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Intelligenza artificiale e cloud computing, si apre la sfida spaziale

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L’Esa mette in campo 12 team per esplorare come le tecnologie di nuovissima generazione possono rendere i satelliti più smart, agili e sicuri

Pubblicato il 09 Mag 2023

Nicola Desiderio

Artificial Intelligence cloud computing

I satelliti del futuro saranno più veloci, efficaci e furbi grazie all’Intelligenza Artificiale e al cloud computing integrando e potenziando non solo la loro operatività, ma anche la capacità di raccogliere dati, di adattarsi alle diverse situazioni e di evolvere le proprie capacità diventando più veloci e indipendenti.

Una dozzina scelta

A queste conclusioni è giunto un panel composto da 12 team e formato a seguito di un bando denominato “cognitive cloud computing in space” finanziato dall’Esa Initial Support for Innovation. Il panel ha lavorato per sei mesi portando le sue argomentazioni finali in occasione di un incontro condotto da Gabriele Meoni, Assistant Professor presso la Delft University of Technology, nei Paesi Bassi, e Research Fellow in Artificial Intelligence for Earth Observation all’Φ-lab dell’Esa.

I limiti dei satelliti attuali

All’incontro hanno partecipato 17 scienziati in presenza e tre collegati a distanza. La conclusione unanime è che l’Intelligenza Artificiale e il cloud computing possono dare un contributo importante all’evoluzione tecnica dei satelliti superando alcuni limiti tradizionali. Tra questi, il fatto di utilizzare tecnologie di elaborazione superate per ragioni di affidabilità, ma anche legate ai lunghi tempi di sviluppo e di operatività nello spazio. Le nuove piattaforme definite da software costituiscono già un passo avanti, ma le nuove tecnologie possono farne fare altri.

Più intelligenza nello spazio

Tra questi, la possibilità di dare alla macchina – satellite, robot o rover – la capacità di muoversi e agire da sola senza avere bisogno di istruzioni da Terra o di aggiornarla rendendola capace di compiere operazioni inizialmente non previste, come utilizzare i propri sensori per rilevare la presenza di metano o monitorare aree colpite da disastri. Benefici dunque che non riguardano solo l’operatività e le capacità delle sonde spaziali, ma i benefici diretti per la Terra.

Velocità aumentata

“Molte delle applicazioni satellitari richiedono risposte veloci, per esempio per la gestione di disastri o il tracciamento di oggetti in movimento. Se i satelliti potessero elaborare di dati direttamente ed indipendentemente nello spazio – afferma Meoni – potremmo migliorare realmente il modo in cui gestiamo queste situazioni. Utilizzando l’Intelligenza Artificiale si possono ottenere risultati comparabili con i metodi attuali, ma in modo molto più veloce”.

Integra ma non sostituisce

Sul ruolo della AI, Meoni tuttavia è chiaro: integra, ma non sostituisce. “Portare l’Intelligenza Artificiale a bordo dei satelliti per elaborare dati non è un sostituto dei sistemi attuali, ma piuttosto un loro complemento, dal momento che permette agli utenti di acquisire una interpretazione più veloce dei dati”. Questa possibilità offre automaticamente un potenziale nei campi della ricerca e commerciale il cui valore è stato analizzato e formalizzato in un progetto finale denominato “Friends”.

Le occasioni da non mancare più

“Nel recente rapporto Revolution Space, l’AI e il cloud computing sono stati identificati come esempi di occasioni mancate storicamente dall’Europa in termini di mercati potenziali. Questo gruppo di attività segna un cambiamento, aiutando le aziende europee a crescere e prosperare in un ecosistema globale guidato dall’innovazione” afferma Leopold Summerer, responsabile del settore Advanced Concepts dell’ESA.

Il passo successivo

“I risultati delle attività suggeriscono che i satelliti più intelligenti possono portare enormi benefici – conclude Meoni – ma che questo è solo il primo passo. Per me, il prossimo è di aumentare il grado di maturazione tecnologica delle varie proposte, lavorando sui primi prototipi proponendo nuove tecnologie e colmando le lacune tecnologiche per quelle che mostrano un potenziale di business”. Ci sono dunque tutti gli elementi affinché l’Esa continui il lavoro intrapreso e lo porti ad uno stadio successivo creando una piattaforma tecnologica in grado di richiamare la partecipazione e gli investimenti di soggetti commerciali.

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