POLITICHE PER LO SPAZIO

NavIc sugli smartphone, il Gps indiano alla svolta?

Operativo dal 2018 il sistema di “posizionamento” è usato per il tracciamento dei veicoli pubblici, per fornire avvisi di emergenza ai pescatori e per fornire informazioni relative a disastri naturali. Ma il Governo ora punta alla diffusione di massa: appello ai produttori di cellulari per inserirlo nei nuovi device

27 Set 2022

Nicola Desiderio

NavIC

L’India sta spingendo i costruttori di smartphone e altri dispositivi mobili ad adottare il proprio sistema di posizionamento satellitare NavIC (Navigation with Indian Constellation) dal 2023 allargandone l’utilizzo da una sfera governativa, istituzionale e regionale ad una privata e sempre più globale, al pari degli altri sistemi analoghi più conosciuti.

Spingere il sistema domestico

La spinta viene ovviamente dal governo di New Delhi ed esercitata attraverso le istituzioni coinvolte come la agenzia spaziale Isro, ma soprattutto il Dipartimento di Telecomunicazioni e il suo Ntiprit (National Telecommunications Institute for Policy Research Innovation and Training) che ha iniziato dalla primavera scorsa un’operazione di promozione e diffusione del NavIC sia verso il pubblico sia verso i costruttori di dispositivi mobili che si trovano in una situazione imbarazzante.

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I quattro dominatori del cielo

Il governo indiano non ha imposto il NavIC per legge, ma vorrebbe costringere le varie Apple, Samsung e Xiaomi a modificare l’hardware e il software dei loro prodotti con aggravi di costi e tempi di sviluppo. I produttori sono riluttanti, anche se si parla di un mercato da un miliardo e mezzo di persone, di una popolazione giovane e di una delle economie emergenti a livello globale. Anche perché di sistemi globali ve ne sono già almeno quattro – GPS, Galileo, Glonass e Beidou – e godono di diffusione e utilizzo ampi.

Il difetto di essere stranieri

Il loro ‘difetto’ è di essere rispettivamente statunitense, europeo, russo e cinese ed avere anche una bivalenza che, di questi tempi, è vista con sospetto ovvero di essere reti militari e civili allo stesso tempo, in mano a potenze straniere. Anche il Giappone ha il suo sistema denominato Qzss (Quasi Zenith Satellite System) o Michibiki con il quale vengono serviti anche parte del Sud-Est asiatico e l’Australia. Anche la Francia ha il suo sistema Doris, ma ha utilizzi scientifici e probabilmente strategici.

Il ‘marinaio’ indiano

Analogamente il NavIC, concepito nei primi anni 2000 e deliberato nel 2006, con un finanziamento di 174 milioni di dollari e il nome di Irnss (Indian Regional Navigational Satellite System). Sarebbe dovuto diventare operativo entro il 2011, ma vi è riuscito solo nel 2018. La costellazione è formata da 8 satelliti (uno non operativo) che coprono tutto il territorio indiano più una fascia che si estende fino a 1.500 km dai confini. Il nome successivo di NavIC, oltre ad essere un acronimo, ha anche una connotazione commerciale perché vuol dire ‘marinaio’ in hindi e sanscrito.

Nessuno può spegnerlo

Al momento l’utilizzo del NavIC è limitato al tracciamento dei mezzi pubblici, situazioni d’emergenza e di disastro naturale e allerta ai pescherecci d’alto mare. La sua risoluzione spazio-temporale dichiarata è di 20 metri e 50 ns, con picchi rispettivamente di 5 metri e 20 ns. A differenza degli altri sistemi Gps, utilizza frequenze L5 invece che L1 come gli altri. Secondo il Ntiprit però la sua caratteristica migliore è di essere indiano e dunque di non essere soggetto a limitazioni o a spegnimenti decisi da altre nazioni.

Globali, ma come?

Partire dunque dalla massa critica del mercato – infondendo timori su eventuali manovre di potenze straniere – e dell’utenza interni per diventare strategicamente indipendenti e globali. Non c’è ancora un piano annunciato di allargamento della costellazione, ma è evidente che tre satelliti geostazionari o quattro sincroni non sono sufficienti ad assicurare la copertura garantita dai quattro grandi sistemi di posizionamento che contano invece su 30 e più satelliti, alcuni persino di scorta.

Chi è pronto al NavIC

A fronte delle resistenze di Apple, Samsung e Xiaomi, alcuni fabbricanti di schede come Qualcomm, MediaTek e Broadcom già supportano NavIC. Secondo inoltre l’ufficio di comunicazione del governo indiano ci sarebbero già modelli di ampia di dispositivo capaci di supportare il sistema di posizionamento indiano, già all’acquisto o attraverso successivi aggiornamenti over-the-air del firmware. Tra questi anche smartphone Xiaomi come il Redmi Note 9 e la serie Realme 6.

Samsung vorrebbe più tempo

Anche il nuovo iPhone 14 – la cui costruzione, tra l’altro, ora è iniziata anche in India, a Sriperumbudur nello stato del Tamil Nadu e a 40 km da Chennai – supporta la frequenza L5, mentre quella più in difficoltà sembra la Samsung che avrebbe bisogno di più tempo per adattare hardware e software dei propri dispositivi, almeno fino al 2024 se non al 2025. I prodotti infatti per i prossimi due anni sono stati già deliberati e rimetterci le mani sarebbe un bel problema in termini di costi, tempi e rischi.

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