LA NUOVA FRONTIERA

Banda larga, parte la corsa per la connettività satellitare nell’Artico

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Lo scioglimento dei ghiacci apre nuove opportunità che stanno già facendo crescere a ritmi esponenziali la domanda di connettività dal cielo nell’area polare settentrionale. E la guerra in Ucraina sta dando una spinta ulteriore a questo segmento di mercato

Pubblicato il 18 Mag 2022

Nicola Desiderio

Gli operatori satellitari si preparando ad una vera e propria corsa per fornire connettività nell’area dell’Artico prevedendo un’impennata della domanda in questa zona a causa di molteplici fattori. E non basteranno le reti Starlink e OneWeb a soddisfarla, anzi quest’ultima parte da una posizione di favore rispetto a quella di SpaceX proprio perché i suoi satelliti descrivono un’orbita polare lungo piani che passano idealmente per l’asse terrestre.

Da uno a tanti

Una corsa improvvisa, resa ancora più vistosa dal fatto che per decenni l’unico operatore a servire l’Artico con la propria rete satellitare è stata la Iridium Communications anche se si ricorre anche a reti con satelliti su orbite equatoriali, con lo svantaggio però di dovere utilizzare antenne più grandi e costose e di poter disporre del collegamento solo per alcune ore del giorno e non per latitudini estreme, a causa della curvatura terrestre. A questa corsa si preparano Ses, con la rete O3b mPower che entrerà in servizio entro l’anno, la russa Rscc con 4 satelliti su orbite ad alta ellitticità, Telesat con una rete finanziata dal governo canadese, e infine la Absm (Arctic Satellite Broadband Mission), una joint-venture tra Inmarsat, il Ministero della Difesa norvegese e la U.S. Air Force.

Norvegia e USA insieme

La Absm metterà in orbita entro il 2023 due satelliti con orbite altamente ellittica con un razzo Falcon 9 di SpaceX. I satelliti sono costruiti dalla Northrop Grumman per lo scopo specifico di servire l’area artica costantemente e per un uso duale. Forniranno infatti connettività civile e militare allo stesso tempo nelle bande X e Ka, non solo per l’esercito statunitense ma anche per quello australiano e degli altri alleati saldandosi alla rete militare americana WGS (Wideband Global Satcom) alla quale attualmente manca adeguata copertura proprio sull’Artico.

I motivi della corsa

Ma perché quest’area, dimenticata da decenni, è diventata improvvisamente la terra (senza terra) promessa della connettività a larga banda satellitare? Il primo motivo è lo scioglimento dei ghiacci che amplierà le zone di mare navigabile aprendo rotte nuove per mercantili, nuove zone per pesca, esplorazione e sfruttamento delle risorse naturali. In netta crescita è anche il numero delle rotte aeree civili. E la guerra della Russia con l’Ucraina, con il conseguente deterioramento dei rapporti internazionali, sta spingendo ancora di più navi, aerei e affari verso l’Artico. Già a novembre, prima del conflitto che interessa l’area del Mar Nero, la Northern Sky Research aveva previsto un aumento da 1 a 12 Gbps della larghezza di banda richiesta per l’Artico entro il 2030.

OneWeb ha un vantaggio

Una crescita 4 volte quella prevista per l’Europa e che è destinata evidentemente a diventare ancora maggiore visto che molte rotte aree non potranno più passare sullo spazio aereo russo e crescerà l’interesse strategico della regione polare settentrionale. OneWeb ha un vantaggio tecnico del quale le compagnie aeree sono consapevoli e grazie al quale la società britannica ha già intavolato molte trattative per fornire servizi web sui voli. Ancora più forte è la crescita prevista per il settore marittimo: quasi il 60% all’anno della larghezza di banda che raggiungerà gli 80 Gbps alla fine del decennio.

La nemesi della storia

Ovviamente contenti di questa corsa sono i vertici della Iridium che possono finalmente sfruttare al massimo le proprie risorse. Sono loro infatti i primi ad ammettere che, almeno finora, la loro scelta non è stata mai particolarmente fruttuosa vista la clientela piuttosto ristretta, ma oggi permette loro di fornire servizi dedicati che altri non sono ancora tecnicamente in grado di offrire. “Ci sarà una moltitudine di operatori pronti ad offrire servizi di banda larga nell’area dell’Artico e questa è un’ottima cosa” afferma il ceo Matt Desch, il quale ricorda con divertimento come l’atteggiamento dell’industria fosse ben diverso 20 anni fa, quando Iridium decise di investire puntando sull’Artide. “Nel corso di una conferenza a cui ho partecipato – racconta – un concorrente affermò che a nessuno importava della copertura polare poiché l’avrebbero utilizzata solo gli orsi polari e i pinguini. Oggi gli stessi – se la ride Desch – stanno per lanciare un servizio satellitare dedicato alle aree polari”.

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