L'INTERVENTO

Un nuovo Spazio per l’Italia: la roadmap verso un “testo unico”

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Un sistema normativo di riordino del comparto nazionale dell’aerospazio dovrebbe essere contenuto in un quadro legislativo trasversale. Con un’ottica di mercato, di sicurezza, di innovazione e soprattutto di lungimiranza. L’analisi di Alessandro Sannini

Pubblicato il 07 Mar 2023

Alessandro Sannini, giurista ed Head of strategy di 3IP Space

Alessandro Sannini

Con la riunione del 28 febbraio con il gotha del mondo dell’aereospazio italiano il Ministro Urso ha aperto la strada per il riassetto del settore, attraverso – come previsto dalla legge del 2018 – il documento strategico di politica spaziale nazionale (Dspn) e il Documento di visione strategica per lo spazio (Dvss). Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy dovrebbe occuparsi soprattutto dell’industria spaziale piccola e grande di cui il nostro paese è pieno. In quest’ottica, l’attività giuridica va vista molto probabilmente da due angolazioni: una estremamente pubblicistica e una privatistica.

L’esigenza di un Testo Unico

L’industria dello spazio, quindi l’insieme del mondo delle imprese che lavorano nel settore, essendo così strategica e trasversale, dovrebbe essere normata con la creazione di un Testo Unico. Il Testo Unico è una forma di semplificazione normativa che ha lo scopo di rendere più chiare e accessibili le norme, evitando la dispersione delle informazioni e semplificando la consultazione e l’applicazione delle leggi. Lo scopo della redazione di un testo unico in un settore così strategico è creare un quadro giuridico stabile e prevedibile, che favorisca gli investimenti e l’attività economica. Ciò include la definizione di regole chiare per la creazione e gestione di aziende ad alto contenuto tecnologico come quelle spaziali, l’accesso al credito e ai capitali, la protezione dei diritti di proprietà intellettuale e la tutela tecnologica e del know-how.

In alcune dichiarazioni si parla di legiferare e lavorare su problematiche giuridiche molto ‘alte’ come quelle della ‘spazzatura spaziale’ e la gestione ad esempio della giurisdizione delle trasmissioni dei satelliti su un verticale specifico, ma visto che l’Italia è un paese spaziale e manifatturiero, un testo unico per lo spazio deve essere essenzialmente votato a regolamentare, sostenere, sviluppare e tutelare le aziende di tutte le dimensioni che lavorano nella filiera dell’aereospazio.

Un nuovo status per le pmi della filiera

Il primo elemento probabilmente da inserire nel Testo Unico dello Spazio è quello di dare uno status particolare alle Pmi della filiera, esattamente come era stato fatto per le startup innovative, fra l’altro termine molto vago, in maniera da renderle attrattive per investitori istituzionali e privati. Questa idea apre la possibilità, visto che la galassia dell’industria aerospaziale italiana è caratterizzata da una filiera lunga e diversificata, di poter dare una serie di ottimi vantaggi a un settore ampi che rappresenta una parte consistente del Pil del nostro paese.

Stimolare l’aggregazione e la formazione di cluster

Il Testo Unico potrebbe poi contenere una legislazione stimolante all’aggregazione, alla formazione di cluster e alla possibilità di lavorare in maniera semplice con più tutele, cercando di ridurre al minimo la perdita di occasioni di commesse, progetti e quindi fatturato, anche a livello internazionale, da parte di di aziende o soggetti dalle dimensioni ridotte, favorendo economie di scala, cooperazione e accountability, al contempo superando i limiti delle reti intelligenti e dei distretti.

L’esempio del programma Sbir statunitense

Lo studio di Testo Unico dello Spazio gioverebbe oltretutto  all’Agenzia Spaziale Italiana, dandole una missione molto più industriale dell’attuale, in un’ottica di qualcosa che assomigli alle traiettorie Sbir americane, che comprendono diverse agenzie federali degli Stati Uniti, tra cui il Dipartimento dell’Energia, il Dipartimento della Difesa, la Nasa e la National Science Foundation. Essenzialmente il programma Sbir offre alle piccole imprese l’opportunità di sviluppare nuove tecnologie e prodotti innovativi, mentre allo stesso tempo fornisce alle agenzie federali l’accesso a tecnologie avanzate per le loro esigenze specifiche, quindi tutelandole e garantendo un controllo sul know-how.

Nel caso italiano, la creazione di una logica di questo tipo garantirebbe una forte attrattività per investitori stranieri, tutelando gli interessi nazionali soprattutto nel settore difesa, che è un acceleratore di crescita di aziende che sviluppano applicazioni spaziali che nella maggior parte dei casi sono “dual use”. È chiaro che questo tipo di know-how desta molto interesse da parte di capitali non ‘amici’ come quelli di Russia e Cina, ma bisogna fare in modo di tutelare tecnologie ed aziende prima di incappare nella c.d. golden power che citando la Treccani consiste in “poteri speciali che, in Italia, il governo può esercitare nei settori strategici al fine di tutelare l’interesse nazionale”. Anche perchè con le ultime modifiche di agosto 2022, la golden power non è un’arma, ma un bisturi. Da usare con parsimonia, laddove necessario.

Favorire il “dual use”

In questo clima geopolitico, rispetto al passato è sempre più strategico pensare di favorire il dual use anche se per dimensioni le nostre Pmi dell’aerospazio sono risultate – e sono tuttora – esposte ad attività̀ di intelligence economica esterna che difficilmente riescono a fronteggiare, non avendone i mezzi tipici di grosse società e spesso neanche la sensibilità̀ sull’argomento. In questo momento è strategico pensare ad una concezione del dual use che non deve essere vincolata solo al rischio di creazione di armi di distruzione di massa e quindi alla relativa protezione frontaliera, ma anche in egual misura alla protezione del prodotto/servizio, che potrebbe creare debolezza alla nostra struttura, sia come sistema Paese che come aziende.

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