L'INCIDENTE

Starlink, 40 satelliti messi KO da una tempesta solare

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Il caso ha riacceso il dibattito sull’affollamento nello spazio: secondo i dati Nasa al momento ci sono in orbita 25mila oggetti tracciabili e 6.100 al di sotto dei 600 km di quota. E il numero potrebbe quintuplicarsi in pochi anni

Pubblicato il 11 Feb 2022

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Una tempesta solare ha messo fuori uso fino all’80% dei 49 satelliti Starlink lanciati il 3 febbraio scorso dal Kennedy Space Center con un vettore Falcon 9 di SpaceX che ora sono destinati a rientrare nell’atmosfera distruggendosi. La colpa è di una tempesta geomagnetica di origine solare che ha colpito i satelliti il giorno dopo, proprio mentre stavano raggiungendo la loro posizione suborbitale prevista.

La tempesta solare era segnalata, ma non di tale intensità. Lo Space Weather Prediction Center, che fa capo al National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa), aveva previsto il 2 febbraio un grado G2 in una scala che va da G1 a G5, degradando l’evento a G1 nel giorno successivo, quello del lancio. Allo stesso modo, lo Space Launch Delta 45 della Space Force aveva indicato un basso rischio e altri operatori satellitari non avevano segnalato problemi con i loro velivoli, anche se operativi ad altitudini superiori a quella dell’orbita particolarmente bassa (210 km) prevista per i satelliti Starlink.

Secondo SpaceX le apparecchiature Gps di bordo avevano indicato che la tempesta solare avrebbe presentato una resistenza all’avanzamento dei satelliti superiore del 50% rispetto agli altri lanci. Per queste condizioni, è prevista una modalità di sicurezza con un assetto di volo “bordato” e l’attivazione del sistema di propulsione elettrico per il raggiungimento dell’orbita e operare le manovre di posizionamento. Ma anche queste misure sono state insufficienti. Il 40% dei satelliti è già precipitato e SpaceX ha tenuto a precisare che non vi sono rischi poiché sono progettati per bruciarsi completamente rientrando nell’atmosfera e che l’orbita è così bassa affinché, in casi come questi, questo accada senza interferire con gli altri satelliti o navicelle che si trovano a quote più elevate.

L’incidente tuttavia ha innescato discussioni sul ruolo che potrebbero avere le tempeste solari sui piccoli satelliti a bassa orbita che saranno sempre di più il motore delle space economy e che, per motivi di dimensioni, peso e costo, non sono equipaggiati di sistemi di protezione da tempeste magnetiche. Si è inoltre rinforzato il dibattito, sempre più cogente, dell’affollamento e della sicurezza nello spazio, soprattutto alla luce dei programmi che Starlink e altri operatori hanno per il prossimo futuro. Il programma di SpaceX già prevede 12mila satelliti per la prima generazione e ben 30mila per la seconda. Programmi che preoccupano i concorrenti come OneWeb e Amazon e anche la Nasa.

Secondo le statistiche dell’Agenzia spaziale americana, al momento ci sono in orbita 25mila oggetti tracciabili e 6.100 al di sotto dei 600 km di quota. La corsa alla bassa orbita da parte di SpaceX ed altri operatori rischia di quintuplicare quest’ultimo dato in pochi anni ponendo problemi che la Nasa ha posto in modo ufficiale. “La Nasa – recita una nota inviata alla Federal Communications Commission – è preoccupata per l’aumento potenziale della frequenza di eventi e possibili impatti con missioni umane e scientifiche”. Lo scorso 8 febbraio, nel corso dello SmallSat Syposium, Carissa Christensen del Bryce Space and Technology ha presentato numeri eloquenti: negli ultimi 5 anni il numero dei satelliti attivi è passato da mille a 5mila e quelli con massa inferiore a 600 kg è passato dai 126 lanciati nel 2016 ai 1.743 nel 2021.

Oltre alle preoccupazioni del mondo scientifico ed istituzionali, ci sono anche quelle dei concorrenti come Amazon che ha avviato il programma Kuiper con un investimento di 10 miliardi di dollari per creare una costellazione di 3.236 satelliti. “Almeno centinaia e potenzialmente più di 10mila satelliti di SpaceX – ha dichiarato un rappresentante dell’azienda posseduta da Jeff Bezos all’agenzia Reuters – potrebbero operare alla stessa altitudine del sistema Kuiper. L’effetto di questa sovrapposizione orbitale sarebbe un drammatico aumento di rischi e altri oneri per il sistema Kuiper”. Per questo Amazon ha richiesto all’Fcc “condizioni ragionevoli” appellandosi evidentemente alla grande attenzione che da sempre le autorità USA pongono ai rischi di creazione di monopoli di fatto che soffocano l’operato dei concorrenti o impediscono l’ingresso di nuovi.

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