I FONDI

La Nasa mette sul piatto 278,5 milioni per la nuova rete di Tlc attorno alla Terra

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Con il Communication Service Project, l’Agenzia spaziale americana delega ai privati la costruzione di un servizio per le future missioni spaziali. Le compagnie di Jeff Bezos e Elon Musk ottengono le sovvenzioni maggiori

Pubblicato il 22 Apr 2022

Nicola Desiderio

La Nasa mette sul piatto 278,5 milioni di dollari per sviluppare il Communication Service Project (Csp), una nuova rete di telecomunicazione orbitante nei pressi della Terra in grado di supportare le future missioni spaziali dell’agenzia.

Dopo oltre un anno di valutazione sulla fattibilità di una siffatta rete e delle soluzioni proposte, sono state selezionate sei compagnie, tutte americane, assegnando fette diverse del budget fornito dallo Space Act Agreements: Inmarsat Government Inc. (28,6 milioni), Kuiper Government Solutions (67 milioni), Ses Government Solutions (28,96 milioni), Space Exploration Technologies ovvero SpaceX (69,95 milioni), Telesat U.S. Services (30,65 milioni) e Viasat Incorporated 53,3 milioni). Cinque di esse propongono una rete a bassa orbita mentre Inmarsat propone una rete geostazionaria e Ses integra anche una rete a media orbita. Diversi anche i protocolli di trasmissione: si va dalle onde radio con banda C, L e Ka fino alla più avanzata tecnologia a raggi ottici prediletta da Kuiper e SpaceX che – non a caso – hanno ricevuto le sovvenzioni più corpose. Tutte propongono servizi di telecomunicazione bidirezionale per lanci di routine, operazioni contingenti e prime fasi orbitali, alcune anche per le fasi di lancio e ascensione.

La Nasa si attende che la cifra messa a disposizione metta in moto investimenti pari almeno a 1,5 miliardi di dollari, dunque oltre 5 volte tanto puntando sull’accesa competizione già in atto e sugli sbocchi tecnologici commerciali che tali reti potranno avere, non solo per lo spazio, ma anche per le telecomunicazioni terrestri dando al sistema industriale americano una solida base competitiva per gli anni a venire rispetto ad altre realtà geopolitiche forti sia nelle tecnologie spaziali sia in quelle delle telecomunicazioni come Unione Europea, Cina e Giappone. Le nuove reti di telecomunicazione permetteranno alla Nasa di mettere in pensione i sistemi esistenti, ormai poco efficienti e incapaci di supportare il crescente numero di missioni previste, delegando all’industria privata un’attività non centrale per potersi concentrare sul proprio ‘core business’ ovvero l’esplorazione dello spazio e le missioni scientifiche.

Il Csp ha dunque come obiettivo primario di abbassare i costi, aumentare la flessibilità e migliorare le prestazioni. Le aziende coinvolte entro il 2025 dovranno completare lo sviluppo e la dimostrazione nello spazio dei progetti proposti con l’obiettivo di stabilire contratti di servizio entro il 2030. Il Csp sarà gestito dalla Nasa Glenn, con sede a Cleveland (Ohio) sotto la direzione dello Space Communication and Navigation Program che si trova invece negli uffici Nasa di Washington. “Le dimostrazioni in volo – ha dichiarato Eli Naffah, CSP project manager al Glenn Research Center della Nasa – sono attività di riduzione del rischio che svilupperanno capacità multiple e forniranno modelli operativi, verifica delle prestazioni e i necessari modelli di validazione per pianificare la futura acquisizione di servizi commerciali per ogni classe di missione Nasa”.

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