L’APPROFONDIMENTO

Space economy, qual è il “modello” vincente per il trasferimento tecnologico?

Lo scenario è in rapida evoluzione e per la valorizzazione di dati e soluzioni a scopo commerciale sono necessari investimenti e competenze. Per il settore dell’agricoltura si aprono importanti opportunità. Ecco come Ibf Servizi sta portando avanti i propri progetti

08 Nov 2022

Pietro Santoriello

Space Economy Consultant – Partners4Innovation

Marco Faggioli

Master in Giornalismo e Comunicazione Istituzionale della Scienza-Università di Ferrara

Italia

Il settore Space è caratterizzato da un avanzamento tecnologico e scientifico in rapida crescita. Dallo sviluppo e messa in orbita di satelliti e sensori sempre più economici, precisi e performanti all’evoluzione dei sistemi di analisi e utilizzo integrato dei dati, le conoscenze e le tecnologie spaziali disponibili sono in continuo e rapido avanzamento.

Ma qual è il modello di trasferimento tecnologico più adeguato in uno scenario così dinamico e contraddistinto da un elevatissimo livello di competenze e conseguente necessità di ingenti investimenti?

Per capire come passare dal dire al fare abbiamo fatto il punto con Matteo Petito, Geographic Information System (Gis) analyst di IBF Servizi, società del gruppo BF, nata nel 2017 dalla partnership tra Bonifiche Ferraresi e Ismea per la fornitura di servizi di agricoltura di precisione e di innovazione tecnologica a favore di aziende agricole e agroalimentari e che oggi opera in molti altri campi correlati.

L’utilizzo dei dati satellitari

L’azienda utilizza in modo massivo i dati satellitari: dati provenienti per lo più da Sentinel-2 (costellazione Copernicus), dai satelliti Landsat (per determinati spazi temporali) e, per alcune attività in fase di sviluppo, dal satellite iperspettrale Prisma. “L’utilizzo e l’analisi di questi dati satellitari, integrati con dati rilevati a terra e da droni, permette di studiare e gestire in maniera ottimale la variabilità spaziale intra-campo degli appezzamenti. È possibile monitorare in tempo reale la vegetazione e si possono implementare analisi multitemporali per ricostruire un’immagine sintetica a suolo nudo da cui ottenere informazioni sulle caratteristiche fisico-chimiche del suolo”, spiega Matteo Petito.

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Partendo dalle immagini iperspettrali è possibile poi ottenere informazioni sullo stato vegetativo delle piante, sul contenuto di clorofilla e azoto e sugli stress idrici a cui le coltivazioni sono sottoposte. “Questo bagaglio di conoscenze consente agli agronomi di definire la vocazionalità dei vari appezzamenti (le coltivazioni ottimali per ogni campo) e differenziare gli input agronomici (semina, concimazione e irrigazione) razionalizzando e ottimizzando così le risorse con conseguenti vantaggi importanti sia di natura economica che ambientale”, aggiunge Petito.

Valorizzare dati e tecnologie a scopo commerciale

Ma come utilizzare e valorizzare commercialmente le tecnologie e i dati satellitari riuscendo al contempo a stare al passo con i continui avanzamenti delle conoscenze e delle tecnologie?

Innanzitutto va evidenziato che le aziende possono liberamente accedere ai dati free and open di Copernicus e Landsat. Una politica – quella portata avanti dalla Commissione europea – che porta innegabili benefici allo sviluppo di realtà commerciali innovative, che sfruttano i dati per l’analisi e per la creazione di informazioni per terzi, in diversi settori non correlati al settore Spazio che però ne vengono permeati grazie a queste competenze.

“Realizziamo soprattutto analisi multitemporali e abbiamo quindi necessità di avere informazioni costanti nel tempo. I dati open ci permettono la raccolta e l’utilizzo di questa grande mole di informazioni a costi sostenibili. Per alcuni casi specifici, ricorriamo all’utilizzo anche di dati a pagamento”, sottolinea ancora Petito.

La questione delle competenze

Il trasferimento tecnologico e l’utilizzo dei dati satellitari comporta però la disponibilità di risorse per attuare la ricerca e lo sviluppo in termini operativi e commerciali.

Capacità di analisi e di gestione dei dati, competenze Gis ed elevate conoscenze nello specifico campo di applicazione sono solo alcune delle skills richieste. Da non sottovalutare ci sono poi, ad esempio, la necessità di mantenere un altissimo grado di sicurezza nei processi di trasferimento delle informazioni derivanti dai dati satellitari a livello cyber e la necessità di sviluppare consapevolezza negli interlocutori riguardo alle potenzialità e ai benefici che queste attività possono comportare. Sicuramente nel corso degli ultimi anni si è assistito ad una maggiore conoscenza da parte di attori non correlati all’ambito Space di attività e tecnologie derivanti dal settore spaziale, ma ancora manca una consapevolezza estesa del ritorno (anche in termini economici) che potrebbe generare un iniziale investimento in questi ambiti.

“Il nostro modello di sviluppo è caratterizzato da quello che noi chiamiamo gestione dell’intera filiera della formazione – evidenzia Matteo Petito – IBF si è dotata fin da subito di un comitato tecnico-scientifico composto da docenti e ricercatori in servizio presso le principali Università ed Enti Pubblici di Ricerca (Università della Tuscia, Università di Bologna, Università di Napoli, Università di Padova, Università di Teramo, Cnr, Cnr-Irea, Università degli Studi di Scienze Gastronomiche e Michigan State University). Il comitato scientifico si occupa di proporre, monitorare e validare i processi di ricerca e sviluppo interni. Questo comporta anche delle collaborazioni finalizzate alla definizione di percorsi di formazione: borse di studio, dottorati di ricerca, tirocini, stage e la collaborazione alla realizzazione del Master in Agricoltura di Precisione che l’anno prossimo arriva alla quinta edizione e sarà ospitato nel campus di Jolanda di Savoia, sede storica di BF Spa, dove IBF Servizi ha il suo headquarter”.

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