovazione e all’acquisizione di nuove capacità, che a loro volta aumentano la forza relativa e l’autonomia degli stati per accedere e operare nello spazio. La maggioranza delle tecnologie spaziali sono duali e l’evoluzione tecnologica è in gran parte trasversale ai domini civili e militari. La costruzione di assetti specifici per le forze armate è ovviamente molto importante, ma non può essere ignorata l’enorme ondata di sistemi commerciali in corso.

La rilevanza del settore privato

Gli attori governativi continuano a essere centrali come clienti, facilitatori dell’innovazione e regolatori. La rilevanza del settore privato rende in qualche modo più strategiche le politiche industriali e tecnologiche degli stati. Il legame tra spazio e difesa è una strada a doppio senso, dove ogni attore deve riconoscere il ruolo degli altri. Un contesto spaziale in perenne evoluzione richiede all’Italia di continuare a sviluppare una visione coerente, una governance efficiente e un costante aggiornamento e miglioramento del know-how e delle capacità attraverso piani e investimenti adeguati. Nell’ottica di migliorare la governance spaziale nazionale è il caso probabilmente di lavorare sul sostegno di un dibattito più franco ed esplicito tra spazio e difesa.

La tutela e il supporto della filiera

È ovvio che tutto questo innesca un bisogno di tutela e di supporto di tutta la filiera che è compito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy perché di fatto si tratta nel mondo privato di aziende che compongono quel magico 1% del Prodotto Interno Italiano. È c’è bisogno di investimenti. Un certo errore di valutazione del Governo precedente ha portato una pianficazione troppo votata al mondo delle Start-up negli investimenti verso il settore Space fuori da una strategia industriale globale. Oggi ci si trova ad aver investito di autorevolezza e di molto denaro pubblico qualcuno che in tutta onestà si trova ad avere forti difficoltà a trovare start-up spaziali su cui investire creando in qualche caso un inquinamento informativo. Questa purtroppo è un’eredità delle forze politiche dei governi precedenti.

Pubblico e privato insieme per lo sviluppo

Sarebbe necessario che si diffondesse l’idea che lo Space non è né un settore per dilettanti e nemmeno che ci sia la possibilità, ad esempio, di ottenere soldi pubblici a pioggia per traiettorie d’investimento o progetti con poca sostanza. Probabilmente, concludendo, il modo migliore per cominciare una nuova rivoluzione spaziale italiana parte dalla creazione di una cabina di regia dove ci siano tutti gli attori pubblici e privati, con capacità di interazione mappandone i veri bisogni aumentando quindi per esempio il dialogo tra entità space con quelle no-space, supportando chi vuole investire su Pmi e non solo su start-up o rischiosissimo seed, riconoscendo la centralità del mondo della difesa ed infine facendo evolvere la legislazione con un sistema contrattuale pubblico-privato tutelante per tutte le controparti.

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