IL DOCUMENTO

Space Economy, dall’industry alla legislazione: il report nazionale

Visionato da Spaceconomy360 è stato elaborato a partire dalla consultazione di circa 150 stakeholders. Propone un’analisi economica della situazione oltre a possibili interventi sul fronte normativo a sostegno dell’industria, della ricerca e delle politiche spaziali del Paese. Un paper fondamentale per il lavoro della commissione di 50 esperti insediata al Mimit anche e soprattutto per l’elaborazione del collegato alla Manovra

25 Set 2023

Paolo Marelli

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Il primo rapporto su Space Economy, Space Industry e Space Law è stato ultimato. (SCARICA QUI IL DOCUMENTO) Il report è stato elaborato a partire dalla consultazione negli ultimi tre anni di circa 150 stakeholders e propone un’analisi economica e industriale della situazione dello Spazio a livello italiano e globale, oltre a possibili interventi legislativi a sostegno dell’industria, della ricerca e delle politiche spaziali del Paese.

Una copia al ministro Urso

Una copia del documenti è ora sulla scrivania del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che lo ha ha ricevuto a Palazzo Piacentini dal presidente di Fondazione Leonardo-Civiltà delle Macchine, Luciano Violante, dal direttore di Space Economy Evolution Lab-See Lab e professor of practice di Space economy presso la Sda Bocconi School of Management, Simonetta Di Pippo, e dal presidente dell’European Centre for Space Law Ecsl-Esa e professore di Space Law all’Università Sapienza di Roma, Sergio Marchisio.

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Utile per il collegato sulla Space Economy

Questo lavoro, assieme agli altri raccolti e all’attenzione della commissione di 50 esperti insediata allo scopo nel maggio scorso presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, rappresenta un ulteriore e utile contributo per l’elaborazione del collegato alla Manovra sulla Space Economy.

7 miliardi d’investimenti fino al 2026

“Nel 2022 – si legge nel report – l’Italia ha allocato 3,083 miliardi di euro alla riunione del Consiglio dell’Agenzia Spaziale Europea a livello ministeriale, ponendosi al terzo posto dopo Germania e Francia”. Inoltre il nostro Paese “ha stanziato oltre 2 miliardi e attraverso le convenzioni siglate con l’Asi e l’Esa, si è anche avviato un processo di investimento per attuare i programmi spaziali previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. In totale, grazie agli investimenti pari a circa 7,3 miliardi di euro previsti dall’Italia per i programmi spaziali fino al 2026, l’intera industria spaziale italiana è destinata a registrare una crescita significativa”.

La politica industriale

Gli obiettivi di questo rapporto sono così sintetizzati: 1) puntare sula crescita delle piccole e medie imprese; 2) favorire la creazione di società spin-off e start-up dalle università anche attraverso il consolidamento dei centri di eccellenza nei vari settori; 3) integrare le tecnologie spaziali e quelle più all’avanguardia; 4) incentivare l’innovazione dei modelli di fare impresa; 5) valorizzare le economie di complementarità; 6) discutere la diminuzione o l’azzeramento della tassazione sul premio assicurativo delle polizze applicabili alle attività spaziali. Nei principali Paesi sono pari a zero. “Gli Stati hanno esentato questi rischi dall’imposizione fiscale per agevolare il settore e favorire la ricerca, anche in considerazione della forte componente strategica. In Italia nulla è previsto e si applicano le aliquote apparentemente più pertinenti, che variano dal 7,5% al 22,5%”, recita il rapporto.

Debolezza della filiera

Nel documento sono evidenziati anche i punti deboli della filiera spaziale italiana: debolezza nei confronti dei ‘sistemi Paese’ dei ‘peers’ Francia e Germania; crescente difficoltà a reperire e trattenere risorse con competenze qualificate per Ai, cyber, crittografia/elaborazione quantistica; scarso sostegno allo sviluppo di startup/pmi italiane; troppi player ancora dipendenti dal supporto degli investimenti nazionali.

Perché una legge sullo Spazio

Nel rapporto, inoltre, si sottolinea l’importanza di colmare una “lacuna nella legislazione italiana”, che metta al centro “gli operatori privati nell’attuale contesto globale”. Ecco perché serve una legge nel nostro ordinamento per le attività spaziali che tuteli l’operatore provato sia esso una persona fisica o giuridica, che tenga conto dell’evoluzione dei privati “da fornitori di beni e servizi a operatori indipendenti”, che allinei “la disciplina delle attività spaziali in Italia a quella delle altre potenze spaziali, in particolare degli Stati membri dell’Ue” e che colmi l’”assenza di una competenza Ue in materia di armonizzazione delle legislazioni spaziali nazionali”.

Obiettivi ed elementi essenziali

Una legge che abbia come obiettivi l’”equilibrio tra sostegno a sviluppo economico e garanzia di attività spaziali sicure e sostenibili”; la “tutela interessi dello Stato (cooperazione internazionale, sicurezza, difesa)”; il “riordino e aggiornamento di provvedimenti legislativi vigenti”. 

Gli elementi essenziali di questa legge dovranno focalizzarsi sulle misure di supporto a una nuova economia spaziale come le deroghe dei requisiti di operatore per pmi e start-up, la riduzione delle tariffe della procedura autorizzatoria; la diminuzione dell’importo massimo della responsabilità finanziaria dell’operatore (per attività pmi e start-up); la riduzione importo assicurativo o esonero da obbligo di fornire garanzia finanziaria e, infine, gli sgravi fiscali sulle polizze assicurative.

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