IL REPORT

Geospatial Intelligence, business da 63 a 148 miliardi in 5 anni

Il rapporto di Space Capital: in arrivo prodotti sempre più numerosi e accessibili che integreranno ed elaboreranno i dati provenienti dallo spazio, con interfacce sempre più immersive e intuitive

31 Ott 2022

Nicola Desiderio

Il mercato del settore geospaziale è destinato a crescere da 63,1 a 147,6 miliardi di dollari nel corso dei prossimi 5 anni. Lo sostiene il nuovo studio Geoint Playbook (clicca qui per scaricarlo) di Space Capital, società di venture capital e private equity fondata a New York nel 2017 con l’evidente scopo di raccogliere investimenti a favore di società che operano nel settore spaziale, ma soprattutto che sviluppano applicazioni tese a utilizzare i dati provenienti dai satelliti.

Lo spazio semplificato

Il rapporto identifica proprio nella proliferazione dell’analisi dei dati spaziali il motore di questa crescita destinata a estendere, democratizzare e semplificare la fruizione di tutte le informazioni che provengono dallo spazio. La complessità di questo processo è, secondo Space Capital, il collo di bottiglia la cui apertura però può creare nuove opportunità allargando il numero dei prodotti, tuttora limitato, a disposizione del mercato.

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Dai moduli all’integrazione

Per riuscirvi, le start-up stanno adottando un nuovo modello di business che, dal concentrarsi sui singoli moduli tecnologici che riguardano la Geospatial Intelligence (Geoint), le sta portando sempre di più verso l’integrazione verticale che contempla la raccolta e lo stoccaggio dei dati, la loro elaborazione e lo sviluppo di interfacce che li portino direttamente nelle mani dell’utente, in modo accessibile e semplice da utilizzare.

Il traino della tecnologia

Lo studio porta avanti questa tesi analizzando la Geoint dal punto di vista tecnologico per le infrastrutture, la distribuzione e le applicazioni ripercorrendo anche la storia e l’evoluzione dello spazio e di come sia riuscito negli anni a creare nuovi business, nuovi operatori, nuovi mercati e nuove fasce di clientela che dipendono tutti dai dati di origine spaziale e dalla capacità di raccoglierli, fonderli, gestirli ed infine trasformarli in informazioni utili.

Una storia che viene da lontano

Per quanto riguarda le infrastrutture – intese sia come hardware sia come software – lo studio fa risalire alla costellazione Landsat di Nasa, lanciata negli anni ’60, l’inizio di tutto e cita anche le missioni Sentinel di Esa. Landsat ha migliorato la valorizzazione dei propri dati dal 2011 al 2017 da 2,2 a 3,5 miliardi di dollari. Nell’aprile del 2021 si contavano 971 satelliti dotati di sensori, +42% in soli 3 anni.

I processori grafici moltiplicano

Il mercato delle unità dedicate all’Osservazione della Terra è destinato a crescere dai 3,6 miliardi nel 2021 ai 7,9 miliardi nel 2030 grazie all’abbattimento dei costi che stimolerà ulteriormente l’ingresso di nuovi operatori. Fondamentale è la capacità di rilevazione e calcolo. La semplice applicazione di processori grafici (GPU) ha moltiplicato per 38.000 la capacità di resa tridimensionale e di oltre 250 volte quella di elaborazione in soli 10 anni.

Non solo satelliti

Lo studio analizza anche il ruolo delle cosiddette High Altitude Platforms, come droni, palloni aerostatici e velivoli il cui giro d’affari passera dal miliardo nel 2016 ai 3,4 nel 2022 e ai 4,3 nel 2026. Anche il mercato dei sensori terrestri è destinato a crescere del 4,7% all’anno dal 2022 al 2028 passando da 2 a 2,8 miliardi. Di questa enorme rete di rilevazione fanno parte anche i sensori presenti all’interno dei dispositivi palmari.

Il paradigma dell’“As-a-service”

A fornire strumenti decisivi, i nuovi servizi di Ground Station as a service e Edge as a service. Accanto a questi, ci sono gli strumenti di fusione ed elaborazione dei dati per i quali il paradigma dell’“as-a-service” è la chiave vincente. Per il cloud il giro d’affari è passato da 4,6 miliardi nel 2014 a 25,7 nel 2018 con le più grandi tech-company impegnate (Amazon, Google, IBM, Microsoft…). Nei prossimi 10 anni dovranno elaborare 486 PB di dati grezzi.

L’algoritmo dove non c’è il dato

Molto interessante è anche l’utilizzo dei cosiddetti dati sintetici per offrire, in mancanza di dati accessibili, al cliente finale elaborazioni comunque esaustive – ad esempio il rendering 3D e la realtà aumentata – grazie all’Intelligenza Artificiale e ad un mercato degli algoritmi al quale ci si potrà rivolgere proprio nella logica aas. Da qui la possibilità di creare nuove applicazioni indirizzate a clientele e bisogni specifici che sfruttano i dai geospaziali in modo ottimale.

Semplice, immersivo e automatico

Geoint identifica questo segmento come Location-Based Services market, un nuovo settore con un potenziale da 36 miliardi di dollari. L’obiettivo è creare prodotti capaci di gestire grandi quantità di dati e offrirli all’utente finale in modo semplice, immersivo e con un intervento umano molto limitato se non assente che potrebbe – secondo lo studio – essere la spina dorsale invisibile nella futura economia globale.

Agritech, assicurazioni e clima

Ne beneficeranno l’agricoltura, le assicurazioni, il controllo del clima, l’intrattenimento e altro ancora. Nel primo caso, si passerà dagli 11,3 miliardi nel 2021 ai 12,5 nel 2022 e a 18,8 nel 2026. Per le assicurazioni c’è la necessità di riconfigurare gli elementi di rischio legate all’ambiente. Per le agenzie e le aziende prendere decisioni che hanno impatto sociale ed economico legate alla gestione della CO2 e alla sua valorizzazione.

Dalla tech-company alla space company

E che dire ad esempio dell’utilizzo dei dati geospaziali per l’intrattenimento? Si prevede che il giro d’affari crescerà di mille volte dal miliardo di dollari attuali entro il 2030. Lo studio di Space Capital immagina per questo un mondo dove i processi lavorativi e di fruizione saranno legati a doppio filo con lo spazio e i dati geospaziali, a tal punto che quella che oggi definiamo tech-company domani potremo definirla space company.

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