IL PROGETTO

In orbita James Webb, il telescopio che studia le origini dell’Universo

Sviluppato dalla Nasa, è uno strumento di esplorazione in grado fornire anche preziose informazioni sul futuro dello Spazio

27 Dic 2021

Nicola Desiderio

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Uno strumento di esplorazione così potente da scoprire non solo il presente più profondo dell’universo, ma anche il suo passato e le sue origini dandoci – con ogni probabilità – anche preziose informazioni sul nostro futuro. È questa la missione di James Webb, il telescopio spaziale lanciato nel giorno di Natale dalla base di Kourou, nella Guyana Francese) a bordo di un razzo Ariane 5.

Il progetto è dalla Nasa, dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e di quella canadese (Cea) e anche l’Italia ha dato il proprio contributo con l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e l’Istituto Italiano di Astrofisica. Secondo le stime, James Webb è costato 12 miliardi di dollari e vi hanno lavorato sin dal 2002 migliaia di ingegneri, centinaia di scienziati e oltre 300 tra università, organizzazioni e aziende provenienti da 29 stati americani e 14 nazioni. Il telescopio è provvisto di uno specchio circolare composto da 18 esagoni placcati in oro 18 carati largo 6,6 metri e di sensori di 4 tipi: NirCam, NirSpec, Miri e Niriss. Il NirSpec è stato realizzato da Airbus mentre il Miri è opera congiunta del Dipartimento di Astrofisica del Cea dell’Osservatorio di Parigi.

Il Webb protetto da schermi solari grandi come un campo da tennis. Rispetto ad Hubble (che ha uno specchio largo 2,4 metri), è 100 volte più potente e ha una sensibilità alla luce superiore del 70%. Il viaggio del Thomas Webb si concluderà dopo oltre 1,5 milioni di chilometri in 29 giorni dal lancio andandosi a posizionare nell’orbita solare corrispondente al secondo punto di Lagrange (L2), in modo da rimanere protetto dalla Terra rispetto al Sole, per non venir disturbato dalla sua luce. Lo scudo termico a 5 strati inizierà a dispiegarsi 3 giorni dopo il lancio, lo specchio secondario si posizionerà a 11 giorni di volo e nei due giorni successivi anche lo schermo primario raggiungerà il suo assetto definitivo. Per essere pienamente operativo Il James Webb impiegherà comunque 6 mesi.

Il nuovo telescopio spaziale ha fondamentalmente quattro obiettivi: cercare le prime galassia formatesi agli albori dell’Universo; osservare la formazione delle stelle e dei relativi sistemi planetari; studiare le galassie lontane e vicine per seguirne l’evoluzione e infine misurare le proprietà fisiche e chimiche dei sistemi planetari, compresi il nostro, per investigare il loro potenziale di ospitare la vita. Il Thomas Webb è capace anche di rivelare realtà inaspettate, supportare le missioni esistenti e future e porre nuove domande agli scienziati che avranno così nuovi quesiti ai quali lavorare.

La scienza si aspetta da Thomas Webb, prima di tutto, conferme alle ipotesi e alle osservazioni fin qui compiute, in particolare sull’origine dell’Universo. Gli strumenti per farlo saranno i suoi sofisticati spettroscopi che analizzeranno i raggi nel campo infrarosso che provengono, modificando nello spazio e nel tempo la loro frequenza, dai raggi ultravioletti che si sono originati in occasione dell’alba dell’Universo con il Big Bang. Il nuovo telescopio deve il suo nome all’amministratore delegato che guidò la Nasa nel periodo delle prime missioni Apollo, compresa quella che ha portato l’uomo per la prima volta sulla Luna.

“Webb scandaglierà in profondità il nostro Universo con una capacità straordinaria rispetto all’altro grande telescopio spaziale, lo Hubble, che ormai tutti conoscono – osserva il presidente dell’Inaf, Marco Tavani – “Ci aspettiamo infatti che Webb faccia ancora meglio, molto meglio. I primordi dell’Universo, le prime galassie, la loro evoluzione fino ad arrivare al cosmo accessibile vicino a noi e ai pianeti extra-solari saranno alcuni degli entusiasmanti obiettivi scientifici di Webb”.

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