LA RICERCA

Satelliti, studio Nature: “Ecco come individuare la povertà dallo spazio”

L’analisi “Estimating global economic well-being with unlit settlements” dimostra che il grado di illuminazione non può essere l’unico parametro per individuare le aree. Serve individuare nuovi parametri che tengano conto anche degli Sdg dell’Onu

13 Mag 2022

Nicola Desiderio

Non è sempre vero che il grado di illuminazione rilevabile dai satelliti va di pari passo al livello di benessere. Lo dimostra uno studio di Nature, intitolato ‘Estimating global economic well-being with unlit settlements’ (QUI LO STUDIO COMPLETO) che, combinando i dati demografici relativi al 2015 con quelli rilevati dallo spazio, ha scoperto che il 19% degli insediamenti umani non è associato alla presenza di illuminazione artificiale. È un risultato che, secondo chi ha condotto la ricerca, ha un grado di precisione dell’87% confutando uno dei principi consolidati degli studiosi di economia e demografia.

La situazione in Africa mappata dai satelliti

Finora infatti si riteneva che il livello di chiarore notturno, creato principalmente dall’illuminazione artificiale, fosse un affidabile indicatore di sviluppo economico e prosperità sociale e tali dati sono utilizzati per sviluppare programmi di sviluppo sociale indirizzando gli aiuti in aree sottosviluppate e depresse. Il nuovo studio di Nature invece dimostra che vi sono ampie aree non censibili attraverso questo parametro, in particolare in Africa dove statisticamente il 39% delle aree popolate non sono illuminate, una percentuale che sale al 65% se consideriamo le aree rurali. Per l’Asia queste percentuali sono rispettivamente del 23% e del 40%.

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Gli effetti 3D creati dagli edifici

A originare queste discrepanze ci sono fattori legati alla disponibilità di dati in nazioni poco o nulla organizzate per la raccolta statistica, ma anche altri come la preponderanza degli effetti luminosi naturali su quelli artificiali per le aree rurali, gli effetti tridimensionali creati dagli edifici, il crescente utilizzo di led e di politiche di risparmio energetico e lo stesso inquinamento luminoso. Vi sono poi fattori tecnici legati al grado di accuratezza e risoluzione degli strumenti ottici dei satelliti e al software di controllo per il rilevamento di determinati spettri. Aspetti che rappresentano una sfida tecnica per chi sviluppa queste apparecchiature e anche per i decisori che, con le loro desiderata, possono influenzare le linee per chi sviluppa e costruisce i satelliti con tutte le loro dotazioni.

Rivedere i metodi di rilevazione

Se infatti i risultati dello studio di Nature saranno accettati e confermati dalla comunità scientifica, occorrerà rivedere i metodi di rilevazione demografica e di ripartizione territoriale dei livelli di ricchezza e benessere che sono fondamentali per le politiche di aiuto alle aree depresse o in via di sviluppo. Lo studio evidenza sicuramente che esistono zone, anche densamente popolate, che non hanno accesso facile all’energia, fattore contemplato da uno dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals, Sdg) fissati dall’Onu. Allo stesso tempo, dimostra come, al momento, le tecnologie satellitari possano essere solo complementari a tale scopo e debbano essere integrate da altri dati in vista di un loro ulteriore perfezionamento che contempli, oltre alla parte ottica, anche il software e i sistemi di analisi basati sull’Intelligenza Artificiale per andare dove ora le luci non ci sono o hanno qualcosa da dire che oggi non siamo ancora in grado di comprendere.

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